Da seguire: Area Euro Italia. La produzione industriale è attesa rimbalzare a febbraio dopo il vistoso calo del mese precedente………
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(che era spiegato in gran parte da effetti legati alla distribuzione delle festività). Il recupero dovrebbe essere pressoché totale (+2% dopo il -2,3% m/m di gennaio). Su base annua, l’output è atteso rallentare a -0,6% da +5,7% in termini grezzi ma tornare in positivo a +3,2% da -0,5% precedente su base corretta per gli effetti di calendario. Le indagini di fiducia nel settore manifatturiero sono coerenti con una accelerazione dell’attività economica nell’industria nei prossimi mesi.
I market mover della settimana
Nella zona euro, la seconda tornata dei dati di produzione industriale di febbraio potrebbe mostrare una marginale risalita dell’indice nell’Eurozona (0,1% m/m) e un rimbalzo in Italia (2% m/m). L’indice ZEW è visto stabile ad aprile dopo l’aumento del mese precedente, dato l’andamento incerto sui mercati. Infine, la seconda stima di marzo dovrebbe confermare l’inflazione in rallentamento di sette decimi in Germania (a 1,5%), di nove decimi in Spagna (a 2,1%), di tre decimi in Italia (1,3%) e stabile in Francia (a 1,4%).
I principali dati in uscita negli Stati Uniti riguardano i prezzi e le vendite al dettaglio di marzo. Tutti gli indici di prezzo headline risentiranno della debolezza del petrolio. I prezzi all’import dovrebbero essere in calo di -0,3% m/m, il PPI dovrebbe essere stabile su base mensile e in rialzo di 0,2% m/m sulla misura core. Il focus sarà sul CPI, con l’indice core atteso in rialzo di 0,2% m/m e con l’indice headline in ulteriore, temporaneo, overshooting su base tendenziale. Le vendite al dettaglio dovrebbero essere deboli, frenate dalle auto e dalla benzina, con segnali di crescita molto modesta dei consumi nel 1° trimestre.
Ieri sui mercati
Area Euro
Italia. Le vendite al dettaglio in valore sono calate di -0,3% m/m a febbraio dopo il balzo di +1,4% m/m registrato a gennaio. La variazione tendenziale è peggiorata a -1% (da zero il mese precedente). Anche più marcata la contrazione per le vendite in volume (-0,7% m/m, -2,4% a/a). La flessione è dovuta soprattutto agli alimentari e riguarda tutte le principali forme distributive (con la sola eccezione degli esercizi specializzati: +0,3% a/a).
Italia. Il saldo Target2 dell’Italia (le passività della Banca d’Italia nei confronti dell’Eurosistema) ha toccato un nuovo massimo storico a marzo, a 419,8 miliardi dopo i 386,1 di febbraio.
Francia. La produzione industriale crolla di -1,6% m/m da -0,2% m/m. Il dato è spiegato da una contrazione del manifatturiero ma, soprattutto, da una brusca correzione della produzione energetica. La variazione annua della produzione passa a -0,7% da -0,2%, lasciando l’output in rotta per una contrazione di -1,2% m/m da +1,0% t/t, dando un potenziale contributo negativo alla formazione del PIL di quasi due decimi. Ci aspettiamo un rimbalzo della produzione a marzo, ma il contributo del comparto manifatturiero alla crescita del PIL nel primo trimestre è compromesso.
Francia. La popolarità di Mélenchon è in decisa ascesa: con il 16% dei consensi, dopo aver distanziato Hamon (ora sceso attorno al 10%), ora si sta avvicinando a Fillon, stabile sul 19%; ma secondo Kantar Sofres-Onepoint, Mélenchon avrebbe guadagnato 6 punti in una settimana e sarebbe ormai al 18%, superando Fillon (17%), ma restando dietro Macron e Le Pen (ambedue al 24% ma in lieve calo). Il secondo dibattito televisivo aveva messo in luce l’abilità argomentativa di Mélenchon, che evidentemente in questa fase ne sta traendo profitto.
Grecia.All’eurogruppo di Malta, i ministri delle finanze dell’eurozona hanno trovato un accordo di massima sulle misure da implementare tra 2019 e 2020 (tra cui la discussa riforma delle pensioni) e pari a circa 2% del PIL che consentirà ai partner europei di tornare presto ad Atene per il completamento della revisione ferma dall’autunno 2016 e la chiusura di un nuovo Level Staff Agreement. Una volta raggiunto un accordo formale, sarà poi possibile sbloccare la tranche di aiuti da 7 miliardi per far fronte all’oneroso servizio del debito in scadenza a luglio.
Stati Uniti
L’employment report di marzo è pieno di sorprese, ma a nostro avviso non segnala modifiche nei principali trend del mercato del lavoro, poiché è influenzato in larga misura da fattori climatici transitori. La variazione degli occupati non agricoli, a 98 mila, segna un drastico rallentamento rispetto alla media dell’ultimo anno (intorno a 200 mila); i dati dei due mesi precedenti sono rivisti verso il basso complessivamente di -38 mila. I dati deboli delle variazioni nel settore privato riflettono in gran parte l’effetto di tre mesi anomali in termini di clima: gennaio e febbraio straordinariamente miti, e marzo colpito da una tempesta di neve altrettanto “fuori stagione”. Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie sono in aumento straordinariamente elevato per il secondo mese consecutivo, +472 mila: la serie è molto volatile ed è probabile un rallentamento nei prossimi mesi. La forza lavoro aumenta di 145 mila e Il tasso di partecipazione è stabile a 63%. Il tasso di disoccupazione corregge di ben due decimi, scendendo a 4,5% da 4,7% di febbraio. Le ore lavorate aggregate aumentano di 0,1% m/m. I salari orari sono in rialzo di 0,2% m/m (2,7% m/m), e la variazione di febbraio è rivista verso l’alto a 0,3% m/m. I dati, anche se sorprendenti, non modificano a nostro avviso lo scenario di mercato del lavoro in buona salute, senza eccessi. Questa considerazione vale sia per il rallentamento della dinamica occupazionale, sia per il calo della disoccupazione. I salari si stanno muovendo in modo soddisfacente, con aumenti in linea con la media recente. Pertanto, questo employment report non dovrebbe modificare né lo scenario economico, né quello di politica monetaria.
Bullard (St Louis Fed) ha detto che il processo di normalizzazione del bilancio della Fed potrebbe cominciare già quest’anno, “con un po’ più di preparazione e alcune decisioni da parte del comitato”. Secondo Bullard, il livello del bilancio dovrebbe essere vicino a 2 tln di dollari, dagli attuali circa 4,5 tln. Anche Dudley (NY Fed) ha ribadito che il bilancio dovrebbe iniziare a essere ridotto più tardi quest’anno o all’inizio del 2018. entro il 2017. Dudley è favorevole a mantenere un sistema di tassi di intervento con un corridoio e un pavimento, indicando che ritiene opportuno tenere in vita il tasso di interesse sui depositi presso la Fed come strumento di policy. Questo richiede un livello di riserve superiore al minimo prevalente nel periodo pre-crisi.
Fonte: BondWorld.it
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