Flash: La riunione del FOMC si dovrebbe concludere con poche novità

Da seguire: Area Euro: Francia. L’indice della fiducia dei consumatori è calato a sorpresa a 93 a luglio (da 94 di giugno). Anche in Francia potrebbero aver pesato le preoccupazioni suscitate dalla crisi greca. Il livello…

 


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dell’indice resta inferiore alla media di lungo periodo, ma il trend rimane quello di un deciso recupero, sostenuto dall’aumento del potere d’acquisto e dal modesto alleggerimento fiscale in atto rispetto ai rigori dell’anno scorso.

Stati Uniti

 

  • La riunione del FOMC si dovrebbe concludere con poche novità. Il comunicato stampa dovrebbe includere minime variazioni rispetto a giugno. Il punto centrale della riunione sarà la valutazione dello scenario economico, che dovrebbe confermare la ripresa moderata, l’aggiustamento del mercato del lavoro e le previsioni di rialzo dell’inflazione verso il 2% nel medio termine. I dati visti finora sono coerenti con questa valutazione positiva. Nonostante la presenza di rischi internazionali, per la determinazione della politica monetaria, prevale l’evoluzione dei dati USA, che segnala normalizzazione dell’economia. Le modeste variazioni al comunicato di luglio e l’evoluzione dei dati prepareranno la svolta per settembre. La riunione del FOMC dovrebbe dare questo messaggio, rassicurando però i mercati con l’impegno ad attuare i rialzi in modo graduale.

 

Ieri sui mercati

 

  • In recupero i mercati azionari sulla attenuazione delle preoccupazioni relative al rallentamento dell’economia cinese. Wall Street si è così concentrata sul tema degli utili aziendali, ieri mediamente superiori al previsto (anche se finora la stagione non si sta rivelando brillante); il crollo della consumer confidence non ha più di tanto nociuto in quanto ha attenuato le attese di toni “duri” da parte del FOMC la cui riunione si conclude stasera; ciò ha anche in parte pesato sul dollaro, arrivato ieri a 1,109 contro euro (ma stamattina c’è un ritracciamento a 1,105).
  • Le minori preoccupazioni relative alla Cina hanno anche favorito un rimbalzo dei prezzi delle materie prime. Il future sul brent ieri ha superato quota 54 dollari, salvo ritrattare successivamente (stamane quota poco sopra i 53); oggi i dati sulle scorte settimanali negli Usa sono attesi mostrare un rimbalzo per la seconda settimana consecutiva. In recupero per la seconda seduta anche il rame (che pure resta vicino a un minimo degli ultimi 6 anni).
  • Sul mercato valutario da notare anche l’apprezzamento del dollaro neozelandese, sul recupero delle attese sul ciclo mondiale e dei prezzi delle materie prime ma anche sulle dichiarazioni del governatore della banca centrale secondo cui l’economia non è così debole da giustificare significativi tagli dei tassi.
  • Sull’obbligazionario, dopo il collocamento di 705 milioni di Btp indicizzati all’inflazione ieri, prosegue oggi la tornata di aste di fine mese del Tesoro: verranno offerti 6,5 miliardi di Bot semestrali (il cui rendimento ieri sul mercato grigio si attestava a 0,02%, in calo da 0,06% del collocamento precedente).

 

Stati Uniti

 

La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a luglio è crollata a 90,9 da 99,8 (rivisto al ribasso da 101,4), mentre le attese prevedevano una correzione molto più modesta, attorno a 100. Nel mese scorso l’indice aveva visto un ampio rimbalzo, salendo di quasi 7 punti da 94,6 di maggio. Dallo spaccato dell’indagine, l’indice sulla situazione corrente peggiora a 107,4 da 110,3, tornando sui livelli di maggio; anche le aspettative calano ampiamente, da 92,8 a 79,9, ai minimi da inizio anno. Tra gli indicatori del mercato del lavoro, il differenziale job plentiful minus jobs hard to get è in ribasso a -6,0 da -4,8. Sul fronte delle condizioni percepite sul business attuale, cala il numero di intervistati (a 24,2% da 26,1%) che rileva un miglioramento delle condizioni. Peggiora anche la percezione delle condizioni future di business, che solo il 14,7% degli intervistati vede in miglioramento rispetto al 17,9 di giugno. Infine, le aspettative di inflazione rimangono stabili a 5,1% come a giugno. Nel complesso, l’indagine di luglio è negativa, e si giustifica in parte come correzione dell’eccessivo ottimismo della rilevazione precedente, forse appesantita anche dalle ricadute sul mercato azionario della crisi greca. Tuttavia, il morale dei consumatori è andato progressivamente sgonfiandosi da inizio anno, nonostante momentanee risalite, con la media mobile a tre mesi che cala per il quarto mese consecutivo a 95,1 da 96,2, aumentando i rischi al ribasso di sulla dinamica dei consumi, attesi in accelerazione già dal secondo trimestre.

