Da seguire: Stati Uniti
– L’ISM del settore manifatturiero di luglio è previsto in calo a 53 da 56,2 di giugno, restando ancora sopra la media di lungo periodo (50,9), e circa in linea con la media …
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– La spesa in costruzioni a giugno dovrebbe registrare una contrazione di -0,2% m/m dopo il -0,2% m/m a maggio. La spesa aveva visto due mesi di ampi aumenti ad aprile e maggio (+1% m/m e +2% m/m, rispettivamente); a giugno si dovrebbero sentire gli effetti della forte contrazione dei cantieri residenziali, contrastata però dalla ripresa dell’attività di costruzione del settore pubblico.
I market mover della settimana
Nell’area euro, oltre alla riunione della BCE, sono in calendario: in Italia la stima preliminare del PIL nel 2° trimestre, che mostrerà un tasso di crescita robusto per il secondo trimestre consecutivo, e la produzione industriale di giugno, attesa continuare nel trend di recupero degli ultimi due mesi. In Germania, l’output nell’industria potrebbe restare stabile dopo il balzo del mese precedente, mantenendo comunque un trend al rialzo. Le vendite al dettaglio nell’Eurozona potrebbero calare, indicando che la ripresa non si è ancora riflessa in un apprezzabile miglioramento della spesa nei consumi.
I dati macroeconomici USA dovrebbero dare ancora indicazioni di crescita moderata, con correzioni degli indici ISM, che però dovrebbero restare ancora ben al di sopra di 50. Gli occupati non agricoli a giugno dovrebbero essere in modesto calo sulla scia della fine dei contratti legati al censimento, ma rimanere sostenuti da creazioni di nuovi posti nel settore privato. La spesa in costruzioni dovrebbe essere in calo a giugno.
Venerdì sui mercati
Sulla scia dei segnali incoraggianti provenienti dai dati USA di venerdì (soprattutto Chicago PMI, e indice Michigan finale della fiducia delle famiglie – ma anche, complessivamente, Prima stima del PIL del 2° trimestre) i mercati azionari hanno chiuso sostanzialmente stabili, con l’indice Nasdaq a +0,1% e Dow Jones e S&P a -0,1%. Sui mercati obbligazionari i rendimenti del Bund tedesco sono calati di 4 punti base sia sul 2 anni che sul 10 anni. I rendimenti dei Treasuries (10 anni) sono scesi di 8 punti base a 2,93%.
Area euro
Italia. Secondo la stima preliminare, i prezzi al consumo sono cresciuti di 0,4% m/m a luglio, dopo essere rimasti stabili il mese precedente. Sull’armonizzato i prezzi sono scesi di -0,9% m/m da un precedente 0,1% m/m. L’inflazione ha accelerato all’1,7% a/a (attesa a 1,5% a/a), da un precedente 1,3% a/a sull’indice nazionale e all’1,8% a/a dall’1,5% a/a sull’armonizzato. La sorpresa al rialzo si spiega con una dinamica in aumento dei prezzi energetici che hanno spinto al rialzo la componente trasporti (+1,2% m/m, dopo -0,3% m/m di giugno) e la componente abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,8% m/m). Le uniche due componenti in lieve calo (-0,1% m/m) sono alimentari e bevande, nonché comunicazioni. Ci aspettiamo che l’inflazione possa ancora salire lievemente nei prossimi mesi, chiudendo tuttavia a fine anno sotto il 2%. Sulla base della stima preliminare per il mese di luglio, l’inflazione area euro è salita a 1,7% a/a rispetto all’1,4% a/a di giugno, in linea con le attese di consenso, registrando così il valore massimo degli ultimi 20 mesi. Lo spaccato non è ancora disponibile, tuttavia il grosso dell’accelerazione su base annua dovrebbe essere determinato da un aumento dei prezzi dell’energia. Per i prossimi mesi ci aspettiamo un’inflazione che potrebbe ancora salire di qualche decimo di punto percentuale per l’attenuarsi dell’effetto statistico favorevole derivante dal confronto con lo scorso anno, ma la variazione tendenziale non dovrebbe superare il 2% fino alla fine dell’anno. Tuttavia, la dinamica sottostante rimane debole, con un’inflazione core che dovrebbe rimanere stabile intorno all’1% a/a.
