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FOMC 21 settembre: Fed si prepara per eventuale nuovo Easing

Ieri sera lo Statement del FOMC non ha mostrato sorprese rilevanti nella parte riguardante l’outlook di crescita, mentre risulta più dettagliata che in precedenza la parte riguardante l’outlook di inflazione. Questo ampliamento nell’illustrazione delle motivazioni per le quali l’inflazione si trova a livelli inferiori rispetto a quanto la Fed …


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Aletti Gestielle SGR – Francesca Panelli Ufficio Studi


auspicherebbe nel lungo periodo, insieme ad altri cambiamenti di linguaggio, lasciano pensare che la Fed si stia preparando alla possibilità di decidere per nuovi eventuali acquisti di asset nei prossimi meeting, se le condizioni economiche nel frattempo osservate lo richiederanno. In particolare, questa impressione giunge dall’ampliamento introdotto rispetto agli Statement precedenti in questa frase: “The Committee will continue to monitor the economic outlook and financial developments and is prepared to provide additional accommodation if needed to support the economic recovery and to return inflation, over time, to levels consistent with its mandate”. Per il momento il FOMC non ha ritenuto che le condizioni economiche fossero tali da giustificare subito una tale decisione, ma, con l’introduzione di questa osservazione, ha “avvisato” I mercati che questa decisione potrebbe arrivare nei prossimi mesi in caso di deterioramento ulteriore dell’outlook macroeconomico.

La descrizione dell’attività economica non contempla né peggioramenti né miglioramenti significativi rispetto a quanto indicato nello Statement di agosto. La ripresa è vista come modesta nel breve termine. Essa, infatti, è definita come “in rallentamento”, esattamente come ad agosto. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, le imprese sono riluttanti nell’effettuare nuove assunzioni, esattamente come osservato ad agosto. Il Consumer Spending è visto come in graduale crescita, “but remains constrained”. In particolare, i vincoli che pesano sui consumi privati sono: disoccupazione ancora elevata, crescita del reddito modesta, riduzione della ricchezza delle famiglie e condizioni di credito restrittive (stessi fattori evidenziati in tutti gli Statement a partire da quello di marzo). Peggiorata la descrizione degli Investimenti in Equipment e Software, visti in crescita meno rapida che nei mesi passati, mentre è invariata la descrizione degli investimenti non residenziali in strutture, sempre visti deboli. Gli Housing Starts rimangono ad un livello depresso, stessa descrizione di agosto. Un miglioramento viene invece nella descrizione delle condizioni finanziarie, che ora sono viste in contrazione ma ad un tasso più contenuto rispetto a quanto registrato nei mesi passati.

Come evidenziato in apertura, risulta ampliata la descrizione dell’outlook di inflazione, con l’indicazione: “inflation is likely to be subdued for some time”, nonostante le attese siano per un’accelerazione nei prossimi mesi. Rispetto agli Statement precedenti viene aggiunto come attualmente l’inflazione sia a livelli inferiori rispetto a quanto il Comitato consideri compatibili con l’obiettivo di perseguire, nel lungo periodo, massima occupazione e stabilità dei prezzi, a causa dell’output gap elevato e alle attese di inflazione a lunga stabili.

A questo FOMC sono state aggiornate le previsioni di crescita ed inflazione, che conosceremo solamente fra tre settimane con la pubblicazione delle minute del meeting. Le ultime che abbiamo a disposizione sono quelle approvate dal FOMC del 22/23 giugno e rese note per la prima volta con il Monetary Policy Report a metà luglio. Esse contemplano una previsione di longer run per l’Headline PCE deflator fra 1.7% e 2%, mentre l’ultimo dato disponibile per tale indicatore (quello di luglio) è fermo all’1.5% yoy. Probabilmente anche con il nuovo set di previsioni approvate ieri sera la previsione di longer run per l’inflazione risulta superiore rispetto agli ultimi dati.

I Fed Funds sono stati mantenuti nel range 0%-0.25% ed è stata mantenuta l’indicazione che verranno mantenuti prossimi allo zero “for an extended period”. Continuano ad essere dettagliate le motivazioni sul perché i tassi debbano restare bassi: infatti, viene specificato come i bassi livelli di utilizzo delle risorse, l’inflazione moderata e le aspettative di inflazione stabili permetteranno di mantenere i Fed Funds a livelli eccezionalmente bassi per un esteso periodo di tempo. È stata poi aggiunta l’indicazione che il FOMC continuerà anche la propria politica di reinvestimento dei pagamenti ricevuti per le Securities detenute e arrivate a scadenza.

E’ stato mantenuto il riferimento temporale “Extended Period” riguardo il mantenimento dei tassi ufficiali all’attuale minimo storico. Con il mantenimento di tale frase è rimasto anche il voto dissenziente di Hoenig, presidente della Fed di Kansas City dal 1991 (di gran lunga il più senior fra tutti i presidenti delle Fed regionali con diritto di voto nel 2010) e con già una consistente storia di voti dissenzienti alle spalle. Si tratta del sesto meeting consecutivo in cui Hoenig esprime il proprio disaccordo. Egli, infatti, ritiene che la ripresa continui, sia pure moderatamente. Quindi, pensa che il mantenimento del riferimento “Extended Period” rischi di portare alla creazione di squilibri finanziari e di aumentare i rischi di intaccare la stabilità macroeconomica e finanziaria di lungo termine. Inoltre, Hoenig non è in accordo nemmeno sulla politica di reinvestimento in Treasuries a lunga, in quanto non la ritiene idonea a supportare gli obiettivi di policy del FOMC.

Complessivamente, lo Statement di ieri pone le basi per eventuali nuovi acquisti di asset, se le condizioni macroeconomiche li giustificheranno nei prossimi mesi, in quanto già attualmente l’inflazione è troppo bassa rispetto ai livelli desiderati di lungo periodo. L’outlook di crescita non contempla invece cambiamenti significativi, ma se questo dovesse peggiorare nei prossimi mesi allora il FOMC potrebbe arrivare effettivamente a varare nuovi acquisti di asset.


Disclaimer: La source dei dati è Bloomberg e/o Datastream. Il presente documento è destinato esclusivamente al soggetto destinatario ed ha quale unico scopo quello di illustrare dati e/o pensieri ritenuti degni di nota. Pertanto tale documento ha finalità esclusivamente informative, e non può essere in alcun modo inteso o interpretato quale offerta, invito, consiglio, suggerimento o indicazione di investimento. In nessun caso il presente documento può essere diffuso al pubblico senza preventiva autorizzazione da parte della SGR. Inoltre, anche se la SGR intraprende ogni ragionevole sforzo per ottenere informazioni da fonti ritenute affidabili, non assicura in alcun modo che le informazioni, i dati, le notizie, o le opinioni contenute nel materiale siano esatte, affidabili o complete. Inoltre, la SGR non può essere ritenuta responsabile dell’utilizzo che ne viene fatto.

Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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