GIAPPONE 1

Flash: La Banca del Giappone è intervenuta per frenare l’apprezzamento dello yen

Da seguire: Area Euro: – L’occupazione è vista in crescita nel 2° trimestre di 0,1% t/t, dopo la stabilità del trimestre precedente: per la prima volta dal 1° trimestre 2008 si registrerebbe così una variazione trimestrale positiva. Sull’anno, la….


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dinamica occupazionale risulterebbe ancora in calo (-0,6% a/a), ma ad un ritmo meno severo rispetto ai trimestri precedenti (1° trimestre 2010: -1,2% t/t; 4° trimestre 2009: -2,0% a/a). Tra i principali paesi dell’area euro, a pesare sulla crescita occupazionale sarebbe ancora la debolezza del mercato del lavoro in Spagna, mentre continua a sorprendere l’ottima performance della Germania. Sulla base dell’indice delle intenzioni di assunzione delle imprese secondo l’indagine PMI, l’occupazione nell’Eurozona è vista in ulteriore recupero nei prossimi trimestri e potrebbe tornare a una stabilità su base annua nel 3° trimestre.

Stati Uniti

– I prezzi all’import ad agosto sono visti in aumento di 0,5% m/m, il secondo rialzo dopo due mesi di ampie correzioni a maggio e giugno (-0,8% e -1,3% m/m, rispettivamente). I prezzi dovrebbero essere spinti dal petrolio, ma ad agosto dovrebbe esserci un contributo positivo anche dai prezzi ex-petrolio: l’interruzione del trend verso l’alto del dollaro contribuirà all’accelerazione dei prezzi all’import.

– L’indagine Empire della NY Fed a settembre dovrebbe essere poco variata, e risalire modestamente a 8 da 7 di agosto. I dati dell’ISM di agosto sono stati positivi; l’Empire aveva registrato un piccolo rialzo, ma lo spaccato dell’indagine era debole, soprattutto per quanto riguarda gli ordini. Gli ordini nell’indagine ISM sono scesi e anche l’Empire dovrebbe mantenere un quadro debole per questa componente. L’indice occupazione era positiva e in miglioramento ad agosto: a settembre le indicazioni dovrebbero restare espansive.

– La produzione industriale ad agosto è prevista in aumento di 0,3% m/m, con un incremento analogo nel settore manifatturiero. Le ore lavorate nel manifatturiero sono aumentate dello 0,1% m/m nel mese di agosto, un risultato relativamente debole per via della correzione nel settore auto (che era determinata da un luglio particolarmente sostenuto). Il manifatturiero, al netto delle auto, dovrebbe vedere ancora un incremento sostenuto vicino al +0,6% m/m di luglio. I dati dell’ISM sono rimasti forti. L’employment report ha registrato anche un aumento di ore lavorate nel settore estrattivo che dovrebbe in parte limitare il calo dell’output nelle utilities. L’utilizzo della capacità produttiva dovrebbe aumentare di 3 decimi.

Ieri sui mercati

La Banca del Giappone è intervenuta per frenare l’apprezzamento dello yen che ieri aveva continuato a rafforzarsi, sforando anche la soglia di 83. La BoJ non interveniva sui mercati valutari dal 2004. Le Autorità degli altri paesi sono state “contattate” dalle Autorità giapponesi, ma non hanno rilasciato commenti. Secondo fonti di stampa giapponese l’intervento potrebbe essere stato di circa 100 miliardi di yen: la Banca centrale annuncerà successivamente l’entità delle misure. Il cambio si è portato poco sopra 85 subito dopo l’intervento. Nella conferenza stampa, Noda ha detto che la BoJ è pronta ad agire in modo deciso, con misure che includono altri interventi; nuove misure verranno attuate se necessario, in particolare se lo scenario economico peggiorerà molto. Shirakawa, Governatore della Banca centrale, ha detto che l’intervento dovrebbe stabilizzare il mercato valutario e che la BoJ continuerà a mantenere ampia la liquidità per un commento più dettagliato, si veda Forex Flash di questa mattina). Ieri, nonostante dati americani migliori del previsto e dati europei deludenti, le borse statunitensi hanno corretto marginalmente, mentre quelle europee hanno segnato miglioramenti se pure modesti. Forte rimbalzo dell’oro, che ha toccato il massimo di 1265 dollari di giugno; tutti i metalli hanno visto rialzi, paralleli al generale indebolimento del dollaro. I mercati obbligazionari hanno registrato rendimenti in calo (T-note 10 anni, -6pb a 2,69%, Bund 10 anni a 2,37%, -6pb. Negli Stati Uniti, proseguono i segnali di possibile mediazione nel dibattito sulle aliquote fiscali, con dichiarazioni da parte di un gruppo di rappresentanti democratici “centristi” che si sono espressi a favore di un’estensione, anche temporanea, delle aliquote attuali per tutte le classi di reddito.

Area Euro

Francia. L’indice dei prezzi al consumo, secondo la misura nazionale, è cresciuto di 0,2% m/m ad agosto, dopo il calo (-0,3% m/m) di luglio. I prezzi di energia sono rimasti stabili, mentre gli alimentari freschi hanno registrato un calo. L’inflazione annua è rallentata all’1,4% a/a, da un precedente +1,7% a/a. Sull’armonizzato, i prezzi al consumo sono saliti di 0,2% m/m, da un precedente -0,3% m/m, per un rallentamento su base annua all’1,6% a/a, dall’1,9% a/a di luglio.

