Da seguire: Stati Uniti: Il CPI a dicembre è previsto in calo di -0,4% m/m (0,7% a/a, da 1,3% a/a di novembre), ancora spinto verso il basso dalla continua contrazione del prezzo della benzina.…
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L’energia nel mese dovrebbe calare di -6,7% m/m, con una contrazione del prezzo della benzina a due cifre. Il CPI core invece dovrebbe essere in aumento di 0,14% m/m (1,7% a/a), con un andamento positivo dell’abitazione e dei servizi sanitari; possibile un modesto recupero dell’abbigliamento dopo il crollo di novembre (-1,1% m/m). L’andamento del prezzo della benzina continuerà a trascinare verso il basso il CPI, con variazioni mensili negative probabili ancora per qualche mese; di conseguenza il CPI a/a potrebbe entrare in territorio negativo verso la fine del 1° trimestre. Il Department of Energy prevedeva il prezzo della benzina a 2,6 USD/g dicembre e una successiva stabilizzazione a 2,5 USD/g tra gennaio e marzo: a inizio gennaio il prezzo del greggio è ben al di sotto delle previsioni formulate un mese prima, e questo rinforza le aspettative di inflazione marginalmente negativa già a gennaio.
La produzione industriale a dicembre è prevista in aumento di 0,2% m/m, dopo l’ampio aumento di novembre (+1,3% m/m). Il dato di novembre risentiva di un effetto positivo delle utilities, ma soprattutto di un balzo del manifatturiero che aveva registrato un incremento di 1,1% m/m, grazie al segmento auto. A dicembre nel comparto auto si dovrebbe vedere stabilizzazione, mentre nell’estrattivo si dovrebbe vedere un progressivo indebolimento dovuto agli effetti del calo del prezzo del petrolio, ormai considerato permanente.
La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a gennaio (prel.) è prevista in aumento a 94,1 da 93,6 della rilevazione finale di dicembre. Il continuo miglioramento del mercato del lavoro e dei mercati e il persistente calo del prezzo della benzina dovrebbero alimentare ulteriore aumento della fiducia delle famiglie e sostenere il trend positivo dei consumi. In questa fase di rapida disinflazione, la Fed seguirà da vicino l’andamento delle aspettative di inflazione a 5 anni, che per ora si sono mantenute relativamente stabili. E’ probabile che le aspettative a 1 anno proseguano sul trend di correzione in atto dall’estate, sulla scia del calo del prezzo della benzina.
Ieri sui mercati
La Banca Nazionale Svizzera ha abolito il tasso minimo di cambio di 1,20 CHF per euro, contestualmente al taglio del tasso del tasso sui depositi da -0,25% a -0,75% e all’abbassamento del corridoio per il tasso trimestrale a -0,25/-1,25%. La mossa inattesa ha causato un repentino apprezzamento del franco che, dopo aver toccato un picco effimero di 0,86 contro euro ha chiuso la giornata a 0,99. Vi sono state ripercussioni ad ampio raggio sui mercati valutari, fra le quali un’accelerazione della discesa dell’euro (1,1628 alla fine della giornata). La giustificazione ufficiale fornita dalla SNB è piuttosto vaga: “la sopravvalutazione si è ridotta nel complesso dall’introduzione del tasso di cambio minimo”, ma “recentemente le divergenze fra le politiche monetarie delle maggiori aree valutarie si sono accresciute significativamente […] l’euro si è deprezzato contro dollaro US e ciò, a sua volta, a portato il franco svizzero a indebolirsi contro il dollaro US.” Evidentemente la BNS era a disagio con l’espansione del bilancio (che però nel 2014 è stata modesta rispetto al ritmo del 2011-12); tuttavia, è dubbio che accettare un cambio largamente sopravvalutato, sebbene determinato dai mercati, rappresenti il male minore.
Movimenti modesti sui titoli di stato. Bene il collocamento tramite sindacato del BTP settembre 2046 3,25% per 6,5 miliardi, con rendimenti nella parte bassa della forchetta attesa (3,291%, minimo storico per un trentennale italiano). Forte calo dei rendimenti sulla curva UST, in parte per i dati e in parte per l’aumento dell’avversione al rischio.
Stati Uniti
Il PPI è calato lievemente meno del previsto a dicembre, di -0,3% m/m, per via del proseguimento della contrazione dei prezzi energetici. I prezzi alla produzione al netto di alimentari ed energia sono viceversa aumentati più del previsto, di 0,3% m/m; i prezzi dei servizi sono saliti di 0,2% m/m.
Industria. L’indice Empire della NY Fed è rimbalzato più del previsto a gennaio, a +9,95 dopo l’ampio crollo a -1,23 (rivisto verso l’alto da -3,58) di dicembre. L’indagine Empire è stata particolarmente volatile negli ultimi mesi. Tutte le principali componenti fanno segnare un recupero, comprese quelle sui prezzi pagati e ricevuti. Le attese a 6 mesi salgono a 48,35 da 39,31, ai massimi da tre anni. L’indice della Philadelphia Fed è sceso più del previsto a gennaio, a 6,3 da 24,3 del mese scorso, dopo l’ampio balzo di novembre, rimanendo su livelli comunque espansivi. Le attese a 6 mesi fanno segnare un modesto recupero a 50,9, dopo il calo a 50,4 di dicembre. Al di là della volatilità delle survey locali, le indagini dal settore manifatturiero mantengono indicazioni espansive, anche se è iniziata una fase di ritracciamento dai valori straordinariamente elevati dell’autunno. Il settore manifatturiero dovrebbe continuare a crescere in linea con previsioni di dinamica del PIL più vicina al 3%t/t ann. che al 4,5% t/t ann. visto in media nel 2° e nel 3° trimestre 2014; si tratta di un rallentamento fisiologico da livelli di crescita non sostenibili.
Fonte: BONDWorld.it
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