Da seguire: Stati Uniti: Gli ordini di beni durevoli a dicembre dovrebbero confermare l’ampia correzione mensile vista con la stima preliminare, e segnare un calo di -5% m/m….
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- La crescita della produttività nel 4° trimestre dovrebbe registrare un calo di -2% t/t ann., dopo +2% del 3° trimestre, sulla scia dei dati deboli di crescita a fine 2015. Il costo del lavoro per unità di prodotto dovrebbe accelerare a +4% t/t ann., da 1,8% t/t ann., in un trimestre caratterizzato da crescita debole della domanda aggregata unita a forte espansione degli occupati.
Ieri sui mercati
- Il dollaro ha subito una violenta flessione nella giornata di ieri, passando da 98,84 a 97,39 come cambio effettivo e ritornando come risultato sui livelli di metà dicembre. L’arretramento è stato ad ampio raggio: l’euro ha toccato 1,1145, lo yen 117,03 (riassorbendo così più che pienamente la reazione alle mosse della BoJ), la sterlina 1,4648. Anche le divise emergenti si sono rafforzate.
- Soprattutto per la debolezza del dollaro, sul mercato futures il petrolio è rimbalzato da $32,41 a 35,04, riavvicinando i massimi di gennaio. Sul fronte dei fondamentali, continuano le complesse consultazioni in merito a possibili riduzioni coordinate della produzione. Secondo il Venezuela, altri paesi (Iran, Iraq, Oman e Russia e “alcuni altri paesi”) sarebbero favorevoli a un vertice straordinario per discutere tagli alla produzione.
- Forte calo dei listini azionari europei, con flessioni ampie dei titoli bancari. Chiusura in rialzo, invece, per l’S&P500.
- Contrastante anche l’andamento delle curve: al diffuso ribasso dei tassi verificatosi in Europa si contrappone il rialzo dei tassi sugli UST – che però corregge solo in parte la flessione dei giorni scorsi.
Stati Uniti
La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati è solida anche a gennaio, con una variazione di 205 mila; il dato di dicembre è rivisto al rialzo a +267 mila da 257 mila della prima stima. I nuovi occupati nei servizi sono 192 mila, nell’industria 13 mila. I dati sono ancora una volta forti e puntano a un employment report forte anche a gennaio (in uscita venerdì 5 febbraio).
L’ISM non manifatturiero a gennaio cala a 53,5 da 55,8 di dicembre (rivisto da 55,3), toccando il minimo da febbraio 2014. Quasi tutte le componenti dell’indagine sono in calo anche se restano in territorio espansivo: attività a 53,9, ordini a 56,5, occupazione a 52,1, ordini all’export a 45,5. I dati dei servizi segnalano indebolimento e rispetto ai ritmi del 2015 e suggeriscono che la contrazione del manifatturiero sta trasmettendo rallentamento al resto dell’economia. Per ora la ripresa non appare a rischio ma la riaccelerazione attesa per inizio 2016 potrebbe essere più contenuta di quanto previsto.
Dudley (NY Fed, votante) ha sottolineato che la Fed “sta riconoscendo che sono successi eventi nei mercati finanziari e nel flusso dei dati economici che potrebbero stare modificando lo scenario di crescita e il rischio per lo scenario di crescita futuro”. Queste affermazioni di Dudley sono molto più forti rispetto a quelle di Williams di qualche giorno fa, che aveva detto che gli sviluppi recenti potrebbero modificare solo marginalmente il sentiero futuro dei tassi, o quelle di Fischer secondo cui il Comitato sta valutando l’impatto della turbolenza recente. Dudely ha detto che è “un po’ presto” per trarre conclusioni chiare, ma ha aggiunto che è piuttosto chiaro che “le condizioni finanziarie sono considerevolmente più restrittive rispetto al momento della riunione di dicembre”. La restrizione delle condizioni finanziarie dell’ultimo mese sarà probabilmente rilevata anche da Yellen nelle audizioni della prossima settimana.
Area euro
I PMI dei servizi è stato confermato a 53,6. Stesso valore per l’indice composito, che era atteso a 53,5. Si è registrato un netto arretramento da 55,3 a 53,6 per l’indice italiano; in calo anche l’indice spagnolo, da 55,1 a 54,6.
Italia – i prezzi al consumo sono calati di -0,2% su base mensile secondo l’indice nazionale e di -2,2% m/m in base all’armonizzato UE. L’inflazione annua è lievemente salita a 0,3% sul NIC e a 0,4% secondo l’IAPC (da 0,1% precedente su entrambi gli indici). I dati sono risultati in linea con le attese per quanto concerne l’indice nazionale e di un decimo al di sopra delle aspettative di consenso per ciò che riguarda l’armonizzato.
Fonte: BondWorld.it
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