Flash i dati importanti della giornata

Flash: Italia. La disoccupazione potrebbe risalire marginalmente

Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI manifatturiero in calo a 58,5 da un precedente 59,6……

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L’indice rimane coerente con una forte espansione del comparto in tutta l’area.

Area euro. A gennaio, la disoccupazione nell’Eurozona dovrebbe essere rimasta ferma all’8,7%, stesso livello di dicembre. Nel 4° trimestre 2017 il livello era sceso di tre decimi a 8,7% da 9,0% e prevediamo che si stabilizzi poco sotto questo livello (8,6%) nella prima metà dell’anno. La disoccupazione continuerà a calare anche nel 2018 ma a un ritmo inferiore al 2017.

Italia. La disoccupazione potrebbe risalire marginalmente a dicembre, a 10,9% dopo il 10,8% del mese precedente. Il dato di novembre era meno brillante di quanto appariva a prima vista, in quanto il calo dei senza-lavoro era dovuto all’aumento degli inattivi e la creazione di posti di lavoro su base annua era confinata all’occupazione temporanea e ai lavoratori più anziani. Tuttavia, la tendenza al calo della disoccupazione dovrebbe riprendere nei prossimi mesi.

Italia. La stima annuale dovrebbe confermare il PIL reale in crescita di 1,4% nel 2017 (1,5% se corretto per il minor numero di giorni lavorativi). Il PIL nominale dovrebbe attestarsi a 1,8% (sempre in termini grezzi). L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche dovrebbe risultare pari al 2,1% del PIL, dopo il 2,5% del 2016.

Stati Uniti. La spesa personale a gennaio dovrebbe essere in aumento di 0,2% m/m; in termini reali, la spesa dovrebbe essere in calo di -0,1% m/m. Le vendite al dettaglio hanno già segnalato una correzione a gennaio e revisioni verso il basso a dicembre. Il reddito personale è previsto in aumento di 0,3% m/m. Il tasso di risparmio dovrebbe salire a 2,5% da 2,4% di dicembre. Il deflatore dei consumi è atteso in aumento di 0,4% m/m, visto il contributo più modesto della benzina rispetto al CPI. Il deflatore core dovrebbe essere aumentato di 0,3% m/m (1,5% a/a); questo sarebbe il terzo aumento dello 0,3% m/m a gennaio per l’indice core in tre anni, e occorreranno maggiori informazioni dai prossimi dati prima di prevedere una significativa accelerazione della dinamica dei prezzi.

Stati Uniti. La spesa in costruzioni è prevista in aumento di 0,2% m/m a gennaio, dopo +0,7% m/m di dicembre.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero a febbraio è atteso circa stabile a 59,2 da 59,1 di gennaio. A gennaio l’indagine era diffusamente positiva, ma alcune componenti potrebbero essere state frenate dal maltempo diffuso. A febbraio, a fronte di un possibile miglioramento di ordini e produzione, si dovrebbe registrare un modesto ritracciamento della componente prezzi, salita a 72,7 (massimo dal 2011) sulla scia del rialzo dei prezzi energetici.

Stati Uniti. Le vendite di autoveicoli a febbraio dovrebbero stabilizzarsi sui livelli di gennaio, a 17,2 mln di unità ann. da 17,1 mln di gennaio.

Stati Uniti. Powell tiene l’audizione semestrale sulla politica monetaria alla Commissione bancaria del Senato. Il testo dell’audizione sarà lo stesso presentato alla Camera. La discussione probabilmente toccherà ancora i temi del sentiero dei rialzi dei tassi, ma probabilmente Powell darà lo stesso messaggio di martedì: la Fed cercherà di calibrare i rialzi graduali dei tassi in modo da evitare il surriscaldamento dell’economia pur permettendo all’inflazione di consolidarsi vicino al 2%. 

Cina. A differenza di quello pubblicato ieri dal NBS, il PMI manifatturiero Caixin-Markit è salito marginalmente, portandosi a 51,6 in febbraio, dopo essere rimasto stabile a 51,5 nei due mesi precedenti. Gli ordini totali sono saliti di 0,5 mentre quelli esteri hanno registrato un minimo calo; entrambe le componenti restano in area 52 segnalando un andamento ancora positivo degli ordini. Gli aumenti più forti sono stati quelli della componente scorte di prodotti finiti (51,6), che è salita di due punti dopo essere rimasta al di sotto di 50 negli ultimi otto mesi, e degli acquisti, mentre la componente prezzi ha registrato il sesto calo consecutivo. Le componenti della produzione e dell’occupazione sono scese lievemente. Il PMI Caixin Markit segnala che le imprese si preparano a riprendere l’attività in parte per ricostituire le scorte.

Ieri sui mercati

Area euro

Italia. A febbraio, l’inflazione è calata più del previsto (a 0,6% secondo l’indice nazionale e a 0,7% sulla misura armonizzata). Nel mese, i prezzi sono saliti di un decimo sul NIC, spinti dai rincari stagionali nei trasporti, mentre a determinare la sorpresa al ribasso sono stati soprattutto alimentari, abbigliamento e telefonia. L’inflazione di fondo è aumentata marginalmente per il secondo mese, ma sono diminuiti i prezzi dei beni a più alta frequenza di acquisto e del cosiddetto “carrello della spesa”, il che si è riflesso in un calo dell’inflazione percepita e attesa dalle famiglie dopo il balzo di gennaio. In prospettiva, pensiamo che il dato di febbraio possa rappresentare un punto di minimo per l’inflazione, che è vista poco variata nei prossimi due mesi e in risalita a partire da maggio.

