– Italia. La seconda stima dell’inflazione di giugno dovrebbe confermare la salita a 1,4% secondo l’indice nazionale e a 1,5% sulla misura armonizzata (da 1% precedente in entrambi i casi)…..
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Nel mese, i prezzi dovrebbero essere confermati in aumento di tre decimi su entrambe le misure. Nel mese, le maggiori pressioni al rialzo sono venute dai trasporti, mentre il maggiore freno alla crescita dei prezzi è arrivato dalle comunicazioni. L’inflazione di fondo dovrebbe essere ribadita in salita a 0,9% da 0,8% a/a di maggio (si tratta di un massimo da quasi un anno). Attesa una conferma anche della tendenza al rialzo dei prezzi sui beni a più alta frequenza di acquisto, nonché sul cosiddetto “carrello della spesa”. In prospettiva, vediamo il CPI poco variato (in salita di uno-due decimi) nei mesi estivi, ma in accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, per via soprattutto dell’effetto statistico sull’energia. Tale tendenza potrebbe portare entrambi gli indici di inflazione in area 2% entro la fine del 2018. Nelle nostre stime, seguirebbe poi una moderazione nel corso del 2019.
Stati Uniti
– La produzione industriale a giugno è attesa in aumento di 0,7% m/m, dopo -0,1% m/m di maggio. Alla luce delle indicazioni solide delle indagini di settore, nel manifatturiero dovrebbe esserci un netto rimbalzo (+0,7% m/m), dopo -0,7% m/m di maggio, in gran parte concentrato nel segmento auto. Anche l’estrattivo dovrebbe registrare una variazione positiva, in linea con i segnali favorevoli dell’employment report. Le utility dovrebbero correggere dopo i forti rialzi dei tre mesi precedenti.
– Powell (Fed) presenta il Monetary Policy Report in Senato.
Ieri sui mercati
Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato l’aggiornamento estivo delle previsioni macroeconomiche. Secondo Il FMI, lo scenario globale rimane positivo, con una crescita attesa di 3,9% sia quest’anno sia l’anno prossimo, ma i rischi verso il basso sono aumentati, anche per il breve termine. L’espansione reta solida, ma si indebolisce, nei paesi avanzati, con l’eccezione degli USA: la previsione per l’aggregato nel 2018 è limata di un decimo a 2,4%, mentre per il 2019 si mantiene la previsione di 2,2%. L’analisi sottolinea i rischi derivanti dalla prosecuzione dei rialzi dei tassi della Fed, dall’incertezza politica e dall’acuirsi delle tensioni sul commercio internazionale. Quest’ultimo fattore è considerato la principale minaccia alla crescita globale: se tutti dazi annunciati verranno attuati e saranno accompagnati da un calo della fiducia, la crescita globale potrebbe essere di 0,5 pp al di sotto delle previsioni attuali entro il 2020. Le previsioni di crescita euro zona sono state riviste al ribasso al 2,2% quest’anno (da 2,4%) e il prossimo a 1,9% (da 2,0%). Anche le stime di crescita per l’Italia sono state ritoccate al ribasso 1,2% da 1,5% nel 2018 e 1,0% da 1,1% nel 2019.
Italia. I dati sul commercio estero a maggio mostrano un calo delle esportazioni (-1,6% m/m, dopo la sostanziale stabilità del mese precedente) a fronte di un aumento delle importazioni (+0,8% m/m, circa in linea con aprile). Di conseguenza, il surplus commerciale (destagionalizzato) è calato a 2,7 mld dai 3,6 del mese precedente: si tratta di un minimo da tre anni. Alla flessione sia congiunturale che tendenziale delle esportazioni (-0,8% a/a) contribuiscono in misura decisiva i Paesi extra-Ue, nonché i beni strumentali. Si nota un calo delle vendite di autoveicoli (in particolare verso la Cina), di altri prodotti manifatturieri e macchinari. I dati per Paese mostrano una certa brillantezza dell’export verso i Paesi europei (con Repubblica Ceca e Svizzera a guidare la classifica, grazie, nel caso elvetico, soprattutto ai prodotti farmaceutici), a fronte di una contrazione a due cifre verso OPEC, Turchia e Russia (spiegata soprattutto dai macchinari); poco variate le vendite verso i principali partner commerciali ovvero Germania, Francia e Stati Uniti. Nel complesso, il commercio estero si conferma in crescita nel 2018, ma su ritmi decisamente meno brillanti di quelli visti l’anno scorso.
Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a giugno aumentano di 0,5% m/m, dopo +1,3% m/m, rivisto da 0,8% m/m. Le vendite di auto sono più solide di quanto atteso (+0,9% m/m, dopo +0,8% m/m a maggio), in parte sulla scia di prezzi più elevati come visto nel CPI, nonostante il calo delle vendite riportato dai concessionari. Le vendite al netto delle auto sono in rialzo di 0,4% m/m, dopo +1,4% m/m, rivisto da 0,9% m/m di maggio. Le vendite di benzina crescono di 1% m/m e quelle di materiali da costruzione di 0,8% m/m; pertanto con il calo del comparto alimentare (0,3% m/m), l’aggregato al netto di auto, benzina, alimentari e materiali da costruzione (“control group”), che entra direttamente nella definizione dei consumi, è invariato su base mensile, dopo +0,8% m/m. Diversi segmenti registrano debolezza: abbigliamento (-2,5% m/m, dopo molti mesi solidi e frenati in parte dal calo dei prezzi di -0,9% m/m), articoli sportivi (-3,2% m/m), beni vari (-0,8% m/m), elettronica (-0,4% m/m). La componente relativa a bar e ristoranti continua a indicare capacità di spesa per attività voluttuarie, con una variazione di 1,5% m/m (9% a/a). In continuo rialzo anche le vendite online (+1,3% m/m). Complessivamente i dati di giugno sono misti, con diverse voci in calo e marginalmente al di sotto delle attese, ma le ampie revisioni ai mesi precedenti confermano la dinamica solida dei consumi nel 2° trimestre, che dovrebbe essere intorno a 3% t/t ann., e proseguire nel secondo semestre. La stima GDP nowcasting dell’Atlanta Fed, dopo la pubblicazione delle vendite al dettaglio è rivista verso l’alto a 4,5% t/t ann., da 3,9% t/t ann., con una variazione dei consumi stimata a 3,1% t/t ann. da 2,7%.
Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a luglio corregge a 22,6, da 25 di giugno, tronando sul livello di marzo. Le principali componenti sono in moderato calo, ma restano su livelli ampiamente espansivi: nuovi ordini a 18,2 da 21,3, consegne a 14,6 da 23,5, tempi di consegna a 6 da 13,2occupati a 17,2 da 19. Anche gli indici di prezzo sono più moderati: prezzi pagati a 42,7 da 52,7, sui minimi da gennaio, e prezzi ricevuti a 22,2 da 23,3. Le indicazioni a 6 mesi sono miste: calo per attività (a 31,1 da 38,9), consegne (a 33,5 da 40,7), occupati a 24,2 da 25,9), spesa in conto capitale (a 17,1 da 27,1), prezzi pagati (a 48,7 da 51,2). Invece per i nuovi ordini e i prezzi ricevuti si registrano modesti aumenti (a 37,2 da 33,4 per gli ordini e a 28,2 da 27,1 per i prezzi ricevuti). L’indagine conferma l’espansione del settore, con l’indice di attività all’interno dell’intervallo di fluttuazione visto nell’ultimo anno, coerente con attività in crescita e costante, ma moderato rialzo dei prezzi.
Fonte: BONDWorld.it
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