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Flash: Le tensioni in Turchia si allargano nel paese

Da seguire: Area Euro. La stima flash potrebbe mostrare un calo dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Eurozona a -7,6 da -7,3 sulla scia dei timori legati all’esito inatteso del referendum su Brexit………


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Il livello trimestrale è andato comunque lievemente migliorando dal 1° al 2° trimestre e rimane al di sopra della media di lungo periodo (-12,8).

Ieri sui mercati

   Le tensioni in Turchia si allargano nel paese, ma restano circoscritte all’interno: non si osserva contagio delle tensioni politiche domestiche su altri paesi emergenti né sui mercati. Il focus rimane sulle banche centrali, con la riunione della BCE domani e quelle di Fed e BoJ la prossima settimana.

   I mercati azionari hanno chiuso con modeste correzioni negli USA. In Europa flessioni più ampie durante la giornata sono state seguite da recuperi in chiusura (Euro Stoxx -0,6%, Ftse MIB -0,5%, Dax -0,8%). A innescare la debolezza è stato soprattutto l’annuncio della sentenza della Corte di Giustizia europea che, in merito al caso di alcune banche slovene, ha dichiarato legittima l’applicazione della normativa sul bail-in. Nikkei modestamente negativo questa mattina (-0,25%).

   Seduta generalmente positiva per il debito periferico europeo che, in un contesto di volumi ancora piuttosto sottili, ha beneficiato dal forte interesse sul primario per la carta spagnola (emessi ieri 3,05 miliardi di carta a breve con scadenze a 3 e 9 mesi, e ordini record per il nuovo Bonos decennale lanciato via sindacato). I BTP registrano nuove flessioni dei rendimenti, soprattutto sulle scadenze medie e lunghe, con il bond a 2 anni in area -0,07% e il decennale che scende a quota 1,24%. Stabile invece lo spread Btp-Bund a 126pb.

   Sui mercati valutari, l’euro/dollaro, sempre all’interno dell’area 1,10-1,12, si porta vicino al limite inferiore a 1,10. Stabile lo yen, in area 106 contro dollaro: uno storno della valuta giapponese potrà riprendere solo sulla prospettiva più concreta di nuove misure espansive da parte della BoJ, attese per la riunione del 29 luglio.

   Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto le stime di crescita per il 2016-17. La crescita globale del 2017 è rivista verso il basso di 0,1 pp, a 3,4%, per via degli effetti attesi da Brexit che, secondo il Fondo, causa un “significativo” aumento dell’incertezza economica, politica e istituzionale. In assenza di Brexit, le previsioni per l’economia mondiale sarebbero state riviste modestamente verso l’alto.

   Area euro. Secondo la Bank Lending Survey della BCE, nel secondo trimestre 2016 è continuato il miglioramento delle condizioni creditizie concesse a famiglie e imprese, in particolare in Francia, Italia, Germania (limitatamente al credito alle imprese) e Spagna (soltanto mutui). L’indagine riporta anche un rafforzamento della domanda di credito da parte delle imprese e delle famiglie. Tuttavia, il contributo degli investimenti fissi alla domanda si è ulteriormente indebolito, a rimarcare che il ciclo della spesa in conto capitale stenta a decollare. Il comunicato precisa che non si evidenzia alcun impatto negativo sulla domanda di credito nei questionari successivi al referendum inglese, anche se le risposte sono probabilmente troppo a ridosso dell’evento per essere considerate significative.

   Germania. L’indice ZEW è calato a luglio oltre le attese di consenso, toccato più del previsto dell’esito del referendum inglese. L’indice sulle attese passa a -6,8 da 19,2 contro un consenso di 9,0, toccando il minimo da novembre 2012. Anche l’indicatore sulla situazione corrente è calato poco oltre le stime di consenso, correggendo a 49,8 da 54,5 (consenso a 51,8): la media trimestrale era andata lievemente erodendosi, passando a 51,8 nel secondo trimestre da 54,2, in linea con la nostra previsione di un rallentamento dell’attività in primavera. La correzione dello ZEW, sebbene più forte del previsto, tende a dare indicazioni più sulla reazione delle borse, che non necessariamente rispecchiano un rallentamento dell’attività reale. L’IFO di luglio in uscita lunedì prossimo darà ulteriori indicazioni riguardo all’impatto di Brexit sull’output.

   Italia. Dopo il balzo di aprile (+2,2% m/m), la produzione nelle costruzioni è tornata a calare in misura anche maggiore a maggio, di -3,6% m/m. Si tratta di un nuovo minimo storico. Su base annua, l’output accelera a +4,4%, che però diventa -2,6% se corretto per i giorni lavorativi (22 contro i 20 di maggio 2015).

   Stati Uniti. I nuovi cantieri di giugno sorprendono verso l’alto, con un aumento a 1189 mila da 1135 mila (rivisto da 1164 mila), contro aspettative di consenso a 1165 mila. I cantieri sono in rialzo sia per la componente di unità monofamiliari (+4,4% m/m), sia per quella delle unità multifamiliari(8+5,4% m/m). Le unità in costruzione sono in aumento moderato (+0,2% m/m) e quelle completate crescono di 12,3% m/m, puntando a una dinamica sostenuta degli investimenti residenziali nel 2° trimestre. Le nuove licenze sono in rialzo a 1153 mila da 1136 mila di maggio. I dati confermano che le costruzioni residenziali restano su un trend moderatamente positivo.

   Stati Uniti. Alla Convenzione del partito repubblicano, Trump è stato nominato candidato per le elezioni presidenziali.

Fonte: BondWorld.it


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