Flash i dati importanti della giornata

Flash: Italia. L’inflazione è attesa in calo di due decimi

Francia. La seconda lettura dovrebbe confermare che nel 4° trimestre il PIL è avanzato di 0,6% t/t da 0,5% t/t……

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(a 2,4% a/a da 2,3% a/a) grazie ai contributi positivi sia della domanda interna sia del commercio estero. Per il trimestre in corso prevediamo un rallentamento a 0,4% t/t ma i rischi alla previsione rimangono orientati verso l’alto.

Francia. La spesa per consumi a gennaio dovrebbe rimanere invariata dopo il calo di -1,2% m/m di dicembre. Sul mese, le vendite di auto dovrebbero essere arretrate, stando ai dati sulle immatricolazioni, mentre i consumi di energia dovrebbero aver dato un contributo positivo a parziale compensazione. Se confermata, la variazione annua passerebbe a 0,8% da 1,0%, impostando i consumi per un avanzamento di 0,2% t/t nel 1° trimestre.

Germania. La disoccupazione a febbraio dovrebbe rimanere ferma al 5,4% dopo il calo a sorpresa di un decimo a gennaio. Nel 2017 la disoccupazione era scesa a 5,7%. Per l’anno in corso qualche ulteriore calo è possibile, ma il Paese si trova stabilmente ormai in uno stato di piena occupazione.

Inflazione. La stima flash di febbraio per l’Eurozona dovrebbe indicare che l’inflazione è rimasta stabile nel mese all’1,3% come a gennaio, mentre la dinamica core, al netto di energia e alimentari, potrebbe nuovamente aver accelerato di un decimo all’1,3% dall’1,2% di gennaio. In Francia, la stima preliminare dovrebbe indicare un’accelerazione di tre decimi all’1,6% dall’1,3% sull’indice nazionale e all’1,8% dall’1,5% su quello armonizzato, in particolare per effetto del rincaro del prezzo delle sigarette; nel mese, i prezzi al consumo francesi potrebbero essere aumentati di 0,3% m/m sull’indice nazionale e di 0,4% m/m su quello armonizzato, dopo il calo di un decimo registrato a inizio anno.

Italia. L’inflazione è attesa in calo di due decimi a febbraio, a 0,7% da 0,9% a/a sull’indice nazionale e a 1% da 1,2% in base all’armonizzato. I prezzi sono visti in aumento di 0,2% m/m sul NIC e stabili sull’IPCA. Nel mese i rincari dovrebbero venire da trasporti, alimentari e spese per il tempo libero. Il dato di febbraio potrebbe rappresentare un punto di minimo per l’inflazione, attesa in risalita a partire dalla primavera.

Stati Uniti. La seconda stima del PIL del 4° trimestre dovrebbe essere rivista verso il basso di 1 decimo a 2,5% t/t ann. con modifiche di segno diverso diffuse alle principali componenti. I consumi dovrebbero registrare una crescita forte, 3,6% t/t ann., ma un paio di decimi al di sotto di quanto visto con la stima advance (3,8% t/t ann.) alla luce della revisione verso il basso delle vendite al dettaglio di fine anno. Gli investimenti residenziali e non residenziali dovrebbero essere rivisti verso l’alto. La spesa pubblica dovrebbe segnare un incremento più modesto rispetto alla prima stima, per via di indicazioni più deboli dalla componente statale e locale. Infine, il canale estero dovrebbe dare un contributo anche più negativo di quanto visto inizialmente (-1,1pp). Il quadro generale di crescita della domanda finale domestica privata solida non verrà modificato.

Ieri sui mercati

Area Euro L’indice di fiducia economica ESI elaborato dalla Commissione UE è calato a 114,1 da un precedente 114,7, in linea con le attese. Il calo è diffuso a tutti i settori con l’eccezione dei servizi. In tutti i settori la fiducia rimane ampiamente al di sopra della media di lungo termine e coerente con un proseguimento della fase di crescita solida anche nel mese di febbraio, tuttavia è probabile che nel manifatturiero e commercio al dettaglio la fase di massima accelerazione sia alle spalle. L’indagine evidenzia un lieve aumento dei prezzi attesi nel manifatturiero (2,6 da 2,4) ma una flessione nei servizi, commercio al dettaglio e costruzioni. Le pressioni sui prezzi interni restano, quindi, ancora modeste nei comparti tipicamente più legati alla dinamica della domanda interna.

