Da seguire: Area Euro: Italia. La stima preliminare dovrebbe mostrare un calo dei prezzi al consumo di -0,2% m/m sulla misura nazionale e di -2,4% m/m sulla misura armonizzata. Sul mese dovrebbe avere pesato ancora…
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la dinamica dell’energia. Il calo mensile più marcato dell’indice armonizzato è spiegato da una stagionalità sfavorevole. La dinamica annua dei prezzi al consumo è attesa entrare in zona deflazione -0,3% da 0,0% sull’indice nazionale e a -0,4% da -0,1% a/a sull’indice armonizzato. La dinamica dell’indice armonizzato era entrata in territorio negativo nel luglio del 2009 ma si era fermata a -0,1%, sull’indice nazionale; cali di tale portata non si ricordano dagli anni ‘50. L’inflazione core, sulla misura nazionale, è attesa frenare ulteriormente a gennaio a 0,4% a/a, da un precedente 0,6% a/a, un minimo dal 1990. Riteniamo che l’inflazione italiana possa restare in territorio negativo verosimilmente per tutta la prima metà del 2015.
Stati Uniti
- Le vendite di auto a gennaio sono attese in aumento a 17 mln di unità ann., da 16,8 mln di dicembre. Il settore auto dovrebbe confermare un trend ancora positivo nel 2015, sostenuto dal continuo aumento del potere d’acquisto derivante dal calo del prezzo della benzina. La severa tempesta di neve del 26-27 gennaio creerà un temporaneo freno all’attività di vendita, ma non dovrebbe interrompere il trend positivo del settore.
Ieri sui mercati
- Le tensioni sulla Grecia frenano il recupero dei periferici sul mercato dei titoli governativi. Rimbalzo dei rendimenti sugli UST, che però riassorbe soltanto in parte il calo della scorsa settimana.
- Si conferma in calo la volatilità dell’euro, ieri in lieve recupero. Si rafforza lo yen, che ha toccato anche 116,65 contro dollaro.
- Avvio di settimana contrastato per i listini azionari europei, mentre quelli statunitensi chiudono in rialzo.
Area Euro
Grecia. Comincia a delinearsi un po’ meglio la linea di condotta del governo riguardo alla gestione delle scadenze debitorie. Il serio problema dei rimborsi di obbligazioni detenute dalla BCE, che il programma prevedeva di sostituire con prestiti FMI ed EFSF, sarebbe risolto da un concambio con obbligazioni perpetue riguardante tutto il portafoglio (stimato in circa 25 miliardi, dai 31 di inizio 2013), e non soltanto la parte in scadenza nel 2015 (6,3 miliardi). Inoltre, la Grecia chiederà comunque che venga girato al paese il reddito percepito dall’Eurosistema sul programma SMP (circa 1,8 miliardi), nonostante il mancato completamento della review. Riguardo al resto dei debiti verso la UE, la Grecia proporrebbe un concambio con obbligazioni indicizzate al PIL greco. Quest’ultimo intervento non alleggerirebbe significativamente il fabbisogno finanziario dei prossimi anni: non sono previsti rimborsi fino al 2020, né pagamento di interessi sul debito verso EFSF fino a tale anno; sulla GLF del 2010, che ammonta a 52 miliardi, l’interesse è parametrato a Euribor+50pb e quindi genera uscite annuali risibili. Varoufakis ha anche riconosciuto che la Grecia dovrà mantenere un avanzo primario, ma limitato a 1,0-1,5% del PIL. Quello dell’equilibrio fiscale è il nodo più ostico da sciogliere, considerando l’erosione di gettito verificatasi dall’inizio della crisi, la fuga di capitali, il peggioramento del clima di fiducia e l’annuncio di provvedimenti che implicano tutti un peggioramento del fabbisogno. Nel frattempo, come ipotizzavamo, il governo cercherà di coprire il fabbisogno finanziario con emissioni monstre di T-bills: le agenzie parlano di una richiesta già inoltrata di aumentare il tetto alle emissioni da 15 a 25 miliardi, con l’idea che queste siano assorbite dagli intermediari finanziari locali e utilizzate per ottenere fondi dalla Banca di Grecia. Passi avanti sostanziali nei negoziati saranno necessari entro metà febbraio, e il vertice europeo del 12 febbraio potrebbe essere a questo punto cruciale.