Francia. L’inflazione rallenta a sorpresa a febbraio. La stima flash indica che l’indice è passato a 1,2% da 1,3% sulla misura nazionale e di due decimi a 1,3% da 1,5% su quella armonizzata. Le attese di consenso erano per un’accelerazione. Sul mese i prezzi al consumo sono calati di un decimo sull’indice nazionale e sono rimasti invariati su quello armonizzato. Il dato di febbraio, se confermato, lascia l’inflazione in rotta per una minima accelerazione nel primo trimestre rispetto a fine 2017 (1,2% da 1,1%); non è tuttavia escluso che la seconda lettura riveda al rialzo la stima flash.

Francia. La spesa per consumi crolla a gennaio, calando di -1,9% m/m dopo -1,2% m/m contro attese di consenso di un rimbalzo. Il dato è spiegato da una netta contrazione delle vendite di auto, delle spese alimentari e da una nuova discesa delle spese per abbigliamento. Tuttavia anche il consumo di energia crolla del -7,6% m/m da 0,2% m/m. I dati di consumo di gennaio sono deludenti e parzialmente inattesi, anche se gli effetti stagionali legati al clima con ogni probabilità saranno in gran parte recuperati tra febbraio e marzo. I consumi sono ora impostati per una netta contrazione nel primo trimestre di -1,7% t/t da -0,2% t/t di fine 2017 e confermano i rischi di un rallentamento del PIL nel trimestre in corso di circa due decimi rispetto allo 0,6% di fine 2017.

Stati Uniti. La stima del PIL del 4° trimestre è rivista marginalmente verso il basso a 2,5% t/t ann., da 2,6% t/t ann. della stima advance, senza rilevanti modifiche alle singole voci della domanda aggregata. I consumi restano in crescita sostenuta (3,8% t/t ann.), nonostante la revisione verso il basso delle vendite al dettaglio di dicembre: a fronte di una crescita più moderata nel segmento dei beni (7,5% t/t ann. da 8,2% t/t ann.), si registra una dinamica più forte dei servizi (2,1% t/t ann. da 1,8% t/t ann.). Gli investimenti fissi non residenziali sono rivisti marginalmente verso il basso (6,6% t/t ann., da 6,8% t/t ann.), mentre gli investimenti residenziali risultano più forti (13% t/t ann., da 11,6% t/t ann.). I contributi di scorte (-0,7 da -0,67 pp) e canale estero (-1,13 pp) sono pressoché invariati. Le previsioni per il PIL del 1° trimestre vedono un rallentamento di consumi e investimenti fissi (sia residenziali sia non residenziali) con un probabile ampio contributo positivo delle scorte e una riduzione di quello negativo delle esportazioni nette. La stima nowcasting dell’Atlanta Fed è a 2,6% t/t ann., quella della St Louis Fed a 2,7% t/t ann. La nostra previsione è di 2,7% t/t ann. 

I mercati azionari hanno esteso le correzioni di martedì, con cali generalizzati in USA (S&P -1,1%), e in Europa (Euro stoxx -0,6%, Dax -0,4%, FTSE MIB -0,5%), ancora sulla scia dei timori che la Fed acceleri il ritmo dei rialzi. Questa mattina, i mercati asiatici sono misti, con il Giappone in calo (Nikkei -1,6%) e la Cina in marginale rialzo, in parte grazie ai dati più positivi delle attese del PMI Caixin (v. sopra) e in parte per via della fase di attesa per l’apertura del Congresso (5/3). Sui mercati obbligazionari i rendimenti hanno registrato modesti ritracciamenti dopo i rialzi di martedì: il T-note 10 anni è tornato marginalmente sotto 2,9% (2,862%)., il Bund a 10 anni corregge a 0,65% da 0,67% del giorno precedente. Il BTP segna la migliore performance, con un rendimento sotto il 2% (1,96% da 1,99% di martedì) e lo spread contro Bund a 129,9 pb.

Sui mercati valutari, il dollaro ha consolidato la svolta di martedì: l’indice contro le principali valute si rafforza di 0,1%. L’euro ha proseguito la correzione, scambiando anche sotto 1,22, fino a 1,2185. Questa mattina, l’euro torna marginalmente sopra 1,22 (1,2209), che sarà guidata da dati USA (deflatore dei consumi di gennaio) e dalla seconda audizione di Powell. Lo yen è invece tornato sotto 107 (106,79), con un modesto rafforzamento contro dollaro, spinto dalla debolezza dei mercati azionari. La sterlina rappresenta un caso a sé, per via delle vicende legate a Brexit e all’Irlanda. Il cambio si è indebolito ulteriormente ieri, toccando i minimi da quasi tre mesi dopo la bocciatura da parte del governo inglese della nuova proposta dell’Unione Europea riguardo al tema dei confini con l’Irlanda. Il documento UE propone di istituire un’area economica comune in Irlanda, per evitare il problema di avere un “confine fisico” all’interno dell’isola. Secondo la proposta UE, l’Irlanda del Nord sarebbe soggetta ad alcune tasse europee e a regolamentazione europea in diverse aree (agricoltura, ambiente, sussidi), con una separazione relativamente ampia dalla regolamentazione UK. May ha reagito negativamente alla proposta, anche alla luce della necessità di mantenere il supporto del DUP per il proprio governo. Il governo inglese finora ha evitato di dare dettagli sulla gestione della questione irlandese. Si attende una contro-proposta, che però difficilmente sarà accettabile per tutte le parti in causa. La pressione verso il basso sulla sterlina probabilmente proseguirà. Il dollaro australiano ha corretto di 0,5% sulla scia di dati deboli della spesa per investimenti. 

Fonte: BondWorld.it


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