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Flash: Italia. La produzione industriale potrebbe calare ancora a dicembre

Da seguire: Area Euro. Francia. La produzione industriale è calata di -1,6% m/m in dicembre. La produzione di energia (-5,2% m/m) ha dato un nuovo forte contributo negativo, dato l’inverno eccezionalmente mite, con temperature nel mese più alte di quasi quattro gradi rispetto alla media storica….


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Tuttavia, la produzione è calata nettamente anche nelle costruzioni (-1,6% m/m) e nel manifatturiero (-0,8% m/m), dove tutti i 5 raggruppamenti settoriali hanno registrato flessioni su base congiunturale. La variazione annua rallenterebbe pertanto a 0,8% a/a da 2,9% a/a, mentre la variazione trimestrale scende a 0,4% t/t nel 2015.T4 per il manifatturiero e a 0,0% per le costruzioni. Il contributo alla formazione del PIL è stato perciò marginale. Di contro, il miglioramento della produzione nelle costruzioni ha portato a una variazione t/t nulla.

   Italia. La produzione industriale potrebbe calare ancora a dicembre, stimiamo di un decimo dopo la flessione di mezzo punto percentuale registrata a novembre. Su base annua, l’output rallenterebbe a 3,8% da 4,2% in termini grezzi e a 0,6% da 0,9%, se corretto per gli effetti di calendario. Nel 4° trimestre la produzione sarebbe aumentata di appena 0,1% t/t (da 0,4% t/t) precedente, e anche l’effetto di trascinamento sul 1° trimestre 2016 sarebbe negativo. L’industria sta risentendo più dei servizi delle incertezze sulla crescita mondiale, ma il trend, a nostro avviso, resta espansivo.

Stati Uniti

   Yellen presenta il Monetary Policy Report alla Commissione Affari Finanziari della Camera. L’audizione avviene in un momento particolarmente incerto per lo scenario della politica monetaria della Fed. La volatilità dei mercati finanziari e la debolezza dei prezzi delle materie prime registrati da inizio anno hanno generato una restrizione delle condizioni finanziarie anche negli Stati Uniti. Yellen dovrebbe descrivere un quadro di ripresa moderata per l’economia americana, sottolineando però la presenza di nuovi rischi e di maggiore incertezza derivanti dalle condizioni finanziarie internazionali e dagli sviluppi visti da inizio anno. Il comunicato della riunione del FOMC ha evitato di dare un giudizio sui rischi per lo scenario. In un recente discorso il vice presidente Fischer ha detto che “se questi sviluppi porteranno a una persistente restrizione delle condizioni finanziarie, potrebbero segnalare un rallentamento dell’economia globale che potrebbe influenzare crescita e inflazione negli Stati Uniti”; e, per quanto riguarda un eventuale rialzo a marzo ha aggiunto che “semplicemente non sappiamo”. È probabile che Yellen nelle audizioni in Congresso segua una linea simile a quella di Fischer, sottolineando l’incertezza intorno a uno scenario che rimane complessivamente positivo e segnali che è possibile una pausa per valutare l’entità e gli effetti della restrizione delle condizioni finanziarie dell’ultimo mese. L’indice di stress finanziario della Cleveland Fed segnala aumento della restrizione da inizio 2016, sui massimi da giugno 2012, anche se ancora all’interno dell’intervallo definito di “stress moderato”. Yellen dovrebbe ribadire che le decisioni di politica monetaria verranno prese in base all’andamento dei dati e alla valutazione dei rischi. Prevediamo che a marzo i tassi restino fermi: il Comitato ha quindi qualche mese di tempo per valutare se la pausa nel sentiero dei rialzi si estenderà per tutto il primo semestre. E’ probabile che il FOMC cerchi di non impegnarsi almeno fino ad aprile, quando saranno disponibili le informazioni relative a tutto il 1° trimestre.

Ieri sui mercati

   Ancora forti ribassi dei listini azionari in Europa ed Asia, mentre l’S&P500 ha chiuso quasi invariato. In Europa, la pressione continua a riguardare soprattutto i titoli finanziari.

   La curva UST ha visto modeste flessioni dei tassi sulle scadenze lunghe, a fronte di marginali rialzi sul tratto 2-5 anni. In Europa, al contrario, cali concentrati sulle scadenze 2-5 anni degli emittenti ad alto merito di credito, mentre le scadenze 10-30 anni hanno subito piccoli rialzi. L’allargamento dei premi al rischio sugli emittenti della periferia è continuato, sebbene a velocità ridotta.

   La fuga dagli asset rischiosi continua a premiare yen, franco svizzero ed euro, penalizzando dollaro e sterlina. L’euro ha chiuso la giornata in netto rialzo a 1,1291 dollari, mentre lo yen ha toccato 114,23 contro la moneta americana per poi risalire verso 114,8.

   Weidmann (Bundesbank) ha riconosciuto che il quadro macroeconomico è più incerto rispetto a qualche settimana fa e che “l’inflazione risalirà più lentamente del previsto verso il target”. Le dichiarazioni di Weidmann fanno pensare a una posizione più morbida alla riunione dei primi di marzo, in occasione della quale, peraltro, non voterà. Linde (Banco de España) ha detto che l’incertezza potrebbe pesare sulle prospettive di crescita.

   Francia – Il sondaggio INSEE presso le imprese manifatturiere stima al 7% la crescita degli investimenti nel 2016, più del 3% indicato in ottobre. Le imprese stimano che i propri investimenti siano calati del 2% nel 2015, invece dell’1% di incremento stimato a ottobre.

Fonte: BondWorld.it


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