Da seguire: In Cina, la tornata di febbraio dei PMI è stata al di sotto delle attese e ancora indicativa di debolezza dell’attività economica. Il PMI manifatturiero Caixin è arretrato da 48,4 a 48,0, mentre quello…
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‘ufficiale’ è sceso da 49,4 a 49,0. Più debole anche l’indice non-manifatturiero ufficiale, calato da 53,5 a 52,7, anche se quest’ultimo rimane coerente con una crescita dell’attività. L’arretramento degli indici manifatturieri sembra riflettere più la debolezza della domanda interna che di quella estera ed è legato a una riduzione delle scorte di prodotti finiti.
Area Euro
- Il tasso di disoccupazione nell’Eurozona è atteso rimanere stabile a gennaio a 10,4% dopo essere calato di un decimo a dicembre. Nel 2016 il livello della disoccupazione per l’Eurozona dovrebbe continuare il trend in discesa (10,1%) iniziato nel 2014 (11,6%) e proseguito nel 2015 (10,9%). In Italia, il tasso di disoccupazione potrebbe risalire lievemente a gennaio, a 11,5% dall’11,4% di dicembre. La risalita sarebbe dovuta a una correzione delle assunzioni a tempo indeterminato dopo l’incremento registrato negli ultimi mesi del 2015 per godere appieno dell’esonero contributivo, anche se la volatilità su base mensile delle forze di lavoro aggiunge dei rischi sulla stima. In prospettiva, la discesa del tasso dei senza-lavoro nel 2016 sarà più lenta che nel 2015: la media annua potrebbe attestarsi solo di qualche decimo al di sotto dei livelli correnti, restando sopra l’11%. Infine, in Germania, l’indagine di febbraio dovrebbe vedere l’indice fermo al 6,2% dopo che la disoccupazione era calata di un decimo a gennaio, segnando il nuovo minimo storico: nel mese il numero dei senza lavoro potrebbe essere calato di circa 10 mila unità.
- Francia. La disoccupazione potrebbe rimanere stabile a 10,6% nell’ultimo trimestre del 2015 (a 10,2% nella Francia metropolitana), arrestando così l’aumento in atto dal 1° trimestre 2015. In media annua, la disoccupazione dovrebbe essersi attestata al 10,4% dal 10,3% del 2014. Nel corso del 2016 ci aspettiamo che il livello scenda gradualmente di circa tre/quattro decimi (media annua a 10,3%).
- Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il calo del PMI manifatturiero a febbraio, in correzione a 51,0 da 52,3 sulla scia della correzione del PMI tedesco a 50,2 da 52,3, che annulla così il gap rispetto a quello francese, in marginale miglioramento a 50,3 da 50,0 di gennaio. La prima lettura del PMI manifatturiero italiano potrebbe segnare una correzione a 52,7 da 53,2.
- Italia. Il dato annuo su PIL e indebitamento della PA dovrebbe mostrare il primo in crescita di 0,7% (0,6% dai dati corretti per i giorni lavorativi: il 2015 ne ha avuti tre in più rispetto al 2014). È il primo anno di crescita dal 2011. Il deficit dovrebbe attestarsi al 2,6% del PIL, in calo rispetto al 3% dell’anno precedente e in linea con i target governativi grazie soprattutto ai risparmi sulla spesa per interessi.
Stati Uniti
- L’ISM manifatturiero a febbraio è atteso in modesto rialzo a 48,6 da 48,2 di gennaio. Il Philly Fed è migliorato marginalmente a -2,8 da -3,5, mantenendo però uno spaccato debole. Anche l’ISM dovrebbe rimanere ancora al di sotto di 50, segnalando contrazione a ritmi contenuti. Sarà importante vedere gli indici di ordini e scorte per vedere se i segnali dei mesi scorsi, coerenti con una modesta ripresa dell’attività, proseguiranno.
- La spesa in costruzioni a gennaio è prevista in aumento di 0,6% m/m dopo il dato debole di dicembre (+0,1% m/m). La spesa nel segmento residenziale è attesa in rialzo solido, in linea con il trend (+0,6% m/m); per quanto riguarda l’edilizia non residenziale, pur in presenza di debolezza (che segue un’espansione molto solida nel 2015), la spesa dovrebbe essere in aumento di 0,4% m/m dopo due contrazioni consecutive. Il settore pubblico dovrebbe contribuire di nuovo positivamente, segnando un incremento dell’1% m/m.