Germania I dati dai Laender hanno suggerito un aumento dei prezzi al consumo di 0,5% m/m sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata. L’inflazione è calata di due decimi a 1,4% sulla misura nazionale e 1,2% sull’indice armonizzato più delle attese di consenso ma meno delle nostre previsioni. Il dettaglio dei dati per Laender suggerisce una crescita dei prezzi interni inferiore rispetto all’usuale stagionalità. Dal prossimo mese, l’inflazione tedesca dovrebbe tornare a salire gradualmente vero l’1,6% / 1,7%.

Spagna La stima preliminare ha evidenziato un aumento più marcato del previsto dell’inflazione a febbraio all’1,2% da un precedente 0,7%. L’inflazione spagnola dovrebbe tornare a salire rapidamente fino al 2,1% ad aprile in larga misura su di un effetto base sfavorevole dall’energia, tuttavia la dinamica sottostante dovrebbe rimanere intorno all’1,1%.

Area Euro La dinamica di M3 è rimasta stabile a gennaio al 4,6%, in linea con le stime di consenso. Tra le controparti, si evidenzia una netta accelerazione del credito alle imprese al 3,4% da un precedente 2,9% mentre il credito alle famiglie cresce a ritmi pressoché costanti 2,9% da un precedente 2,8%.

BCE Weidmann ha dichiarato che se la crescita continuerà ad avanzare a ritmi sostenuti e i prezzi continueranno a salire, il programma di acquisto titoli verrà concluso entro l’anno. Weidman ha avuto toni moderati indicando che la normalizzazione della politica monetaria richiederà un tempo lungo e che sarà ancora una volta la dinamica inflazionistica a guidare le scelte BCE.

Italia. A febbraio, la fiducia delle imprese è rimbalzata a sorpresa, quella delle famiglie è risultata poco variata. L’indagine sulle aziende è confortante circa il proseguimento della fase espansiva sia nell’industria che nei servizi. In particolare, il manifatturiero appare al momento trainato dal mercato domestico, e non sembra intaccato dagli effetti dell’euro forte. Infine, nell’indagine sia sulle famiglie che sulle imprese non si riscontrano indizi di preoccupazioni in merito agli effetti sull’economia di una eventuale incertezza politica. In sintesi, i dati sono coerenti con la nostra idea che il PIL possa riguadagnare velocità in termini congiunturali nel trimestre in corso (a 0,4% t/t da 0,3% t/t precedente).

Italia. I dati sul commercio estero coi Paesi extra-Ue a gennaio mostrano un calo congiunturale per entrambi i flussi, più marcato per l’import (-4,1% da +1,3% m/m, prima flessione dopo tre mesi di aumento) che per l’export (-3,7% da -1,9% m/m, terzo mese di calo negli ultimi quattro). Il dato di gennaio è tipicamente molto volatile per cui è prematuro trarne indicazioni di rallentamento del commercio con l’estero.

Francia. Il morale delle famiglie corregge a sorpresa a febbraio, con l’indice INSEE che cala a 100 da 104.

Stati Uniti. Il deficit commerciale dei beni a gennaio (stima prel.) si allarga a –74,4 mld di dollari da -72,3 mld di dicembre, contro attese di riduzione e tocca il massimo dal 2008. Le esportazioni calano di -2,2% m/m, nonostante ampi rialzi nei comparti auto e beni di consumo. Le importazioni correggono di -0,5% m/m.

Stati Uniti. Gli ordini di beni durevoli a gennaio (prel.) calano di -3,7% m/m, più delle attese (-2% m/m) dopo +2,7% m/m di dicembre. La volatilità degli ordini totali è in gran parte legata ai comparti dell’aeronautica civile e della difesa, che segnano correzioni di -28,4% m/m e di -26,3% m/m, rispettivamente. Al netto dei trasporti, gli ordini sono in calo di -0,3% m/m, ma restano su un trend positivo (+9,1% a/a). Gli ordini di beni capitali al netto di difesa e aerei sono in calo di -0,2% m/m, dopo -0,6% m/m e segnalano un possibile rallentamento della forte dinamica espansiva degli investimenti fissi delle imprese visto a fine 2017.

