Da seguire: Area Euro: Germania. Gli ordini all’industria sono calati di -0,1% m/m a gennaio, mentre la variazione di dicembre è stata rivista marcatamente al rialzo da -0,7 a -0,2% m/m. A fronte di un calo di -1,6% degli…
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ordini domestici, si è registrato un incremento di +1,0% degli ordini esteri, guidato dai beni di investimento (+3,1%) e dai beni di consumo (+6,2%). La ripresa riguarda soprattutto gli ordini dall’Eurozona (+7,5%), che erano stati molto deboli a dicembre (-6,6%), mentre la crescita degli altri ordinativi esteri è rallentata dal 5,6% di dicembre a 2,7% m/m.
Stati Uniti
- La Fed pubblica il Labor Market Conditions Index, che a febbraio dovrebbe segnare una variazione positiva, per l’undicesimo mese consecutivo.
I market mover della settimana
- Nell’Eurozona, il focus sarà sulla riunione di marzo della BCE. I dati sulla produzione industriale di gennaio dovrebbero mostrare un calo in Germania (-0,4% m/m) ma un aumento in Francia (+0,7% m/m), Italia (+0,8% m/m) e Spagna (+0,3% m/m). La seconda stima del PIL Eurozona dovrebbe confermare una crescita di 0,3% t/t come nei mesi estivi e farà luce sul contributo della domanda interna e in particolare sugli investimenti aziendali. In Italia, nell’ultimo trimestre 2015 la disoccupazione è attesa calare di un decimo all’11,5%.
- La settimana ha pochi dati in uscita negli Stati Uniti. Il Labor market Conditions Index, pubblicato dalla Fed, dovrebbe segnare una modesta variazione positiva a febbraio. I prezzi all’import di febbraio dovrebbero essere ancora in calo, ma a un ritmo più contenuto rispetto a quanto visto nei mesi recenti.
Venerdì sui mercati
- Gli indici azionari mondiali hanno segnati in settimana un buon recupero (3,7% per l’EuroStoxx50, 2,7% per l’S&P500).
- Netto rialzo delle quotazioni petrolifere, che hanno chiuso la settimana a $38,72, dai $35,10 del venerdì precedente. Il rafforzamento sta proseguendo questa mattina.
- L’euro ha recuperato giovedì e venerdì parte del terreno perduto a inizio settimana, chiudendo poco sotto i livelli di una settimana prima come cambio effettivo e più forte contro dollaro (1,1001 contro 1,0931). La sterlina si è ulteriormente indebolita.
- Netto rialzo dei rendimenti dei titoli di stato americani, pari a circa 8pb sulla scadenza biennale e a 12-13 sulle scadenze più lunghe rispetto a una settimana prima. Il movimento riflette dati macroeconomici più positivi (ISM, occupazione). In Europa, i rendimenti del Bund hanno seguito quelli statunitensi sulle scadenze lunghe (10 anni: +9pb), ma non su quelle brevi. Un netto restringimento dei premi al rischio ha consentito alle curve italiana e spagnola di registrare tassi in calo malgrado l’andamento negativo dei mercati core.
Stati Uniti
- La bilancia commerciale a gennaio registra un deficit di -45,7 mld di dollari, da -44,7 mld di dicembre (rivisto da -43,3 mld). Il deficit reale a -61,9 mld, da -60,1 mld di dicembre, punta a un ampio contributo negativo alla crescita del 1° trimestre, stimato a -0,35 pp.
- L’employment report sorprende verso l’alto su molte dimensioni a febbraio: forte accelerazione della crescita degli occupati, tasso di disoccupazione stabile, aumento della forza lavoro; il calo dei salari è una fisiologica correzione dopo +0,5% m/m di gennaio. Gli occupati non agricoli aumentano di 242 mila, e i dati dei 2 mesi precedenti sono rivisti complessivamente di 30 mila. Il tasso di disoccupazione resta a 4,9%. I salari orari sono in calo di -0,1% m/m.
Area Euro
- Anche in Slovacchia le elezioni politiche hanno indebolito il partito al governo, producendo un parlamento frammentato e più spostato a destra. Malgrado il tentativo di intercettare l’ostilità popolare contro l’immigrazione, i socialdemocratici hanno ottenuto appena il 28,3% dei voti, conseguendo 49 seggi su 150. Il più probabile partner di coalizione ha preso soltanto l’8,6%, troppo poco per garantire la maggioranza parlamentare. Le elezioni hanno visto una preoccupante affermazione della formazione neo-nazista Nase Slovensko, che entra in parlamento con 12 deputati.
- Italia – La seconda lettura del PIL italiano nel 4° trimestre 2015 ha confermato lo 0,1% t/t della prima stima. In pratica, la ripresa ha gradualmente perso slancio nel corso dell’anno, dallo 0,4% del primo trimestre allo 0,3% del secondo allo 0,2% del trimestre estivo, fino alla crescita di appena un decimo a fine anno. La crescita è trainata dalla domanda finale interna (consumi e investimenti in mezzi di trasporto), a fronte di un ampio contributo negativo delle scorte. Riteniamo che la crescita del PIL possa rafforzarsi nel trimestre in corso.
Fonte: BondWorld.it
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