Da seguire: Stati Uniti: La Fed pubblica i verbali della riunione del 16-17 giugno. I verbali saranno più informativi rispetto al comunicato, che aveva limitato al minimo i cambiamenti rispetto a quello di aprile, ma non ridurranno di molto l’incertezza sul sentiero dei rialzi. Dai verbali emergerà il..
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- dibattito sulla valutazione congiunturale, dopo il rallentamento di inizio anno. Si dovrebbe registrare un consenso diffuso riguardo al fatto che il ritmo di crescita sottostante rimane “moderato”, sostenuto dai consumi e dall’edilizia residenziale pur in presenza della frenata del manifatturiero legata a dollaro e petrolio. Il FOMC dovrebbe segnalare che si aspetta ulteriore miglioramento del mercato del lavoro e graduale rialzo del trend dei prezzi. Pertanto, le opinioni sul ciclo dovrebbero essere coerenti con l’arrivo della svolta in tempi relativamente brevi, come evidente dal grafico a punti pubblicato a giugno. Le visioni ampiamente condivise tuttavia finiranno qui, lasciando aperto un ampio ventaglio di opinioni sul sentiero dei tassi.
- Le previsioni macro, sulla base delle informazioni disponibili, sono in linea con il proseguimento del calo della disoccupazione, dell’aumento dell’occupazione e dell’accelerazione della crescita salariale, ma non è chiaro quale sia la dimensione di aggiustamento “soglia” per la svolta. Inoltre, sul fronte dei prezzi, il deflatore sta sotto-performando rispetto al CPI, con il differenziale fra gli indici core che si è aperto a 0,6pp, per via del diverso trattamento della spesa sanitaria nelle due definizioni. In conclusione, dai verbali dovrebbe emergere consenso su una valutazione positiva del ciclo e sull’aspettativa di una svolta nel 2015, ma non ci dovrebbe essere una riduzione dell’incertezza sul numero di rialzi di quest’anno.
Ieri sui mercati
- Il prezzo del petrolio ha continuato ieri la vertiginosa discesa avviata venerdì 3, che lo ha portato da $62 a un minimo di $55,10 (con ripresa nel finale a 56,85. Il crollo è spiegato dalle preoccupazioni per il crollo del mercato azionario cinese e i segnali di rallentamento dell’economia della Cina, che si stanno sommando in questi giorni alle attese che possa chiudersi positivamente il negoziato con l’Iran. La crisi greca può aver contribuito marginalmente attraverso il rafforzamento del dollaro.
- Il calo dei prezzi delle materie prime energetiche e lo storno delle borse danno impulso ai mercati obbligazionari. Il calo dei rendimenti sulla curva tedesca è stato notevole: -13pb sulla scadenza decennale, -17pb su quella trentennale. La periferia europea ha seguito, ma solo in parte: -5 e -8pb rispettivamente sulle scadenze 10 e 30 anni.
- Euro in modesta flessione da 1,1055 a 1,1010 dollari, ma sostanzialmente stabile contro franco svizzero (1,0421).
Area euro
Grecia. Come era prevedibile, non soltanto 48 ore sono passate senza che fosse raggiunto un accordo, ma ieri è emerso che il governo greco non aveva neppure una proposta pronta da presentare ai creditori, contrariamente a quanto Varoufakis aveva dichiarato prima del referendum.
La conclusione del doppio confronto di ieri, emersa nella serata, è la seguente:
- La Grecia presenterà una domanda per un prestito ESM, sostenuta giovedì da una proposta articolata. Quest’ultima dovrebbe essere basata sul documento respinto in giugno dal governo di Atene, con opportune modifiche che tengano conto del deterioramento nel frattempo intervenuto nella situazione fiscale.
- La BCE manterrà fino a domenica l’ELA, che però sarà ritirata in assenza di un accordo entro domenica.
- Sabato 11 si terrà una riunione dell’Eurogruppo per valutare se le proposte di Atene sono soddisfacenti. Domenica 12, il Consiglio Europeo (non un Euro Summit) si riunirà per la decisione finale.
Il governo greco avrebbe mostrato una disponibilità ad accettare condizioni più pesanti di quelle respinte a giugno, e che aveva chiesto agli elettori di rigettare; avrebbe rinunciato a ottenere subito una ristrutturazione del debito. Se non fosse così, il negoziato sarebbe finito subito. Tuttavia, non si può dare per scontato che la disponibilità si traduca in azione: più volte negli ultimi mesi Tsipras ha cambiato idea nel momento in cui è tornato ad Atene e si è confrontato con il partito, che include una robusta fazione favorevole all’abbandono dell’unione monetaria.
Se entro domenica non fosse raggiunto un accordo, lunedì scatterebbe il piano Grexit, con l’introduzione di una moneta parallela in Grecia, la sospensione dell’ELA e il distacco delle banche greche da TARGET2. Il rischio rimane altissimo, in quanto la Grecia si troverà sostanzialmente a smentire, a distanza di pochi giorni, il mandato chiesto e ottenuto agli elettori con il voto di domenica. Inoltre, esiste un gruppo di paesi profondamente irritato con la Grecia e poco disposto a compromessi, che potrebbe ancora sabotare l’accordo se il governo greco tenterà ancora di ottenere allentamenti delle condizioni.
Se le misure proposte fossero convincenti, invece, la Grecia potrebbe ottenere in tempi rapidi 7 miliardi per coprire le prossime scadenze (in particolare, i 3,5 miliardi di rimborsi obbligazionari del 20 luglio), non si sa in quale forma tecnica; successivamente, partirebbe un programma pluriennale di assistenza finanziaria, sostenuto da un prestito ESM il cui ammontare dipenderà dalla durata, dalle proiezioni economiche di riferimento e dagli obiettivi fiscali (probabilmente gli stessi che le parti avevano concordato prima del referendum). Su un arco di cinque anni, sarebbero probabilmente necessari finanziamenti per 50-60 miliardi di euro, assumendo però che gli obiettivi di saldo primario siano rispettati.
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a maggio si allarga a -41,9 mld di dollari da -40,7 mld di aprile (rivisto da -40,9 mld). Al netto del petrolio, l’ampliamento del deficit è maggiore, a -36 mld da -33,9 mld. Il peggioramento del saldo è dovuto a un generalizzato calo dell’export (-0,8% m/m), dopo due mesi di aumenti solidi, mentre le importazioni calano di -0,1% m/m. I dati di commercio internazionale sono viziati dagli effetti della controversia negoziale sul rinnovo dei contratti dei portuali del Pacifico, che ha determinato ampia volatilità fra fine 2014 e i primi mesi del 2015. In termini reali, il deficit passa da -56,9 mld di aprile a -58,4 mld di maggio; nel 2° trimestre, con un deficit stabile a giugno, il canale estero contribuirebbe negativamente alla crescita del PIL.
Fonte: BONDWorld.it
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