Germania. A settembre, l’indice ZEW sulle aspettative a 6 mesi di analisti e investitori istituzionali sull’economia tedesca è calato ben oltre le attese di consenso e per il quinto mese consecutivo a -4,3 da 14,0. L’indicatore si colloca ai minimi dal febbraio 2009 e per la prima volta in 19 mesi in territorio negativo: un valore dello ZEW al di sotto di zero indica che la maggioranza degli investitori istituzionali vede le condizioni economiche peggiorare nei prossimi sei mesi. Da notare che il morale peggiora anche per l’area euro, rimanendo tuttavia in questo caso (a 4,4 da 15,8) improntato a ottimismo. D’altra parte, dopo la crescita record (+2,2% t/t) registrata dal PIL nel 2° trimestre, non è sorprendente attendersi un rallentamento nei prossimi trimestri (già suffragato per quanto riguarda il trimestre estivo dai dati di luglio su produzione industriale, ordini all’industria ed export). Inoltre, da notare che la situazione corrente, nel giudizio dei partecipanti all’inchiesta, è migliorata ulteriormente, ben oltre le attese di consenso, da 44,3 a 59,9, valore massimo da dicembre 2007 (e l’indice sulla situazione corrente presenta una correlazione col PIL tedesco assai più alta rispetto all’indice delle aspettative).

La produzione industriale nell’area euro è rimasta stabile a luglio, dopo il calo di -0,2% m/m a giugno (dato rivisto al ribasso di un decimo). La variazione annua (corretta per i giorni lavorativi) ha rallentato al 7,1% a/a da un precedente 8,3% a/a. Una flessione della variazione annua appare fisiologica visto che i mesi scorsi si avvantaggiavano di un confronto eccezionalmente favorevole con i primi mesi del 2009 che rappresentavano il minimo del ciclo, ma il livello della produzione non sta calando (semmai appare stabilizzarsi dopo il forte recupero durato oltre un anno).

L’indice sul costo del lavoro orario nell’area euro ha rallentato a 1,6% a/a nel 2° trimestre 2010, dopo la revisione al ribasso del dato del trimestre precedente (1,9% a/a da una precedente stima di 2,1% a/a). Si tratta di un minimo da quando esiste la serie (1996). Hanno rallentato sia la componente stipendi e salari (a +1,5% a/a da +1,8% a/a) che gli altri costi (a 2,0% a/a da 2,2% a/a). Tra i principali paesi dell’area euro, il costo del lavoro è risultato superiore alla media dell’Eurozona in Francia (+3,8% a/a), mentre mostra un tasso di crescita assai modesto in Spagna (0,9% a/a) e in Germania (0,7% a/a); da notare che in Grecia il costo del lavoro ha rallentato a -1,8% da +14,4% del trimestre precedente.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio ad agosto aumentano di 0,4% m/m; al netto delle auto l’aumento è di 0,6% m/m. I dati di luglio sono stati rivisti verso il basso a +0,3% m/m (da 0,4%) e +0,1% m/m ex-auto (da 0,2% m/m). I dati sono generalmente positivi con una buona dinamica diffusa a gran parte dei settori (escluse le auto). L’aggregato al netto di auto e benzina aumenta di 0,5% m/m, al netto di auto e materiali da costruzione di 0,8%, al netto di auto, materiali da costruzione e benzina di 0,6%. Come previsto, le auto sono state un ampio freno alle vendite complessive: le auto segnano ad agosto -0,7% m/m (dopo +1,6% m/m a luglio); negativi anche gli altri beni durevoli (mobili, -0,5% m/m, elettronica, -1,1% m/m). Discreta la crescita di beni discrezionali (abbigliamento, +1,2% m/m, attrezzatura sportiva, +0,9% m/m, spesa per la persona, +0,6% m/m). Il quadro dei consumi che emerge dai dati è di crescita moderata. Manteniamo la previsione di dinamica sottostante dei consumi compresa fra 2 e 2,5%, sufficiente a sostenere la crescita dell’economia nel suo complesso, evitando un double dip.

L’indagine di fiducia delle piccole imprese condotta dall’NFIB è salita a 88,8ad agosto da 88,1 di luglio, con il miglioramento della valutazione delle prospettive economiche e delle vendite. Il livello della fiducia rimane comunque su livelli molto bassi e non ci sono indicazioni di una ripresa delle assunzioni da parte delle piccole imprese. Rimane compresso anche l’indicatore dei prezzi di vendite e dei profitti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’indice IBD/TIPP risale a settembre a 45,3 da 43,6 di agosto, tornando su livelli vicini a quelli di giugno. Migliorano l’indice relativo alle finanze personali e quello sulla politica fiscale, mentre peggiora la valutazione dell’economia.

Le scorte delle imprese aumentano più del previsto, crescendo di 1% m/m a luglio, con una revisione verso l’alto del dato di giugno a +0,5% da +0,3% m/m. L’aumento delle scorte si è accompagnato a un aumento del fatturato, lasciando invariato il rapporto scorte/fatturato, a 1,26. Le scorte sono in crescita lungo tutta la catena produttiva e distributiva: +1% m/m per il manifatturiero, +1,3% m/m per il settore all’ingrosso, +0,7% m/m per il dettaglio. L’aumento delle scorte al dettaglio (+0,7% m/m) è completamente spiegato dal settore auto (+2,5% m/m il settore auto e parti). Il fatturato aumenta dello 0,7% m/m (+1,1% m/m per il manifatturiero). I dati, insieme a quelli del commercio estero e delle vendite delle famiglie confermano l’aspettativa che il 3° trimestre veda una crescita più sostenuta rispetto al dato di PIL deludente del 1° trimestre.


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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