Flash Macro Daily

Flash: Italia. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione stabile

Da seguire: Area Euro Germania. Le vendite al dettaglio sono cresciute più del previsto a giugno, di +1,1% m/m dopo +0,5% m/m del mese precedente………


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La variazione annua è però rallentata a +1,5% da +4,9% precedente. Nel trimestre le vendite sono comunque in ampio recupero rispetto ai tre mesi precedenti. In questa fase le indicazioni sui consumi tedeschi sono ampiamente positive, sebbene l’indagine IFO relativa al commercio al dettaglio abbia segnalato un rallentamento di attività a inizio estate.

Italia. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione stabile sul mese sulla misura nazionale ma in calo del 2,1% m/m sull’indice armonizzato per effetto dei saldi stagionali. Il contributo dall’energia dovrebbe essere negativo. L’inflazione è attesa in calo di due decimi all’1% sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata. L’inflazione core è vista in calo di tre decimi a 0,6%. La dinamica annua dei prezzi al consumo dovrebbe muoversi in un range piuttosto ristretto (tra 1,1% e 1,3%) nei restanti mesi dell’anno.

Eurozona. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione in calo all’1,2% a luglio da un precedente 1,3%. Sul mese, i prezzi al consumo sono attesi in calo di 0,6% m/m, i prezzi al netto di energia e alimentari dovrebbero calare di 0,7% m/m, l’andamento stagionale di luglio potrebbe essere accentuato da una correzione dei prezzi dei servizi ricreativi dopo l’anomalo aumento di giugno (in particolare in Germania). L’inflazione core è attesa tornare indietro di un decimo. Tra agosto e settembre, un effetto base favorevole spingerà l’inflazione all’1,4%, ma dall’autunno gli effetti statistici torneranno a frenare l’inflazione fino all’1,2%. Solo nel 2018 si vedranno aumenti più decisi della dinamica sottostante verso l’1,6%.

Eurozona. Il tasso di disoccupazione potrebbe calare di un decimo a luglio a 9,2%, dopo tre mesi di fermo al 9,3%. Le condizioni cicliche continuano a sostenere la dinamica occupazionale. Ci aspettiamo un calo del tasso di disoccupazione fino all’8,8% a fine 2017. Rimangono tuttavia ampie discrepanze all’interno dell’area. In Italia, il tasso di disoccupazione è atteso stabile all’11,3%.

I market mover della settimana

Nell’area euro il focus sarà sui dati di inflazione, attesa in calo di un decimo nella media area euro a 1,2% e di due decimi in Italia all’1,0%. La stima flash per il 2° trimestre dovrebbe mostrare il PIL Eurozona in aumento di 0,6% t/t, ma in accelerazione al 2,1% da 1,9% su base annua. La seconda stima potrebbe rivedere il PMI manifatturiero al rialzo a 57 ed il PMI composito a 56. Il tasso di disoccupazione euro zona potrebbe essere calato di un decimo al 9,2%.

La settimana ha molti dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti: il quadro dovrebbe essere coerente con crescita moderata e inflazione contenuta, ma non più in calo. L’employment report dovrebbe registrare un altro aumento solido degli occupati non agricoli e una correzione del tasso di disoccupazione a 4,3%. Gli indici ISM di luglio dovrebbero correggere dopo l’aumento di giugno, ma restare su livelli elevati e coerenti con espansione moderata e diffusa. Fra i dati di giugno, la spesa personale dovrebbe essere in debole aumento, il reddito personale dovrebbe crescere di 0,3% m/m, il deflatore core è previsto in aumento di 0,1% m/m, e la spesa in costruzioni dovrebbe risalire dopo la stabilità di giugno.

Venerdì sui mercati

Chiusura di settimana negativa per le principali piazze azionarie. Seduta in calo anche per i Btp, pur in recupero dai minimi a fine giornata, in un’ottava in cui l’offerta complessiva è stata intorno ai 18 miliardi (oggi la tornata di fine mese si chiude con le riaperture di titoli a medio e lungo termine di venerdì; il prossimo appuntamento sui Btp, vista la cancellazione delle aste di metà mese, sarà il 30 di agosto). Prezzi del greggio ai massimi da due mesi sulla scia di dati meno abbondanti sulle scorte Usa e dei timori di sanzioni contro il Venezuela. Dollaro ancora vicino ai minimi da due anni e mezzo (a 1,173 stamane), appesantito da dati macro che hanno creato incertezza sul prossimo rialzo Fed atteso per quest’anno.

