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Flash: La stima flash del CPI area euro per dicembre dovrebbe mostrare un’inflazione in salita

Germania. I disoccupati a dicembre sono previsti in calo di 15 mila unità, dopo -9 mila di novembre, segnando il 18esimo calo consecutivo. Il tasso di disoccupazione a dicembre dovrebbe rimanere stabile a 7,5% per il quarto mese consecutivo. …


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La stima flash del CPI area euro per dicembre dovrebbe mostrare un’inflazione in salita al 2,1% a/a, dall’1,9% a/a di ottobre e novembre. Si tratterebbe di un massimo da oltre due anni. Su base mensile l’indice headline dovrebbe aumentare di 0,4% m/m, con un ampio contributo dell’energia (variazione prevista per l’energia: +1,4% m/m), dovuto a prezzi in rialzo e euro in deprezzamento. Nei primi mesi del 2011 l’inflazione dovrebbe rimanere circa stabile sui livelli di fine 2010, per calare di qualche decimo nel corso dell’anno, per una media 2011 comunque inferiore al 2%.

Italia. La prima stima dell’inflazione di dicembre potrebbe mostrare prezzi al consumo in salita di tre decimi (con qualche rischio verso il basso) dopo la stabilità del mese di novembre. Su base annua l’inflazione salirebbe di un decimo all’1,8%. L’indice armonizzato dovrebbe mostrare una variazione dei prezzi più contenuta nel mese (0,2% m/m) ma un’inflazione annua più elevata (2% a/a).

Aste – Belgio e Olanda collocano oggi carta a breve termine.

Stati Uniti

I verbali della riunione del FOMC di dicembre dovrebbero dare qualche informazione sulla dispersione di opinioni riguardo alla valutazione congiunturale. Il comunicato stampa era inflessibilmente negativo sul ciclo, nonostante il chiaro miglioramento delle vendite al dettaglio e la svolta espansiva della politica fiscale. Il 20 dicembre, Bullard (St Louis Fed), ha detto che le decisioni sullo stimolo quantitativo possono essere riviste e cambiate sulla base della crescita, che potrebbe essere più sostenuta di quanto prevede ora il consenso. Bullard ha detto che il programma di acquisti dovrebbe essere “aggiustato riunione per riunione” e ha sottolineato che nel comunicato si afferma che il programma è soggetto “a revisione regolare”. Questa indicazione sarà sottolineata nei verbali e potrebbe indurre il mercato a ritenere che il programma di acquisti possa essere limitato. Il calo molto lento del tasso di disoccupazione dovrebbe però lasciare senza modifiche il flusso di acquisti prospettato con il comunicato di novembre.

Le vendite di autoveicoli a dicembre sono previste in aumento a 12,4 milioni di unità ann., al di sopra del livello di novembre (12,3 milioni) il 14% al di sopra delle vendite di dicembre 2009 (11,1 milioni). Le indicazioni per le vendite di auto nel 2011 sono positive: JD Power prevede vendite a 12,8 milioni di unità nel 2011 (di cui 10,4 milioni per le vendite al dettaglio) da 11,6 milioni previsti per il 2010, con un’ulteriore accelerazione attesa per il 2012.

Ieri sui mercati

Il tema del debito domina anche l’inizio del 2011. Ieri il mercato ha assorbito sia la voce di stampa che il Governo greco aveva iniziato a sondare ufficiosamente il terreno per una rimodulazione delle scadenze debitorie, sia la manifestazione di fiducia della Cina nei confronti del debito spagnolo. Allargano Portogallo e Grecia, stringe di 1pb la Spagna, allarga l’Italia considerando il BTP 03/2021 (188pb). I buoni dati macroeconomici europei e americani hanno stimolato un rialzo dei rendimenti sulla curva UST, mentre non hanno impedito un netto calo dei tassi sui titoli tedeschi (fino a 5pb sulla scadenza biennale). Il cambio euro/dollaro è stato relativamente volatile, ma alla fine della giornata si trovava sui livelli della mattina (1,3350 circa) e anche oggi si sta muovendo fra 1,3320 e 1,3380. Dollaro in netta ripresa su yen (82,1) e sterlina (1,5490). Petrolio sempre vicino ai massimi recenti.

