In Asia, i PMI hanno offerto indicazioni contrastanti. In Giappone, il PMI manifatturiero è calato marginalmente da 52,4 a 52,3, rimanendo su livelli indicativi di buona crescita. …
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In Cina, l’indice manifatturiero Caixin è risalito da 48,2 a 48,4, mentre quello NBS è calato da 49,7 a 49,4: entrambi mostrano che l’attività rimane debole. Sempre in Cina, l’indice NBS per il comparto non-manifatturiero è calato da 54,4 a 53,5.
Area Euro
Area euro. La seconda stima del PMI manifatturiero dovrebbe confermare il calo dell’indice a gennaio a 52,3 da 53,2 di dicembre, sulla scia di un peggioramento delle condizioni di domanda dall’estero. Il PMI tedesco dovrebbe essere confermato in discesa a 52,1 da 53,2 di dicembre, viceversa, il PMI francese potrebbe essere rivisto marginalmente al rialzo a 50,3 da 50,0. La prima stima del PMI manifatturiero per l’Italia dovrebbe mostrare un calo, che manterrebbe comunque l’indice su livelli espansivi e al di sopra della media area euro (a 55 da 55,6 precedente).
Stati Uniti
La spesa personale a dicembre è prevista in aumento di 0,1% m/m, dopo 0,3% m/m di novembre. Il reddito personale dovrebbe aumentare di 0,2% m/m, dopo +0,3% m/m. Il deflatore dei consumi dovrebbe essere in calo di -0,1% m/m (per arrotondamento da -0,06%), come il CPI; su base tendenziale, il deflatore dovrebbe essere in aumento di 0,6% a/a, da 0,4% a/a di novembre. L’indice core è previsto in aumento di 0,1% m/m (1,4% a/a, da 1,3% a/a di novembre).
L’ISM manifatturiero a gennaio è atteso in marginale rialzo a 48,6 da 48,2 di dicembre. Le indagini già pubblicate per gennaio danno segnali misti: PMI e Philly Fed in rialzo, Empire in forte calo.
La spesa in costruzioni a dicembre è prevista in aumento di 0,8% m/m, dopo il calo transitorio di novembre (-0,4% m/m). La spesa dovrebbe essere in rialzo diffuso, ma più marcato nel segmento non residenziale e in quello pubblico.
I market mover della settimana
Nell’Eurozona, la seconda stima dovrebbe confermare il calo del PMI composito a gennaio di quasi un punto a 53,5, e che la debolezza interessa in particolare il manifatturiero (indice a 52,3 da 53,2) mentre l’attività rimane più solida nei servizi, anche se il calo del PMI (53,6 da 54,2) suggerisce che il settore ha smesso di accelerare. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile nella media Eurozona (10,5% a dicembre) e in Germania (6,3% a gennaio), mentre in Italia si potrebbe vedere un ulteriore calo (11,2% a dicembre). Le vendite al dettaglio area euro sono attese rimbalzare a dicembre (+0,2% da -0,3% m/m) principalmente grazie al recupero dei consumi a fine anno in Francia. La prima stima del CPI in Italia dovrebbe mostrare una flessione dei prezzi su base congiunturale (sulla scia del calo simultaneo di carburanti e tariffe) e un lieve aumento a 0,2% su base tendenziale, abbassando comunque il profilo atteso per il resto dell’anno.
La settimana ha molti dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. L’employment report di gennaio dovrebbe mostrare ancora una crescita solida di occupati, con un possibile calo del tasso di disoccupazione a 4,9% e un’accelerazione dei salari. A gennaio, gli indici ISM dovrebbero mostrare variazioni modeste, con il manifatturiero ancora debole e i servizi in moderata espansione; le vendite di auto dovrebbero essere in modesto calo per via del maltempo. I dati di dicembre non dovrebbero dare grandi sorprese: spesa e reddito personali piuttosto deboli, spesa in costruzioni in rialzo, deficit commerciale in modesto calo, ordini di beni durevoli ancora negativi. Si riapre la comunicazione verbale della Fed post-riunione, che culminerà il 10 febbraio con l’audizione di Yellen in Congresso.
Ieri sui mercati
Netto rimbalzo dei listini azionari in Europa e Stati Uniti, proseguito quest’oggi sui mercati giapponesi ma non su quelli cinesi. Il bilancio della settimana è stato positivo, con incrementi di 1,7% per l’S&P500 e di 0,7% per l’Euro Stoxx 50.
Le quotazioni petrolifere hanno ulteriormente riavvicinato i livelli di inizio anno. La prima scadenza del Brent Crude future è scambiata questa mattina a $35,19.
Netto calo dei rendimenti dei titoli di stato su tutti i mercati. Nel bilancio della settimana, il calo dei tassi sulla curva tedesca è stato pari a 3pb sulla scadenza biennale, 8pb su quella quinquennale e 15pb sulla decennale. Quasi equivalente il movimento della curva BTP, nonostante l’offerta di nuova carta e le tensioni sui titoli bancari, e lo spread decennale registra un aumento appena percettibile a 117pb. La Spagna continua a stringere sull’Italia.
Il dollaro ha chiuso la settimana in netto aumento come cambio effettivo soprattutto per la debolezza dello yen, che ha reagito alle misure di politica monetaria della BoJ. Il cambio con l’euro (che ha guadagnato terreno sul CHF) è pressoché invariato rispetto a una settimana prima. Netto recupero per rublo e real, che beneficiano dell’andamento settimanale positivo delle materie prime. Secondo IIF, in gennaio è proseguito il deflusso di portafoglio dai mercati emergenti: la stima è di -3,6 mld di USD netti, risultante di una situazione ancora più polarizzata tra afflussi netti nella componente debitoria (-5,3 mld) e deflussi nella componente azionaria (-8,9 mld).