- Le vendite di autoveicoli a febbraio dovrebbero aumentare a 17,8 mln di unità ann., da 17,5 mln di gennaio, dando sostegno ai consumi del 1° trimestre. Le vendite dovrebbero rimanere al di sotto del livello di ottobre (18,1 mln). Il trend nel 2016 dovrebbe essere più piatto rispetto a quanto visto nel 2015, pur mantenendosi su livelli elevati.
Ieri sui mercati
- La Banca centrale della Cina ha ridotto il coefficiente di riserva obbligatoria di 50pb al 17%, con effetto dal 1° marzo. La precedente riduzione era stata effettuata il 23 ottobre 2015.
- Netta pressione al ribasso sui rendimenti dei titoli di stato europei. Il calo dei tassi è stato di 7-9pb sulla curva BTP, di 2-4pb su quella Bund. L’aspettativa di nuove misure BCE spinge al ribasso gli spread sovrani. Interamente assorbito l’importo aggiuntivo di titoli a medio/lungo termine offerto agli specialisti dal Tesoro italiano. Tassi in calo anche sugli UST, limitatamente al tratto 5-30 anni.
- Petrolio in ulteriore rialzo: il primo contratto sul Brent Crude è scambiato a $37, dopo che ieri aveva chiuso a $35,97. Il mercato è incoraggiato dal calo della produzione OPEC in febbraio e dai dati che hanno mostrato in dicembre il terzo mese consecutivo di calo della produzione americana.
- I listini azionari europei hanno chiuso la giornata vicini ai massimi. Negativa la chiusura dell’S&P500. L’indice Nikkei ha chiuso oggi in modesto rialzo, nonostante i dati economici nel complesso deboli.
- La sterlina ha marginalmente recuperato sul dollaro, chiudendo la giornata a 1,3915 da minimi di 1,3833. Euro debole, scambiato attualmente a 1,0876 dollari e a 1,0856 CHF.
Area euro
L’inflazione dell’Eurozona è calata a -0,2%a/a a febbraio da +0,3%a/a in precedenza. Il calo è stato più marcato delle attese di consenso ma in linea con le nostre previsioni. Sul mese i prezzi sono cresciuti di 0,1%m/m, in parte ancora sulle pressioni ribassiste dalla componente energia, ma anche per una dinamica più debole della componente core (+0,3%) rispetto alla stagionalità usuale del mese di febbraio (0,5% m/m). L’inflazione core è difatti calata di due decimi a 0,8% sulla misura BCE (al netto di energia ed alimentari) e di 0,7% per la misura al netto di energia, alimentari e tabacchi. Una flessione dell’inflazione complessiva in territorio negativo era attesa dalla BCE ma per effetto delle pressioni ribassiste dall’energia e non di un calo della dinamica sottostante. Il calo dell’inflazione core è spiegato dal rallentamento di due decimi dell’inflazione nei servizi a 1,0% e di quattro decimi nei beni non energetici a 0,3%. Nelle nostre stime febbraio dovrebbe segnare un minimo per l’inflazione area euro a meno di ulteriori cali del prezzo del greggio e/o di effetti di seconda battuta sulla dinamica sottostante.
BCE. Nell’ottava del 26 febbraio il portafoglio PSPP ha visto un incremento di 12,15 miliardi di euro ed è salito a 594,77 miliardi di euro. Gli acquisti di titoli covered sono stati pari a 1,83 miliardi di euro, che aumentano il portafoglio a 157,99 miliardi, mentre gli acquisti settimanali di ABS al netto dei titoli scaduti, sono stati pari a -13 milioni, portando il totale dei titoli in portafoglio a 18,637 miliardi di euro.
Stati Uniti
Dudley (NY Fed) ha dichiarato che continua ad aspettarsi che l’inflazione torni al 2% nel medio termine ma, dopo la recente turbolenza, è “un po’ meno fiducioso” nella sua previsione. I commenti di i Dudley suggeriscono che anche il presidente della NY Fed voterebbe a favore di una pausa a marzo.
Fonte: BondWorld.it
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