Area euro. L’ indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione UE è rimasto circa invariato a luglio 111,2 da 111,1, contro attese di calo degli analisti. La fiducia è stabile nell’industria a 4,5 livello al di sopra della media di lungo termine, mentre l’indagine PMI aveva indicato un peggioramento delle condizioni di business. Il morale è migliorato ancora nei servizi a 14,1 da 13,3 grazie ad attese di aumento di domanda nei prossimi mesi. Il morale cede, dopo quattro mesi di continui aumenti, nel commercio al dettaglio, da livelli assai elevati: 4,0da 4,4 (MLT: -7,9). La fiducia migliora nettamente nelle costruzioni. Le indagini di luglio son coerenti con una stabilizzazione della crescita del PIL sui livelli dei mesi primaverili. La ripresa coinvolge anche la dinamica occupazionale in tutti i settori ed è pertanto più sostenibile. Nel contempo il rialzo delle attese sui prezzi di vendita in particolare nei servizi e commercio al dettaglio conferma che il rischio deflazione è ormai archiviato e che una lenta reflazione è in atto.

Inflazione. La stima preliminare ha mostrato l’inflazione stabile in Germania all’1,6% sulla misura nazionale e all’1,5% su quella armonizzata. Le nostre attese erano di modesto calo. In Spagna, l’inflazione è rimasta stabile sulla misura nazionale a 1,5% mentre è salita di un decimo su quella armonizzata. In Francia, L’inflazione è salita a sorpresa a 1,2% da un precedente 08%, sulla misura armonizzata, mentre sull’indice nazionale è rimasta invariata a 0,7%. I dati da Germania, Francia e Spagna introducono rischi verso l’alto per le nostre stime di inflazione euro zona in calo di un decimo all’1,2% a luglio (v.sopra).

Italia. Le retribuzioni contrattuali sono rimaste ferme per il secondo mese a giugno, per una variazione annua in rallentamento a 0,3% da 0,5% di maggio. Si tratta di un minimo storico, già toccato lo scorso febbraio. In assenza di rinnovi, la crescita delle paghe orarie nei prossimi sei mesi (nei quali non verrà a scadenza alcun contratto) non risalirà significativamente (è attesa a 0,4% fino a fine anno). In sostanza, per tutto il primo semestre le retribuzioni sono cresciute meno dell’inflazione, e tale tendenza non è attesa invertire nella seconda metà dell’anno.

Stati Uniti. La stima advance del PIL del 2° trimestre è risultata circa in linea con le attese, con una accelerazione a 2,6% t/t annualizzato, dopo l’1,2% t/t ann. (rivisto al ribasso di due decimi) di inizio anno. Diversamente da quanto visto nei primi tre mesi, il maggior contributo è venuto dai consumi. Il dato evidenzia come la domanda domestica permanga su un sentiero di crescita solida, mentre il deprezzamento del dollaro comincia a favorire visibilmente le esportazioni. Stimiamo che l’attività economica possa crescere all’incirca sugli stessi ritmi o ad un passo di poco inferiore nel trimestre estivo.

Stati Uniti. L’Employment Cost Index nel 2° trimestre ha mostrato un rallentamento a +0,5% t/t dopo l’accelerazione vista nel 1° trimestre a +0,8% t/t. Tutte le componenti sono cresciute di mezzo punto con la sola eccezione dei benefit (+0,6%). La variazione annua è rimasta invariata a 2,4% a/a (il dato del 1° trimestre è stato rivisto al rialzo da 2,1% della prima stima).

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a luglio è stata rivista, in linea con le attese, a 93,4 da 93,1 della stima preliminare. La revisione è dovuta alle condizioni correnti, salite a 113,4 da 112,9 della prima lettura; le aspettative sono state riviste solo di un decimo (a 80,5). I dati più importanti dell’indagine in questo periodo sono le aspettative di inflazione, che, rispetto alla prima lettura di luglio, sono state riviste al ribasso di un decimo sull’orizzonte a 1 anno (tornando a 2,6% ovvero al livello di giugno) e sono state confermate al 2,6% a 5-10 anni (in salita di un decimo rispetto al livello di giugno).

Stati Uniti. Il Senato ha bocciato con 51 voti contrari l’ultima versione della riforma sanitaria proposta dalla leadership repubblicana. Il disegno di legge, definito “skinny repeal”, era l’ultimo tentativo per mantenere in vita il processo di sostituzione e abrogazione di Obamacare, attraverso il voto su una eliminazione minima di alcune misure della legislazione vigente, con l’intenzione di procedere poi a un’integrazione da discutere insieme alla Camera. La strada resta tortuosa anche per la riforma tributaria, ma probabilmente meno ideologica rispetto a quella per la sanità. Inoltre, se la riduzione delle imposte fosse modulata in modo da apportare benefici consistenti ai redditi medio-bassi, si potrebbe anche configurare la possibilità di qualche voto favorevole da parte dei democratici. In ogni caso, i repubblicani devono prima approvare una risoluzione di budget per poter procedere sulle imposte. Qualsiasi vero passo avanti politico non si vedrà fino a settembre, quando il Congresso dovrà anche occuparsi del rialzo del limite del debito.

Fonte: BondWorld.it


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