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Flash: Italia. La disoccupazione nel 2° trimestre dovrebbe attestarsi all’11,5%

Italia. La disoccupazione nel 2° trimestre dovrebbe attestarsi all’11,5% (sulla base dei dati mensili già diffusi), ovvero in calo marginale dall’11,6% precedente…..


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Anche il tasso di disoccupazione giovanile è visto in ulteriore diminuzione. Dovrebbe essere solo moderatamente rallentata l’occupazione permanente, a vantaggio di una crescita diffusa anche agli occupati temporanei e indipendenti. Infine, potrebbe essere proseguito il calo degli scoraggiati. Il trend di discesa del tasso dei senza-lavoro è atteso restare assai lento anche in prospettiva.

Stati Uniti – Gli ultimi discorsi dalla Fed prima del silenzio pre-riunione sono particolarmente rilevanti perché vengono da Brainard (Board) e Lockhart (Atlanta Fed): Brainard è all’estremo delle colombe; Lockhart è circa neutrale e potrebbe rappresentare il votante mediano nel Comitato. Brainard non parla da molto tempo e una sua apertura per un rialzo sarebbe un segnale molto potente; in caso di valutazione ancora molto incerta sul sentiero dell’inflazione, che rappresentava la sua principale preoccupazione, si confermerebbe la sua posizione tradizionale. È da notare comunque che nell’ultimo mese le aspettative di inflazione di mercato hanno svoltato e hanno un deciso trend verso l’alto. Lockhart a fine agosto aveva detto che era pronto a parlare di un rialzo a settembre e sarà importante vedere se manterrà una valutazione invariata dopo i dati dell’ISM, come Lacker, Williams e Rosengren (v. sotto). Infine, dopo i discorsi di oggi ricordiamo che ci saranno ancora alcuni dati di rilievo prima della riunione del FOMC: vendite al dettaglio, indagini di settore regionali e CPI. A nostro avviso il caso per un rialzo a settembre è ancora molto incerto, ma la probabilità di rialzo è decisamente più elevata di quanto scontato dal mercato.

I market mover della settimana

Nell’Eurozona, è in calendario la tornata dei dati di produzione industriale, che dovrebbe indicare una contrazione per l’Eurozona (-1,0% m/m) e un possibile rimbalzo, dopo due mesi di calo, per l’Italia (+0,5% m/m). L’indice ZEW sulle attese è previsto ancora recuperare a settembre per il secondo mese consecutivo, ma il livello rimarrà in ogni caso al di sotto dei primi sei mesi dell’anno. Infine, le stime finali di agosto dovrebbero confermare l’inflazione stabile a 0,2% nell’Eurozona e a 0,4% in Francia, in calo a 0,3% in Germania e in salita a zero in Italia.

La settimana ha molti dati di rilievo negli Stati Uniti, importanti alla vigilia della riunione del FOMC di settembre. Le prime indagini di settembre dovrebbero confermare quasi stagnazione nel settore manifatturiero, mentre la fiducia dei consumatori dovrebbe restare su livelli elevati. Tra i dati di agosto, le vendite al dettaglio saranno deboli, per via del calo delle vendite di auto, ma al netto delle auto si dovrebbe vedere una variazione positiva; la produzione industriale dovrebbe essere in calo, dopo il forte rialzo di luglio. Per i prezzi di agosto, il CPI dovrebbe confermare un trend di moderato rialzo per l’indice core, il PPI è atteso in modesto rialzo, mentre i prezzi all’import dovrebbero segnare la prima variazione mensile negativa dopo 5 aumenti consecutivi.

Ieri sui mercati

I mercati hanno reagito ai discorsi di provenienza Fed che hanno ribadito la possibilità di un rialzo dei tassi ufficiali a settembre – anche se i movimenti hanno riguardato più la curva UST e i mercati azionari che il mercato monetario, ove la probabilità implicita di rialzo rimane del 23% soltanto. Netto il ribasso degli indici azionari statunitensi, seguiti questa mattina anche dal Nikkei e dagli altri indici asiatici. Sui mercati valutari il dollaro è risalito, riportandosi a 102,5 contro yen e a 1,123 contro euro.

Area euro – La BCE darà il responso sull’APP a dicembre. Rimsevics (Latvia) ha dichiarato che la BCE lavorerà alle possibili alternative per garantire un funzionamento ordinato dell’APP fino a dicembre e solo allora si saprà se la composizione verrà cambiata o meno. Rimsevics ha aggiunto che in ogni caso le azioni del Consiglio ed eventuali cambiamenti rimangono condizionati ad un sentiero di inflazione più debole rispetto alle stime dello staff di settembre (1,6% nel 2018 da 0,2% quest’anno). Coeuré ha dichiarato che la crescita della zona euro si è rivelata resiliente nel dopo voto britannico.

Grecia – all’Eurogruppo, il ministro delle finanze avrebbe confermato l’intenzione di completare le riforme richieste, precondizione per l’esborso di 2,8 mld previsti dal programma di sostegno. Gli interventi ancora necessari riguardano privatizzazioni, settore energetico, banche e la creazione di un’agenzia delle entrate. Tsipras, intanto, ha lamentato “i continui contrasti fra UE e FMI” ed è tornato a chiedere progressi sulla questione della riduzione del debito.

Stati Uniti – Le ultime occasioni per influenzare la probabilità di un rialzo sono state colte da diversi partecipanti al FOMC. Negli ultimi giorni, dopo i dati deboli dell’ISM non manifatturiero si sono susseguiti discorsi che segnalano che le opinioni non sono cambiate. Lacker ha detto che c’è ancora un “caso forte” per un rialzo a settembre, anche dopo i dati delle indagini ISM. Williams ha ripetuto che tutte le riunioni sono “vive” per un rialzo e settembre non è un’eccezione. Rosengren ha ribadito che l’economia USA ha già raggiunto o è molto vicina al pieno impiego e che ci sono rischi derivanti da un rinvio eccessivo di un rialzo. Kaplan (Dallas Fed) tipicamente un falco moderato, ha detto che “nei mesi recenti il caso per un rialzo si è rafforzato”. Tarullo (Board), tipicamente una colomba, è stato decisamente più neutrale dei suoi colleghi, affermando di non volere commentare sulla tempistica dei rialzi e sottolineando che vuole vedere evidenza che l’inflazione effettivamente salirà verso il 2%, anche se non esclude la possibilità di un rialzo quest’anno.

Fonte: BondWorld.it


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