Il PMI manifatturiero area euro è stato confermato in recupero a 51,0 a gennaio da un precedente 50,6. Il dettaglio evidenzia, in particolare, un miglioramento di produzione corrente di 1,2 punti a 52,2 ed un lieve incremento della domanda interna (a 50,6 da 50,2) ma un calo dei nuovi ordini all’export (a 50,7 da 51,6). I margini delle imprese risultano in netto allargamento grazie al calo dei prezzi pagati a 42 da 48,1 a fronte di una flessione di solo 0,9pb dei prezzi praticati a 48,0. La seconda stima rivede al ribasso l’indice tedesco a 50,9 da 51,2, in contrasto con le indicazioni da IFO e PMI. Anche l’indice francese è rivisto a 49,2 da 49,5. Mentre persiste un quadro di debolezza in Francia e Germania, il PMI italiano recupera più del previsto a 49,9 da 48,4. Si mantiene in testa il PMI spagnolo che sale a 54,1 da 53,5. Nel complesso i PMI manifatturieri suggeriscono che l’industria nell’euro zona rimane in semi stagnazione.
La BCE ha annunciato che nella scorsa ottava sono stati acquistati titoli per 3.053 milioni di euro, nell’ambito del terzo programma di acquisto del CBPP3 e 59 milioni di euro nell’ambito del programma di acquisti di ABS, determinando un’immissione di liquidità di pari ammontare. Al 30 gennaio il totale dei titoli nel portafoglio CBPP3 ammontava a 40,26 miliardi di euro e per quello ABS a 2,33 miliardi di euro. Intanto cominciano ad arrivare i primi dettagli sulle modalità operative del QE. Nowotny ha indicato che la BCE comincerà ad acquistare subito dopo la riunione del 5 marzo e che pubblicherà un’agenda sugli acquisti prima di quella data.
Stati Uniti
La spesa personale è calata lievemente più del previsto a dicembre, di -0,3% m/m, dopo il +0,5% m/m (rivisto al ribasso di un decimo) precedente. Il calo è dovuto alla riduzione dei prezzi oltre che a volumi deboli (in coerenza con le informazioni dalle vendite al dettaglio). Il reddito personale è aumentato lievemente più del previsto, di +0,3% m/m come il mese precedente. Di conseguenza il tasso di risparmio è salito a 4,9% da 4,3% di novembre. Il dato più importante è però quello sul deflatore, calato poco meno del previsto di -0,2% m/m (0,7% a/a). L’indice core è rimasto invariato sul mese (1,3% a/a), in linea con il core CPI.
La spesa in costruzioni è cresciuta meno del previsto a dicembre, di 0,4% m/m, dopo il calo di
-0,2% m/m (rivisto al rialzo di un decimo). L’aumento è trainato dalla componente pubblica (+1,1% m/m contro il +0,1% m/m del privato), in particolare nella parte residenziale (+2,3% m/m). Da notare il calo delle costruzioni private non residenziali (-0,2% m/m). ll dato è coerente con il prosieguo dell’espansione nel settore.
L’ISM del settore manifatturiero è calato più del previsto a gennaio, a 53,5 da 55,1 (rivisto al ribasso di quattro decimi) di dicembre. Si tratta di un minimo dell’ultimo anno. In calo tutte le componenti dell’indagine tranne import e scorte. Da notare in particolare il marcato rallentamento a 52,9 da 57,8 dei nuovi ordini, con le commesse dall’estero sotto la soglia di 50 (a 49,5). Solo modesto il rallentamento dell’occupazione (a 54,1 da 56). Infine, scendono ancora a sorpresa i prezzi pagati, da 38,5 a 35 (nuovo minimo da quasi 6 anni). In sintesi, il calo dell’ISM per ora non è preoccupante in quanto resta coerente con indicazioni di espansione poco sopra il 3% t/t ann. Peraltro, il dato potrebbe essere stato condizionato negativamente dalla tempesta di neve del 26-27 gennaio.
L’indagine di gennaio fra i Senior Loan Officers riporta che gli standard dei prestiti alle imprese sono poco variati nel 4° trimestre rispetto al periodo precedente, con un modesto aumento della percentuale di banche che hanno ulteriormente allentato le condizioni
Fonte: BONDWorld.it
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