Da seguire: Area euro: – I prezzi alla produzione dovrebbero essere aumentati di 0,8% m/m a dicembre, principalmente sulla scia dei rincari dei prezzi energetici. Il PPI annuo accelererebbe così al 5,3% a/a, ai massimi dall’ottobre ….
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del 2008. L’andamento recente delle quotazioni delle materie prime e dell’indice dei prezzi pagati dalle imprese manifatturiere segnala rischi di un’ulteriore accelerazione del PPI nei prossimi mesi.
Stati Uniti
– La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli del settore privato a gennaio è vista dal consenso a 140 mila, dopo 297 mila del mese di dicembre. A dicembre l’ADP aveva ampiamente sovrastimato la crescita effettiva di posti del settore privato (+113 mila nei dati BLS).
Ieri sui mercati
I mercati azionari hanno reagito molto positivamente ai buoni dati macroeconomici in USA e in Europa, ai segnali favorevoli sugli utili aziendali in America e alla percezione di un sentiero di risoluzione della crisi egiziana. I rialzi sono stati compresi fra 1,5 e 2% in Europa, Asia e America. I mercati obbligazionari hanno corretto con rialzi generalizzati dei rendimenti. I Treasuries hanno registrato un aumento di 7pb a 3,44%, mentre il 2 anni è salito poco sopra 0,60% (+4pb). In Europa il Bund a 10 anni è salito a 3,22% (+4pb), mentre i rendimenti a 2 anni questa mattina sono a 1,42%. La ripresa dell’appetito per il rischio ha determinato un’ulteriore chiusura degli spread sui periferici, con un calo generalizzato dei rendimenti e dei CDS. Sui mercati valutari, il dollaro ha corretto e si sono apprezzate le valute che vedono le banche centrali più vicine a una svolta, con l’euro sopra 1,39 questa mattina e la sterlina sopra 1,61. Anche lo Yen si è rafforzato contro dollaro, passando da 82 a 81,40 ieri.
Area euro
Il PMI manifatturiero di gennaio è stato rivisto al rialzo a 57,3 da 56,9 della lettura preliminare. Dunque, anziché calare come inizialmente stimato, il PMI è salito ulteriormente rispetto al 57,1 di dicembre. L’indice è stato riletto al rialzo sia per la Germania (a 60,5, il valore più alto tra i paesi dell’area euro, poco variato rispetto a dicembre), che per la Francia (a 54,9, in deciso calo rispetto al mese precedente). La prima lettura dell’indice per gli altri paesi ha mostrato un deciso aumento in Italia (da 54,7 a 56,6, ai massimi da quattro anni e mezzo) e un’incoraggiante salita in Spagna (da 51,5 a 52). L’indice è coerente con una crescita del PIL dell’ordine dell’1% t/t nel 1° trimestre del 2011.
Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile a dicembre, ma il dato precedente è stato rivisto al ribasso di un decimo al 10%, in marginale calo rispetto al massimo da 12 anni toccato a ottobre (10,1%). Il tasso dei senza-lavoro è rimasto stabile nei principali paesi (al 6,6% in Germania, all’8,6% in Italia e al 9,7% in Francia); un segnale incoraggiante è rappresentato dal fatto che la disoccupazione non è aumentata nei periferici, rimanendo stabile al 10,9% in Portogallo e calando lievemente in Spagna (dal 20,4% al 20,2%, che resta comunque il valore più elevato tra tutti i paesi dell’Unione) e in Irlanda (dal 13,9% al 13,8%). Riteniamo che il peggio per il mercato del lavoro sia passato e che la disoccupazione possa intraprendere nei prossimi mesi un trend al ribasso, anche se molto graduale (stimiamo una media 2011 al 9,7%).
Germania. I disoccupati sono scesi di 13 mila unità a gennaio, dopo che l’aumento di un migliaio di unità a dicembre era stato dovuto principalmente alle condizioni atmosferiche. I disoccupati su base destagionalizzata si attestano ora a 3.135.000. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione è sceso al 7,4% (per trovare un valore più basso occorre risalire al dicembre del 1991). L’evidenza aneddotica conferma che l’occupazione in Germania è ripartita e molte imprese segnalano anzi carenza di personale specializzato.
Italia. Il tasso di disoccupazione è risultato pari all’8,6% a dicembre, invariato rispetto a novembre per effetto della revisione al ribasso sul dato precedente. La stabilità nel mese è il risultato di un calo all’incirca analogo di forze di lavoro (-14 mila unità) e occupati (-3 mila unità).
Stati Uniti
L’indice ISM del settore Manifatturiero è aumentato, al di là delle più rosee previsioni a gennaio, a 60,8 da 58,5 (rivisto da 57) di dicembre. Si tratta di un massimo dal maggio del 2004. L’indagine mostra inoltre un aumento di molto superiore al previsto dei prezzi pagati, da 72,5 a 81,5, ai massimi dal luglio del 2008.
La spesa in costruzioni è calata a sorpresa di -2,5% m/m a dicembre, dopo il -0,2% m/m (rivisto al ribasso da +0,4% m/m della prima lettura) di novembre. Il calo è assai più marcato per le costruzioni residenziali (-4,4% m/m) che per quelle non residenziali (-1,6% m/m).
Le vendite di autoveicoli a gennaio sono rimaste stabili a 12,5 milioni di unità ann. e confermano il trend sostenuto di attività nel settore che rappresenterà un fattore di traino per la crescita dell’economia USA nel 2011.
Certificazione degli analisti
Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, dichiarano che:
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Comunicazioni importanti
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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