 

Focus Italia: non preoccupa il calo della fiducia a luglio

 

  • Dopo il balzo di giugno, sia la fiducia dei consumatori che quella delle imprese hanno perso terreno a luglio.
  • Il morale delle famiglie è calato a 106,5 da 109,3 precedente (che rappresentava comunque il secondo miglior valore da quasi 13 anni).
  • Anche l’indice composito di fiducia delle imprese è calato a luglio, ma più lievemente di quello delle famiglie. Inoltre, il dato relativo al mese precedente è stato rivisto verso l’alto (a 104,7 da 104,3), per cui il livello dell’indice nel mese di luglio è risultato pari a quello stimato in precedenza per giugno (104,3). Peraltro, nonostante il calo, il dato di luglio è il secondo livello più alto (dopo giugno appunto) degli ultimi 7 anni.
  • A nostro avviso, il calo della fiducia sia dei consumatori che delle imprese nel mese di luglio non è particolarmente preoccupante, per tre motivi: 1) sull’indagine hanno pesato con ogni probabilità le preoccupazioni relative alla crisi greca, per la quale è stato trovato un accordo solo il 13 luglio, mentre la survey è stata condotta dall’1 al 16 del mese; in tal senso, l’impatto dovrebbe rientrare pressoché interamente con l’indagine di agosto; 2) il dettaglio dei dati non è uniformemente negativo, in particolare per quanto riguarda la fiducia delle imprese; 3) i livelli degli indici di fiducia sia delle famiglie che delle aziende restano superiori alla media storica e anzi vicini a dei massimi dai livelli pre-crisi.
  • In sintesi, il dato è compatibile con la nostra previsione di un PIL che mantiene un tasso di crescita congiunturale di 0,3% t/t per l’orizzonte prevedibile.

Fonte: BONDWorld.it

Le materie prime hanno registrato un calo, soprattutto a causa delle preoccupazioni per il crollo del mercato azionario cinese, della crisi economica in Grecia e del recente accordo nucleare iraniano. Questo potrebbe essere, quindi, un buon momento per acquistare materie prime?

Non tutte le materie prime. Ecco le mie previsioni aggiornate:

Petrolio greggio – rialzista

A breve termine, aspettatevi che il Brent sia quotato nell’intervallo tra 60 USD e 65 USD al barile e il WTI nell’intervallo tra 55 USD e 60 USD al barile Gli spread tra i due benchmark potrebbero rimanere ridotti, in quanto la produzione di petrolio degli Stati Uniti comincia a variare per effetto del minor numero di trivellazioni. Un accordo definitivo con l’Iran potrebbe spingere i prezzi del petrolio verso il basso, ma credo che l’accordo non porterà a consistenti importazioni prima dell’inizio del 2016.

Nel corso dei prossimi sei-dodici mesi, i prezzi dovrebbero registrare una correzione del loro fair value a 70-80 USD al barile per il WTI e a 80-90 USD al barile per il Brent, il che è necessario per incentivare sufficientemente la crescita dell’offerta degli Stati Uniti per aiutare a equilibrare la crescita della domanda mondiale (circa 900 mila barili al giorno).

Rame – rialzista

I prezzi del rame sono vicini al fair value avvicinandosi al prezzo target che ho stimato di 3 USD alla libbra. Attualmente le scorte sono basse; anche una leggera ripresa della domanda potrebbe determinare un picco dei prezzi in quanto il cuscinetto dell’eccesso di offerta è molto ridotto. Quest’anno dovremmo assistere a un aumento della domanda derivante dalla crescita della spesa per la rete energetica in Cina, anche se parzialmente compensata dal calo della domanda residenziale. Su un orizzonte temporale più lungo, mi aspetto che il mercato mantenga un leggero surplus per un massimo di due anni, dopo i quali la crescita dell’offerta dovrebbe rallentare, forse bruscamente, portando a forti disavanzi.

Minerale di ferro – ribassista

Aspettatevi che i prezzi rimangano nell’intervallo tra 60 USD e 65 USD per tonnellata nel corso dei prossimi sei mesi Siate prudenti nel vendere, in quanto i bassi livelli di scorte potrebbero portare a un aumento della volatilità se le previsioni sulla domanda cinese dovessero cambiare. Le scorte sono diminuite drasticamente nel corso delle ultime settimane e sono vicine ai loro minimi del 2013 quando i prezzi erano superiori a 150 USD per tonnellata. Contrariamente ai cicli precedenti, ciò non indica un incremento della domanda, ma piuttosto una contrazione dell’offerta interna cinese. La crescita dell’offerta da parte dell’Australia nel periodo dal 2016 al 2020 sarà probabilmente inferiore a quella degli anni di crescita elevata tra il 2013 e il 2015.

Carbone termico – ribassista

Aspettatevi che i prezzi del carbone termico rimangano nell’intervallo tra 50 USD e 60 USD per tonnellata per i prossimi cinque anni Rimango strutturalmente ribassista sui prezzi del carbone termico nel corso dei prossimi cinque anni, in quanto il mercato continua a registrare un eccesso di offerta a causa dell’aumento della produzione indiana e cinese, oltre che per una crescita anemica della domanda dovuta a normative ambientali e fonti energetiche concorrenti.

Oro – ribassista

Aspettatevi che i prezzi dell’oro scendano a 1.000 USD l’oncia nei prossimi due anni Tre fattori principali dovrebbero spingere i prezzi verso il basso: (1) la riduzione della domanda di Cina e India, (2) la prosecuzione di una forte fornitura mineraria e (3) l’avvicinarsi dell’aumento dei tassi da parte della Fed. La vendita degli ETF è destinata a continuare, in quanto i tassi reali si muovono verso l’alto, e i rischi estremi sono praticamente inesistenti, confermando il mio orientamento ribassista.


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