Da seguire: La Grecia verserà oggi la rata (588 milioni di euro) di rimborso del prestito concesso a suo tempo dal FMI. Fonti governative hanno assicurato che il Tesoro dispone di riserve liquide sufficienti a effettuare il pagamento, anche per i provvedimenti che hanno obbligato i fondi pensione a prestare la propria liquidità, stimata in 4,4 miliardi complessivamente, allo Stato.…
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Un ulteriore pagamento di 353 milioni al FMI è previsto venerdì 20, giorno in cui scadono anche 1600 milioni di T-bills. Quest’ultima scadenza dovrebbe essere parzialmente coperta dall’emissione di buoni trimestrali da 1000 milioni in agenda il 18/3.
Stati Uniti
L’indice Empire della NY Fed a marzo è previsto in aumento a 9,5 da 7,8 di febbraio. Gli ordini e gli occupati dovrebbero essere in modesto aumento, viste le condizioni climatiche migliori (anche se ancora particolarmente rigide) rispetto a febbraio. Anche la fine della vertenza dei portuali del Pacifico dovrebbe sostenere ordini e attività. Le condizioni a 6 mesi potrebbero risalire da 25,6 di febbraio; il mese scorso c’era stato un forte aumento della componente relativa agli investimenti (a 32,6 da 14,7), che segnalava una valutazione positiva dello scenario per il settore manifatturiero, nonostante il contributo negativo delle imprese del settore energetico.
La produzione industriale a febbraio è attesa in aumento di 0,3% m/m. Febbraio dovrebbe vedere un ampio contributo delle utility, visto il clima straordinariamente freddo e nevoso. L’output nel settore manifatturiero dovrebbe essere in calo di -0,1% m/m, per via degli effetti negativi (e transitori) del clima avverso e della vertenza dei lavoratori portuali del Pacifico. Le ore lavorate per gli occupati nel settore puntano a una correzione, se pure modesta.
I market mover della settimana
La settimana è densa di dati macroeconomici e di eventi negli Stati Uniti. Il focus dei mercati sarà sulla riunione del FOMC che prevediamo apra la strada per possibili rialzi da giugno in poi, con modifiche al comunicato e proiezioni macroeconomiche positive. In termini di dati, le prime indagini di settore di marzo dovrebbero essere in rialzo. A febbraio, il clima dovrebbe avere determinato una correzione dei cantieri, mentre le licenze dovrebbero mantenersi su un trend positivo. La produzione industriale di febbraio dovrebbe essere in aumento grazie a una forte spinta delle utility, dovuta al clima, che più che compensa un modesto calo nel manifatturiero.
Nell’area euro, la settimana è povera di dati congiunturali: l’indice ZEW aprirà la tornata di indagini di fiducia relative al mese di marzo (che vediamo in miglioramento, grazie soprattutto agli effetti sui mercati del QE avviato dalla BCE), mentre la seconda lettura dell’inflazione di febbraio confermerà la risalita dai minimi di inizio anno. I mercati continueranno a guardare con attenzione agli sviluppi sul fronte della Grecia (proseguiranno i negoziati “tecnici” tra governo e istituzioni creditrici) e del QE (la BCE pubblica giovedì il Bollettino Economico). Il Consiglio Europeo di giovedì-venerdì chiuderà la prima fase del Semestre Europeo e discuterà di alcune importanti questioni geopolitiche.
Venerdì sui mercati
L’euro ha ritoccato a 1,0460 i minimi dell’anno, rientrando poi verso 1,05 dollari. Cambio in flessione anche contro CHF, scambiato a 1,0570. Hanno continuato a cedere terreno contro dollaro anche il real brasiliano (3,2479), ormai su minimi pluriennali, e il dollaro canadese.
Modesti movimenti correttivi hanno caratterizzato l’andamento dei titoli di stato. Il rialzo dei rendimenti (1-2pb) è associato a un marginale allargamento dei differenziali con la Germania.
Netta flessione delle quotazioni petrolifere, apparentemente associata a notizie sulla produzione americana. Il Brent Crude è sceso venerdì a $54,67.
Area Euro
Italia. I dati definitivi sui prezzi al consumo a febbraio hanno confermato la stima preliminare per quanto riguarda l’armonizzato (+0,3% m/m, +0,1% a/a) e hanno visto una revisione verso l’alto di un decimo per ciò che concerne l’indice NIC (a +0,4% m/m, -0,1% a/a). In altre parole, il rimbalzo dell’inflazione nazionale è stato più accentuato di quanto stimato in prima battuta. In prospettiva, la risalita dei prezzi energetici e il deprezzamento dell’euro alzano lievemente il profilo atteso per l’inflazione, che a nostro avviso stazionerà in un intorno dello zero per la maggior parte del 2015, per risalire solo negli ultimi mesi dell’anno e attestarsi poco sopra 1% in media d’anno nel 2016.
Stati Uniti
Il PPI di febbraio ha sorpreso ampiamente verso il basso, registrando un calo di -0,5% m/m sia per l’indice headline sia per quello core. I prezzi nel comparto energia sono invariati su base mensile, per la prima volta dopo 7 cali consecutivi. La contrazione degli indici è dovuta quasi esclusivamente alla forte correzione dei prezzi dei servizi delle voci commercio e trasporto/immagazzinaggio, in calo di -1,5% m/m per entrambe le categorie. Queste voci non dovrebbero essere influenzate in modo particolarmente rilevante dall’apprezzamento del dollaro; il calo potrebbe avere a che fare con il rallentamento dell’attività legato al clima e alla vertenza per il contratto dei lavoratori portuali. Non pensiamo che il calo del PPI abbia implicazioni rilevanti per il CPI di febbraio, che prevediamo in aumento mensile di +0,2% m/m.
La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a marzo (prel.) cala a 91,2 da 95,4 di febbraio. Il calo riguarda sia le condizioni correnti (da 106,9 di febbraio a 103, vicino ai livelli di novembre), sia le aspettative (da 88 di febbraio a 83,7, al di sopra dei livelli di novembre). Il calo dell’indice e delle sue sotto-componenti è in parte legato al rialzo del prezzo della benzina e in parte agli effetti negativi del clima di febbraio sul reddito. La correzione non segnala un’inversione di tendenza dei consumi: la fiducia è comunque su livelli che non si vedevano da marzo 2007, se escludiamo il periodo dicembre 2014-febbraio 2015. Le aspettative di inflazione a 5-10 anni aumentano a 2,8% da 2,7% di febbraio, quelle a 1 anno accelerano a 3% da 2,8%. L’indagine segnala alla Fed che non si stanno instaurando aspettative disinflazionistiche e che le famiglie ritengono la recente decelerazione della dinamica dei prezzi transitoria e collegata al comparto energia.
Fonte: BONDWorld.it
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