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Flash: I mercati hanno reagito con preoccupazione al deteriorarsi della situazione in Nord Africa

Italia. L’indice di fiducia dei consumatori potrebbe rimbalzare parzialmente a febbraio (stimiamo a 106,4) dopo essere crollato a 105,9 il mese precedente. Gli intervistati potrebbero mostrarsi meno pessimisti nella valutazione della condizione economica nazionale dopo …


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la valutazione particolarmente depressa del mese precedente; non è da escludere che si registrino minori preoccupazioni sulla disoccupazione dopo il balzo inatteso di gennaio (a quota 83,8). Viceversa, la fiducia potrebbe essere frenata da maggiori preoccupazioni inflazionistiche.

Stati Uniti

La fiducia delle famiglie rilevata dal Conference Board a febbraio dovrebbe vedere un modesto calo dai livelli elevati di gennaio, passando da 65,6 (rivisto da 60,1) a 65,3. L’indice dell’University of Michigan è salito a febbraio, ma quello del Conference Board ha segnato aumenti ampi nei mesi precedenti e le ultime rilevazioni dell’indice settimanale ABC sono di correzione. L’indice di fiducia del Conference Board sembra aver imboccato un moderato trend verso l’alto, con la svolta positiva della componente coincidente a fine 2010, dopo più di un anno di stabilità in un intervallo ristretto. Il trend dovrebbe proseguire, grazie al miglioramento del mercato del lavoro.

Ieri sui mercati

I mercati hanno reagito con preoccupazione al deteriorarsi della situazione in Nord Africa e nel Medio Oriente. L’aumento della violenza degli scontri in Libia e la crescita dei rischi sul mercato petrolifero hanno determinato una correzione generalizzata delle borse europee, particolarmente marcata per i mercati più esposti al commercio con la Libia e più dipendenti dalle sue esportazioni di petrolio. Le borse americane erano chiuse per festività. La borsa italiana ha chiuso con un calo di 3,59%. L’Italia è il principale mercato di sbocco del petrolio libico, con importazioni pari al 30% circa della produzione. La Libia è il maggior produttore africano di petrolio, con un output di 1,8 milioni di barili al giorno e riserve pari a 41 miliardi di barili, pari a circa il 3% delle riserve globali. Il prezzo del petrolio è salito sui massimi da settembre 2008; il Brent ha superato i 107 dollari al barile. L’aumento dell’avversione al rischio ha determinato un rafforzamento del dollaro e del franco svizzero su tutte le valute e un calo dei rendimenti, nonostante l’accresciuto rischio di rialzo dell’inflazione. I Treasuries a 10 anni questa mattina vedono un calo dei rendimenti a 3,5% (-8pb); il 2 anni a 0,69% registra una correzione di circa 15pb dai livelli di giovedì scorso. Anche i titoli europei aprono con rendimenti in calo (Bund 10 anni, 3,15% da 3,25% dell’apertura di lunedì mattina); il 2 anni tedesco apre a 1,37% (chiusura 18/2 a 1,41%), confermando la tendenza di ieri, nonostante i dati forti dell’IFO e i rischi sull’inflazione derivanti dal rialzo del prezzo del petrolio. I dati macroeconomici dei prossimi giorni, in questo quadro di rischi geopolitici, passeranno in secondo piano fino a quando non si saranno stabilizzate le tensioni nei paesi arabi.

Area Euro

Secondo la stima preliminare l’indice PMI Composito per l’area euro a febbraio è balzato a 58,4 da 57, mentre le attese di consenso vedevano un lieve calo. L’indicatore ha toccato così un massimo dal luglio del 2006. Il miglioramento è dovuto a un balzo sia nel comparto Manifatturiero (a 59 da 57,3) che nei Servizi (a 57,2 da 55,9). In Germania il PMI Manifatturiero è cresciuto a 62,6 da 60,5 toccando un massimo storico dal 1996; l’indicatore per i Servizi, invece, ha corretto a 59,5 da 60,3 mantenendosi comunque al di sopra del livello di dicembre. In Francia, sono migliorati sia il PMI Manifatturiero (a 55,3 da 54,9) che l’indicatore per i Servizi (a 62,6 da 60,5). L’indice Composito per l’Eurozona punta ad una accelerazione del PIL in area 1% t/t (dallo 0,3% t/t di fine 2010).

Germania. A febbraio, l’indice IFO ha battuto ogni più rosea previsione salendo a 111,2 da 110,3. Si tratta del nono incremento consecutivo dell’indicatore, che tocca così un nuovo massimo storico negli oltre vent’anni di rilevazione della serie. L’indice punta ad un’accelerazione del PIL tedesco su base annua al 5% (dal 4% di fine 2010).

Italia. I dati di gennaio sul commercio estero coi Paesi extra-UE mostrano una forte accelerazione di entrambi i flussi commerciali (export +8,7% m/m, import +4,4% m/m). La crescita tendenziale si impenna per entrambi i flussi: export +34,9% a/a, import +46,2% a/a. La maggior dinamicità dell’export nel mese comunque, stante il livello assai più elevato dell’import, non basta a favorire una correzione del disavanzo, che anzi si amplia a -5,8 miliardi (da -1,3 di un mese prima e -3,8 di un anno prima).

Giappone

I verbali della riunione BoJ mostrano consenso per uno scenario di crescita moderata, con rischi bilanciati. Alcuni membri hanno sottolineato che i mercati starebbe sovrastimando la crescita americana, ma altri hanno indicato che ci sono maggiori rischi di rallentamento dell’economia europea. Alcuni partecipanti hanno segnalato la necessità di seguire gli effetti dei movimenti dei tassi americani su quelli giapponesi. I verbali nell’insieme non modificano l’aspettativa di un proseguimento dell’attuale politica espansiva. Alcuni hanno segnalato che il ribasamento del CPI ad agosto 2011 potrebbe avere effetti negativi sulle aspettative di inflazione poiché porterà a un’interruzione del trend di contenimento della deflazione visto nei mesi recenti.



Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, dichiarano che:

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Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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