Area euro. La stima finale dovrebbe confermare che a febbraio l’inflazione eurozona è rallentata di un decimo….
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all’1,2% dall’1,3% di gennaio. I prezzi al consumo sono attesi in aumento di 0,2% m/m dopo il brusco calo di gennaio. L’indice core al netto di alimentari ed energia è infine atteso confermare la prima stima, che lo dava stabile all’1,2% rispetto al mese precedente. Nei prossimi mesi l’inflazione eurozona è attesa accelerare verso l’1,5%.
Italia. La seconda stima dovrebbe confermare un’inflazione annua in calo a 0,6% a febbraio da 0,9% precedente secondo l’indice nazionale e a 0,7% da 1,2% sulla misura armonizzata. Nel mese, i prezzi dovrebbero essere confermati in salita di un decimo sul NIC (spiegato quasi interamente dai trasporti) e in calo di -0,3% m/m sull’IPCA. L’inflazione di fondo dovrebbe essere confermata in lieve aumento a 0,7% da 0,6% a/a precedente. In prospettiva, pensiamo che il dato di febbraio possa rappresentare un punto di minimo per l’inflazione italiana, attesa poco variata nei prossimi due mesi e poi in risalita a partire dal mese di maggio.
Stati Uniti. I nuovi cantieri a febbraio dovrebbero correggere a 1290 mila da 1326 mila di gennaio. Le licenze sono previste in calo a 1330 mila da 1377 mila di dicembre.
Stati Uniti. La produzione industriale a febbraio è prevista in rialzo di 0,5% m/m, dopo -0,1% m/m di gennaio, con la normalizzazione del clima e la riaccelerazione dell’output nel settore estrattivo e il forte aumento delle ore lavorate segnalate dall’ employment report.
Ieri sui mercati
I mercati azionari hanno chiuso in rialzo in Europa (Euro stoxx +0,7%, Dax +0,9%, FTSE MIB +1,2%), sulla scia dell’indebolimento dell’euro e di notizie societarie positive. Negli USA, gli indici hanno chiuso in modesta flessione, frenati dai timori di una guerra tariffaria e dal continuo turnover all’interno dell’amministrazione Trump.
Sui mercati obbligazionari europei, i rendimenti hanno segnato correzioni diffuse, con gli acquisti che si sono concentrati prevalentemente sulle scadenze medio lunghe in termini di tratto di curva, e sui paesi periferici, soprattutto Italia, in termini geografici. Il Btp a due anni tratta in area -0,27% mentre il decennale torna sotto il 2%, in flessione di circa due punti base, con lo spread a 139 pb. Negli USA, i timori di risposte aggressive da parte della Cina alle tariffe annunciate da Trump hanno messo pressione verso il basso sui rendimenti (T note 10 anni a 2,82%), prevalendo sull’incertezza collegata alla riunione del FOMC della prossima settimana.
Sui mercati valutari, l’aumento di avversione al rischio ha sostenuto lo yen, che è tornato sotto 106 (105,95 questa mattina). Il dollaro si è modestamente rafforzato contro l’euro, sceso temporaneamente anche sotto 1,23 (questa mattina in area 1,2322). L’euro dovrebbe restare nell’intervallo 1,22-1,24 almeno fino alla riunione del FOMC, che sarà il tema dei prossimi giorni. Un rialzo di 25 pb è scontato, ma vi è incertezza sul sentiero dei tassi nel resto del triennio 2018-20. La corona norvegese si è apprezzata sulla scia di un comunicato hawkish da parte della banca centrale, che ha segnalato un sentiero dei tassi più elevato e un probabile rialzo dei tassi nel 3° trimestre. Il franco svizzero è rimasto ancorato ai livelli recenti dopo le dichiarazioni della SNB, secondo cui il cambio è su livelli elevati e richiede tassi sempre molto bassi.
Francia. La seconda lettura conferma che i prezzi al consumo a febbraio sono rimasti invariati su entrambe le misure dopo essere calati di un decimo a gennaio. L’inflazione pertanto si conferma in rallentamento di un decimo all’1,2% dall’1,3% sull’indice nazionale e di due decimi all’1,3% dall’1,5% su quello armonizzato. Nei prossimi mesi prevediamo una ulteriore frenata dell’indice core, che dovrebbe ritornare ad accelerare di un paio di decimi solo nella seconda metà dell’anno. L’inflazione è attesa in accelerazione quest’anno di tre decimi all’1,3%.
Stati Uniti
L’indice Empire della NY Fed a marzo aumenta a 22,5 da 13,1 di febbraio, e dà un segnale di espansione robusta del manifatturiero.
L’indice della Philadelphia Fed a marzo corregge a 22,3 da 25,8, ma si mantiene all’interno dell’intervallo elevato visto da metà 2017 in poi (22-30). Lo spaccato dell’indagine è favorevole, con aumenti diffusi L’indagine è in linea con espansione solida dell’attività nel settore e con ulteriore restrizione del mercato del lavoro; sul fronte dei prezzi, per ora le crescenti pressioni dal lato dei costi non stanno spingendo in misura analoga i prezzi di vendita.
I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 10 marzo calano a 226 mila da 230 mila della settimana precedente, restando su livelli associati a una situazione di pieno impiego e a un tasso di disoccupazione inferiore a quello di febbraio (4,1%).
I prezzi all’import a febbraio rallentano, con un rialzo di 0,4% m/m (3,5% a/a), dopo +0,8% m/m di gennaio. Al netto del petrolio, i prezzi aumentano di 0,5% m/m, come a gennaio, segnalando che il deprezzamento del dollaro comincia a farsi strada sul sentiero dell’inflazione importata.
L’indice di ottimismo dei costruttori di case rilevato dalla National Homebuilders Association a marzo corregge a 70 da 71 di febbraio.
Fonte: BondWorld.it
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