Stati Uniti. Il testo dell’audizione di Powell di fronte alla Commissione Affari Finanziari della Camera mantiene i messaggi emersi dalla riunione del FOMC di gennaio. Il presidente della Fed sottolinea lo scenario positivo dell’economia americana, supportata dalla domanda domestica privata come negli anni scorsi, a cui si aggiungeranno ora i “venti favorevoli” dello stimolo fiscale e delle esportazioni, che in precedenza erano invece contrari. Sul fronte dell’inflazione, Powell rileva i livelli sempre al di sotto del 2%, ma con qualche indicazione preliminare di modesta accelerazione dovuta all’uscita di freni transitori. Powell afferma che la recente correzione sui mercati finanziari ha reso le condizioni finanziarie solo parzialmente meno espansive e il FOMC non ritiene che la volatilità dell’ultimo mese costituisca un freno significativo per la ripresa.  Per quanto riguarda la politica monetaria, il testo dell’audizione ribadisce che la Fed cercherà di trovare un equilibrio per “evitare un surriscaldamento dell’economia e riportare l’inflazione al 2% su base stabile”. Powell conferma un quadro coerente con la prosecuzione di graduali rialzi dei tassi, in modo da riportare l’inflazione verso l’alto senza eccessi in termini di crescita. I punti cruciali dell’audizione riguardano i rischi per lo scenario economico e il sentiero dei tassi. Se prima i rischi erano “quasi bilanciati”, ma marginalmente verso il basso, ora secondo Powell sono davvero duplici (“two-sided”). Il presidente ha affermato che “se l’economia si surriscalda, dovremo alzare più velocemente, e questo aumenta i rischi di recessione”. Dall’audizione emerge che, almeno per ora, lo scenario centrale rimane di tre rialzi nel 2018, ma Powell, rispondendo a una domanda precisa, ha affermato che non vorrebbe pregiudicare la possibilità di attuare quattro rialzi. La nostra lettura è che ora i rischi sono più “one-sided” (verso l’alto) che “two-sided”, nonostante l’affermazione che i rischi sono “circa bilanciati”. Il FOMC resterà cauto, attuando un rialzo al trimestre nei primi tre trimestri, per lasciarsi aperta la porta a un eventuale quarto intervento, da determinare sulla base dell’evoluzione dei dati e dei mercati. Attualmente non sembra esserci un chiaro consenso all’interno del FOMC per quattro rialzi: Powell dovrà costruirlo, se intende accelerare. I dati di febbraio in uscita nelle prossime due settimane, saranno rilevanti, ma non ancora determinanti. 

I mercati azionari hanno corretto dopo le indicazioni di Powell riguardo alla possibilità di un quarto rialzo nel 2018: S&P -1,2%, Euro stoxx -0,2%, Dax -0,3%, mentre il FTSE MIB ha segnato un marginale rialzo (+0,1%). Anche i mercati asiatici sono in calo questa mattina (Nikkei -1,4%).  Sui mercati obbligazionari, i rendimenti hanno segnato diffusi, ma moderati, rialzi per i titoli core: T-note di nuovo marginalmente sopra 2,9%, Bund 10 anni a 0,68%. Il BTP a 10 anni corregge marginalmente a 2,09%.

Sui mercati valutari, il dollaro ha trovato una spinta dall’audizione di Powell, rafforzandosi contro le principali valute. L’euro si è indebolito, tornando sotto 1,23 e stabilizzandosi intorno a 1,2238 questa mattina, sotto la pressione delle parole del presidente della Fed ma anche dell’inflazione tedesca di febbraio più debole delle attese. Lo yen è tornato a trattare poco sopra 107 (107,07 questa mattina). Powell parlerà di nuovo giovedì, di fronte alla Commissione bancaria del Senato, ma non dovrebbero emergere novità. A questo punto il dollaro seguirà i movimenti dettati dai dati economici, soprattutto inflazione (deflatore di gennaio domani) e salari (venerdì 9 marzo).    

Fonte: BondWorld.it


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