Area Euro
La stima preliminare mostra che l’inflazione dell’eurozona a gennaio crescere di due decimi come da consenso, passando da 0,2% a 0,4%. Sul mese, i prezzi al consumo dovrebbero essere calati di -1,4% m/m dopo essere rimasti invariati a dicembre. Il calo sarebbe spiegato interamente dalla componente energetica, ancora in marcato. L’indicatore sottostante accelera invece di un decimo a 1,0% a/a da 0,9% a/a. Già da febbraio, tuttavia, l’inflazione dovrebbe tornare a calare e rimanere sotto lo 0,5% nella prima metà dell’anno.
Il tasso di crescita annua dell’aggregato monetario M3 è rallentato a 4,7% a/a a dicembre, dal 5% (rivisto al ribasso di un decimo) del mese precedente. Tra le controparti di M3, la tendenza annua dei prestiti al settore privato (corretta per cessioni e cartolarizzazioni) è scesa a +0,4% a/a da 0,9% precedente.
Spagna. I prezzi al consumo secondo la stima preliminare sono calati a gennaio dell’1,9% m/m da -0,3% m/m sulla misura nazionale e di -2,5% m/m da -0,4% m/m su quella armonizzata. Il forte calo è spiegato in gran parte dal crollo dei prezzi della componente energetica. Pertanto, l’inflazione scende di tre decimi sulla misura nazionale diventando negativa a -0,3%, mentre sulla misura armonizzata il calo arriva a -0,4% m/m da -0,1%. Nel prosieguo dell’anno ci aspettiamo che l’inflazione possa rimanere negativa fino all’autunno, in mancanza di una risalita dei prezzi dell’energia.
Spagna. La stima preliminare del PIL nel quarto trimestre è in linea con il consenso e vede un’espansione di 0,8% t/t, stesso ritmo del trimestre precedente. La variazione annua evolve a 3,5% a/a da 3,4% a/a, per una media annua a 3,2% da 1,4% del 2014, miglior risultato dal 2007. Per l’anno in corso ci attendiamo che il PIL spagnolo rallenti attorno al 2,7%.
Belgio. La stima preliminare del PIL nel quarto trimestre mostra un accelerazione a 0,3% t/t (+1,3% a/a) da 0,2% t/t (+1,3% a/a). I dettagli non sono ancora disponibili, ma i vettori principali della crescita dovrebbero essere stati i consumi privati e le esportazioni nette, mentre gli investimenti fissi dovrebbero aver registrato un calo nell’ultimo trimestre, sebbene inferiore a quello visto nel terzo. In media annua, il PIL belga è cresciuto dell’1,4% a/a da 1,3% a/a del 2014. Per l’anno in corso l’output dovrebbe avanzare dell’1,5% a/a.
Stati Uniti
La stima advance del PIL del 4° trimestre registra una crescita di 0,7% t/t ann. (consenso: 0,8% t/t ann.), dopo +2% t/t ann. nel 3° trimestre. La crescita della domanda finale domestica rallenta a 1,6% t/t ann., da 2,9% t/t ann. dell’estate; a questo si aggiunge il contributo negativo di scorte (-0,5 pp) e canale estero (-0,5 pp). Il rallentamento è diffuso a tutte le componenti della domanda finale domestica tranne l’edilizia residenziale, ma è particolarmente marcato per gli investimenti fissi delle imprese. Prevediamo che dal 1° trimestre ci sia una ripresa della crescita su ritmi intorno o sopra il 2,5% t/t ann. E’ probabile che i consumi riaccelerino già da inizio 2016 e che la correzione delle scorte si ridimensioni. L’andamento del settore manifatturiero rimane il maggiore rischio per lo scenario dei prossimi trimestri.
L’Employment Cost Index aumenta di 0,6% t/t ann., in linea con il consenso, e mostra una dinamica del reddito da lavoro analoga a quella del trimestre precedente (+0,6% t/t), mentre quella dei benefit accelera a 0,7% t/t da 0,5% t/t.
La stima advance della bilancia commerciale dei beni a dicembre registra un ampliamento del deficit a -61,5 mld di dollari da -60,5 mld del mese precedente. Le esportazioni correggono di -1% m/m, le importazioni sono invariate su base mensile.
L’indice Chicago PMI a gennaio sorprende verso l’alto, salendo a 55,6 da 42,9 di dicembre, tornando sopra 50 dopo due mesi molto deboli. Anche l’ISM di Milwakee a gennaio torna sopra 50, salendo a 50,4 da 48,5Il clima particolarmente mite di gennaio, soprattutto rispetto agli ultimi due inverni, potrebbe influenzare temporaneamente gli indicatori di attività a inizio 2016.
La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a gennaio (finale) cala a 92 da 93,3 della stima preliminare. L’indice coincidente aumenta a 106,4 da 105,1, le aspettative correggono a 82,7 da 85,7.
Williams (San Francisco Fed, non votante) ha dichiarato che sarà necessario avere una politica monetaria un po’ più accomodante rispetto a quanto prevedeva a settembre, con un ritmo di rialzi dei tassi solo “un filo” più lento. Kaplan (Dallas Fed) ha detto che le condizioni finanziarie sono diventate più restrittive, ma la forza dei consumi rende improbabile una recessione in USA.
Fonte: BondWorld.it
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