Italia. Il tasso di disoccupazione mensile è sceso a sorpresa a giugno a 8,5% su base destagionalizzata dopo il dato di maggio a 8,6% (rivisto al ribasso da 8,7%). Nel mese, gli occupati sono aumentati di 7 mila unità (a 22.929.000); il numero delle persone in cerca di occupazione si è ridotto di 24 mila unità (a 2.129.000). Il tasso di occupazione è rimasto stabile rispetto al mese precedente, a 57,0%. Persiste una disoccupazione giovanile su livelli estremamente elevati (27,7%), anche se rispetto a maggio si é ridotta del -0,7%. In sintesi, il calo del tasso di disoccupazione a giugno è un segnale solo apparentemente incoraggiante, perché dovuto a un calo della forza-lavoro piuttosto che a un significativo aumento degli occupati. Pertanto, riteniamo che il miglioramento degli ultimi tre mesi sia solo una pausa e che la disoccupazione possa tornare a salire nei prossimi mesi.
Il tasso di disoccupazione dell’area euro è rimasto stabile a giugno al 10% per il quarto mese consecutivo, in linea con le attese. Si tratta di un massimo da circa 12 anni. Rispetto al mese scorso, sia il numero dei disoccupati, salito di appena 6 mila unità, che la forza lavoro, sono rimasti circa stabili. Il tasso di disoccupazione è cresciuto in Spagna (20%), Irlanda (13,3%) e Francia (10%), mentre è rimasto stabile in Germania (7%, con la misura nazionale in calo da 13 mesi) ed è sceso in Italia (8,5%) ed in altri paesi periferici.
Stati Uniti
La stima preliminare del PIL per il 2° trimestre del 2010 conferma il rallentamento del PIL americano a 2,4% t/t ann. da un precedente 3,7% t/t (rivisto al rialzo da 2,6% t/t ann.). Il calo più forte si è registrato nel commercio con l’estero penalizzato da una forte crescita delle importazioni che fanno registrare un contributo negativo delle esportazioni nette pari a -2,8% t/t ann. Anche il ridimensionamento delle scorte non ha sostenuto la crescita, con un contributo sceso a 1,05% t/t ann. La domanda domestica è risultata sostenuta dagli investimenti aziendali, cresciuti del 17% t/t ann. con i residenziali aumentati del 27,9% t/t ann. I consumi privati, tuttavia, sono cresciuti solamente dell’1,6% t/t ann., a fronte di un sensibile incremento del tasso di risparmio pari, nel 2° trimestre, al 6,2% del reddito disponibile rispetto al 5,5% del 1° trimestre, rivelando un atteggiamento particolarmente cauto da parte delle famiglie sulle quali gravano le condizioni ancora molto incerte del mercato del lavoro. Come ci attendevamo, rallenta la spesa in beni durevoli da un precedente 8,8% t/t ann. a +7,5% t/t ann., che era stata sostenuta dagli incentivi fiscali scaduti nel corso del 2° trimestre. Accelera significativamente la spesa pubblica federale, a 9,2% t/t ann. da 1,8% t/t ann. e anche la spesa statale torna in positivo a 1,3% t/t ann. dopo un preoccupante -3,8% t/t ann. In generale, il dato del 2° trimestre non è stato negativo. Certo, considerata la ripresa degli investimenti, la debolezza dei consumi e il contributo in calo delle scorte, i dubbi sulla tenuta della ripresa americana non possono essere dissolti e bisogna attendere i primi dati di PIL del 3° trimestre quali cartina al tornasole della tenuta e della qualità della ripresa dell’economia americana.
La rilevazione finale della fiducia delle famiglie secondo l’indagine dell’Università del Michigan ha portato ad una rilettura al rialzo a 67,8 a luglio, dalla stima preliminare di 66,5 (mentre il consenso vedeva una revisione più modesta a 67,0). Tuttavia, rispetto a giugno quando l’indice aveva toccato quota 76, la fiducia è scesa notevolmente ed è tornata ai livelli dello scorso novembre. Sono state riviste al rialzo sia la valutazione sulla situazione corrente a 76,5 da 75,5 (a giugno 85,6) che la valutazione sulle aspettative a 62,3 da 60,6 (a giugno 69,8). E’ confermata la lettura preliminare che ha visto le aspettative di inflazione a 5 anni salire a 2,9% da 2,8% di giugno. Le aspettative di inflazione a 1 anno, invece, sono state riviste di due decimi al ribasso, e risultano rallentare a 2,7% rispetto a 2,8% del mese precedente.
Il Chicago PMI di luglio rimbalza a 62,3 da 59,1 di luglio, contrariamente alle attese di consenso che vedevano l’indice scendere a 56. La sorpresa è venuta principalmente da un aumento dei nuovi ordini a 64,6 da 59,1, della produzione (in ulteriore aumento a 65,0 dopo la forte crescita di giugno) e dalla componente occupazionale a 56,6 da 54,2. Nel complesso, il dato fornisce indicazioni confortanti, smentendo per il momento il peggioramento del morale emerso dai cali degli indici Philly Fed ed Empire per il mese di luglio.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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