Da seguire: Area Euro: – Il tasso di disoccupazione nell’area euro per il mese di maggio è visto stabile al 10,1%, un massimo da oltre 12 anni. Il trend al rialzo per la disoccupazione non sembra terminato, anzi ipotizziamo un …
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possibile picco a 10,9% per metà 2011. I paesi periferici (Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda) dovrebbero confermarsi quelli con l’aumento più significativo dei senza-lavoro, mentre la tenuta dell’occupazione si conferma migliore in Germania e Italia.
– Italia. Il tasso di disoccupazione mensile è visto in aumento di un decimo a maggio, a 8,8%, dopo che il dato di aprile è stato rivisto al ribasso a 8,7%. La forza-lavoro ha innescato un trend di aumento, per cui per ottenere un calo della disoccupazione occorrerebbero incrementi occupazionali significativi, che a nostro avviso sono rimandati al prossimo anno.
Stati Uniti
– L’Employment Report di giugno dovrebbe vedere un calo di -110 mila occupati non agricoli, dovuto agli effetti del programma di assunzioni temporanee legate al censimento. Sulla base del sentiero di assunzioni/licenziamenti del precedente censimento, maggio dovrebbe rappresentare il picco di assunzioni, ed essere seguito da contrazioni di occupati nei 4/6 mesi successivi. I nuovi occupati del settore privato dovrebbero essere in aumento di 120 mila unità, in accelerazione rispetto a +41 mila visto a maggio, che probabilmente erano stati frenati dal forte incremento delle assunzioni nel settore pubblico. Il tasso di disoccupazione dovrebbe risalire al 9,8%, con la normalizzazione della forza lavoro dopo il forte aumento di aprile. I salari orari dovrebbero registrare un incremento di 0,1% m/m, più in linea con il trend rispetto a +0,3% m/m visto a maggio.
Ieri sui mercati
La Spagna ha collocato l’ammontare massimo previsto del suo quinquennale, accettando un rialzo del rendimento da 3,532% a 3,657%. Domanda discreta, pari a 1,7x l’offerta, nonostante la minaccia di declassamento da parte di Moody’s: il rischio dovrebbe essere già prezzato da quando si sono mosse S&P e Fitch, rispettivamente in aprile e maggio. Il rasserenamento sul fronte europeo ha coinciso con una serie di dati macroeconomici inferiori alle attese negli Stati Uniti, che hanno spinto l’euro verso massimi di 1,2539 dollari, cioè ben 3 figure sopra i livelli di inizio giornata. La debolezza del dollaro si è manifestata anche rispetto alla sterlina e allo yen. Forte volatilità anche sull’EUR/CHF, partito da 1,307 e rimbalzato nel pomeriggio fino a 1,3395. I rendimenti dei titoli di stato sono stabili o in rialzo, nonostante il nuovo ribasso degli indici azionari mondiali. Da rilevare un restringimento degli spread sovrani nella zona euro, che nel caso dei BTP risulta più ampio sulle scadenza corte e intermedie che su quelle lunghe. Sui tassi monetari si registra un moderato aumento della pendenza degli OIS, con le scadenze corte in ribasso (Eonia 0,48%, OIS 1 sett: 0,39%).
Area Euro
La seconda lettura dell’indice PMI del settore manifatturiero per giugno conferma il calo, già evidenziato dalla stima flash, a 55,6 da 55,8. Si conferma il calo dei nuovi ordini da 56,5 a 55,9 ed in particolare delle commesse dall’estero da 58,5 a 56,6. Sono scesi i valori delle scorte di prodotti finiti, da 49,1 a 47,7. L’unico segnale incoraggiante arriva dalla modesta crescita della produzione (a 57,2 da 56,8) e dal calo dei prezzi degli input (a 67,8 da 73,3). Resta stabile l’occupazione (a 50,4). L’indice manifatturiero per la Germania è stato rivisto al rialzo di tre decimi a 58,4 (stabile rispetto a maggio). Il PMI manifatturiero francese viene, invece, lievemente rivisto al ribasso a 54,8 (in calo di un punto rispetto al mese precedente). Sorprende positivamente la crescita, seppur modesta, del PMI manifatturiero in Italia, a 54,3 a giugno da un precedente 54. L’aumento è dovuto ad una crescita della produzione (da 54,8 a 56,1), dei nuovi ordini (da 53,8 a 55) e, lievemente, dell’ occupazione (da 49 a 49,8). Inoltre, dopo il balzo di mesi primaverili, si riducono sensibilmente i prezzi all’input che tuttavia viaggiano ancora su livelli elevati (76,7).
L’asta veloce della BCE per fondi con scadenza 7 luglio ha iniettato altri 111,2 miliardi nel sistema, portando le riserve in eccesso vicine a 150 miliardi. Questi livelli dovrebbero spegnere le residue tensioni sui tassi.
Da segnalare che la EFSF, che doveva essere operativa da ieri, è ancora ferma a causa della mancata firma degli accordi da parte della Slovacchia, unico Stato della zona euro a non aver ancora trasmesso la propria approvazione formale.
Stati Uniti
I sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 26 giugno risalgono a 472 mila. I sussidi esistenti nella settimana conclusa il 19 giugno aumentano a 4,616 milioni, da 4,573 milioni della settimana precedente. I sussidi estesi con le procedure di emergenza economica scendono di 375 mila nella settimana conclusa il 12 giugno, a 4,920 milioni.
L’ISM manifatturiero scende a giugno a 56,2 da 59,7 di maggio, contro aspettative del consenso per un calo a 59.
La spesa in costruzioni a maggio scende di -0,2% m/m, meno di quanto atteso dal consenso (-0,8% m/m).
I contratti di compravendita crollano del 30% m/m a maggio.
Le vendite di automobili sono calate da 11,6 a 11,1 milioni annualizzati; per le auto prodotte in Nord America la flessione è da 8,9 a 8,6 milioni.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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