Area Euro

La seconda lettura dell’indice PMI manifatturiero per l’area euro a dicembre ha mostrato una revisione al rialzo a 57,1 da 56,8, in decisa crescita dal 55,3 di novembre. In sostanza, dopo tre mesi di recupero l’indicatore è tornato vicino ai massimi dello scorso aprile. Anche l’indicatore manifatturiero per la Francia è stato riletto al rialzo a 57,2 da 56,3 e resta poco al di sotto del picco di novembre (massimo da oltre 10 anni a 57,9). Nonostante la rilettura al ribasso di tre decimi la Germania si conferma il Paese con la miglior performance (60,7, stabile rispetto al mese precedente). La prima lettura dell’indicatore per l’Italia mostra una crescita superiore alle attese di consenso, a 54,7 da 52, che lo porta al massimo dal maggio 2007. Il PMI è salito anche in Spagna, a 51,5 da 50 precedente; da notare invece che l’indicatore per la Grecia non solo resta in territorio recessivo, ma cala ulteriormente a 43,1 da 43,9. Nel complesso, il dato indica una possibile riaccelerazione della crescita nell’Eurozona a inizio 2011 (il livello del PMI manifatturiero sarebbe coerente con una crescita del PIL addirittura dell’1% t/t come nel 2° trimestre 2010).

Spagna. Sorprende decisamente verso l’alto l’inflazione, in salita ben oltre le attese a 2,9% a/a a dicembre (massimo da più di due anni) dal 2,2% di novembre (secondo gli indici armonizzati UE). Il dato è ben superiore alla media Eurozona anche a causa dell’effetto degli aumenti dell’IVA entrati in vigore da luglio 2010. La salita è dovuta soprattutto ai rincari dei carburanti e del tabacco, mentre il CPI core dovrebbe essersi confermato molto contenuto (poco sopra l’1%). Il dato segnala qualche rischio verso l’alto sulla nostra (già superiore al consenso) previsione di salita al di sopra del 2% del CPI Eurozona a dicembre.

La scorsa settimana la BCE ha acquistato bond emessi dagli Stati membri dell’area euro per 164 milioni di euro (dai 1,121 miliardi dell’ottava precedente), il livello più basso dallo scorso ottobre.

Il dato conferma che, al minimo allentarsi delle tensioni di mercato, la BCE è pronta ad assottigliare gli acquisti. Oggi sono fissate sia l’asta a sette giorni per drenare i 73,5 miliardi di liquidità corrispondenti agli acquisti cumulati effettuati da maggio (la scorsa asta non coprì l’intero ammontare, “sterilizzando” solo 60,78 miliardi), sia l’operazione principale di rifinanziamento. Le scadenze ammontano a circa 248 miliardi (20,6 miliardi dell’asta straordinaria regolata il 23/12, il resto legato alla OPR regolata il 29/12). Il sistema presentava ieri riserve in eccesso molto abbondanti, superiori ai 120 miliardi di euro.

Stati Uniti

L’indice ISM del settore manifatturiero sale a 57 da 56,6 a dicembre, in linea con le aspettative di consenso. Si tratta del massimo degli ultimi sei mesi. Da notare il balzo di oltre 5 punti delle componenti produzione (a 60,7 da 55,0) e nuovi ordini (a 60,9 da 56,6). Gli ordini all’export invece calano per il secondo mese consecutivo a 54,5 da 57 e le importazioni correggono a 50,5 da 53. Gli ordini inevasi salgono di un punto a quota 47. La componente occupazione scende a55,7, un livello coerente con incrementi modesti degli occupati nel settore. L’indice dei prezzi pagati è aumentato ulteriormente, dai livelli già elevati di novembre, a 72,5 da 69,5, sulla scia dei rincari di diverse commodities. Guardando allo spaccato per settore, delle diciotto industrie manifatturiere in esame quattro riportano una contrazione a dicembre: prodotti minerali non metalli, prodotti di carta, stampa ed attività affini, altre attività manifatturiere. Nel complesso, l’indice, in territorio espansivo da ormai 17 mesi, segnala che l’economia americana dovrebbe aver superato il mini-rallentamento estivo e viaggia a una velocità di crociera compresa tra 4 e 4,5% a/a.

La spesa in costruzioni è cresciuta di +0,4% m/m a novembre, dopo il +0,7% m/m di ottobre.

Trainante in particolare la spesa pubblica, al netto della quale il dato sarebbe risultato poco più che stagnante; in particolare la spesa residenziale pubblica è aumentata del 2,6% m/m (si tratta comunque di appena l’1,4% della spesa totale). Il dato conferma che è ancora lontana una vera ripresa per l’edilizia privata, in particolare non residenziale (-0,1% m/m, secondo mese in negativo in controtendenza con la spesa totale).

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Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, dichiarano che:

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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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