Italia. La produzione industriale è vista in aumento dello 0,6% m/m a giugno dopo due mesi di crescita sostenuta (+1% m/m a maggio e +0,9% m/m ad aprile). In parte favorito dal …..
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confronto con i minimi dello scorso anno, l’output registrerebbe una variazione tendenziale di +8,5% a/a (sia grezzo che corretto per i giorni lavorativi). La crescita dell’indice corretto sarebbe ai massimi dal 1997. Sul trimestre la produzione è vista in crescita del 2% t/t, in accelerazione dal già robusto 1,7% t/t precedente. Il dato, insieme alle buone indicazioni provenienti da ordini e fatturato industriale a maggio, potrebbe indicare che la ripresa dell’attività economica nel settore industriale va consolidandosi. Il dato è coerente con la nostra stima di crescita del PIL di 0,5% t/t nel trimestre primaverile.
Italia. La stima preliminare sulla crescita del PIL nel 2° trimestre dovrebbe mostrare una crescita dello 0,5% t/t dopo il già robusto 0,4% t/t del trimestre invernale. La crescita annua accelererebbe a 1,2% a/a, ai massimi da quasi tre anni. A trainare il PIL saranno ancora l’export e gli investimenti delle imprese (in macchinari e attrezzature e in minor misura i mezzi di trasporto), mentre a frenare la crescita saranno i consumi privati (penalizzati dai beni durevoli visto il crollo delle vendite di auto) e pubblici, nonché con ogni probabilità anche gli investimenti in costruzioni. Il dato potrebbe segnalare qualche rischio verso l’alto sulla nostra stima di crescita del PIL dell’1% in media d’anno nel 2010.
Germania. La produzione industriale è vista in aumento di 0,2% m/m a giugno dopo l’incremento significativo (+2,6% m/m) del mese precedente. Su base annua l’output, pur rallentando rispetto al mese precedente, manterrebbe un ritmo di crescita a due cifre (11,3% a/a). Peraltro, il livello della produzione resterebbe comunque circa 10 punti percentuali al di sotto del massimo di febbraio 2008. Sul trimestre, l’output nell’industria crescerebbe di ben il 5,4% t/t, ai massimi da quando esiste la serie (1989), segnalando la concreta possibilità di un ritmo di crescita “eccezionalmente elevato” (come lo ha definito la Bundesbank) nel trimestre appena trascorso.
Stati Uniti
L’employment report a luglio dovrebbe mostrare un moderato calo di occupati non agricoli, -50 mila, determinato dalla contrazione dei posti legati al censimento 2010. I posti per il censimento dovrebbero scendere di circa 150 mila, da 344 mila della settimana di rilevazione del mese di giugno. Il settore privato dovrebbe registrare un aumento moderato, +100 mila, di poco superiore a quanto visto a giugno (+83 mila). I dati di giugno potrebbero essere rivisti di qualche decina di migliaia verso l’alto, poiché l’occupazione a livello statale mostra un calo di occupati di 93 mila, inferiore al calo pubblicato a livello nazionale (-125 mila).
Gli indici occupazione nelle indagini restano su livelli elevati: a luglio la componente occupazionale dell’indice ISM manifatturiero è salita a 58,6 e nell’ISM non manifatturiero è tornata sopra quota 50, inoltre la stima ADP ha segnalato un consistente aumento degli occupati del settore privato. Il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere invariato al 9,5%. Gli indicatori di disoccupazione di lunga durata dovrebbero restare vicini ai livelli record visti nei mesi scorsi, con una percentuale di disoccupati da più di 27 settimane vicina al 46% del mese di giugno. Sui dati della disoccupazione di luglio potrebbe pesare il mancato rinnovo da fine giugno dell’estensione dei sussidi. L’estensione è stata rinnovata ora, ma nella settimana di rilevazione (metà luglio) una parte dei percettori dei sussidi estesi potrebbe avere modificato il proprio comportamento, non dichiarandosi più disoccupato per due motivi diversi. Un individuo potrebbe non dichiararsi più disoccupato perché accetta un posto di lavoro prima scartato avendo l’alternativa sicura del sussidio, o perché pensando di non avere più diritto al sussidio e di non trovare comunque un posto, non lo cerca e non rientra quindi nella definizione di disoccupato. I salari orari dovrebbero registrare un aumento modesto di 0,1% m/m, in linea con il trend.
Ieri sui mercati
Chiusura in lieve calo ieri per le borse: -0,05% il Dow Jones, -0,13% l’S&P e -0,46% il Nasdaq. Sui mercati obbligazionari i rendimenti del Treasuries scendono di 3 punti base per il titolo a due anni (a 0,53%) e di 4 per il titolo a 10 anni (a 2,93%). Anche il rendimento del Bund tedesco cala sia sul medio, che sul lungo termine: di circa 2 punti base sul titolo a 5 anni (a 1,55%) e di 3 punti base sul 10 anni (a 2,56%). L’euro è sceso dopo la conferenza stampa di Trichet, registrando in giornata minimi e massimi inferiori a quelli dei due giorni precedenti, chiudendo 1,3189 EUR/USD.
Area Euro
BCE: nessuna novità significativa dalla riunione di agosto, ma certamente indicazioni importanti da parte di Trichet. L’elemento importante che è emerso dall’incontro BCE di ieri è che Trichet abbia mantenuto un atteggiamento di estrema – a nostro avviso condivisibile – cautela in merito alle prospettive di crescita dell’area euro. E questo nonostante abbia rilevato i segnali positivi giunti dai dati più recenti. Ma, appunto, Trichet non ha tratto da questi la conclusione che la ripresa si stia rivelando più robusta delle attese. A parte questa mancata indicazione (che è a nostro avviso più importante di quanto possa sembrare), nessun’altra particolare novità è emersa dalla riunione del consiglio direttivo BCE: i tassi di riferimento sono rimasti invariati (come comunque ampiamente scontato) e durante la conferenza stampa Trichet ha ribadito che si trovano ad un livello “appropriato”. Nel corso del 2° trimestre l’attività economica nell’area euro si è rafforzata, i dati sul 3° trimestre, fino ad oggi disponibili, risultano complessivamente migliori delle attese.
Ma su un orizzonte temporale più ampio, l’area euro è vista crescere ad un ritmo moderato ed ancora irregolare. I prezzi, afferma Trichet, sono attesi stabili nel medio termine e le aspettative inflazionistiche sono ampiamente ancorate in linea con l’obiettivo di mantenere i tassi di inflazione sotto, ma poco sotto, il 2%. La dinamica dei prestiti bancari al settore privato risulta ancora debole, con crescita comunque positiva di quelli alle famiglie e invece negativa di quelli alle imprese non finanziarie. Trichet, ha poi espresso un giudizio positivo sugli stress test bancari (definiti “completi e rigorosi”), i cui risultati hanno contribuito a rafforzare la fiducia del mercato ed hanno evidenziato la capacità di tenuta del sistema bancario europeo. Sul fronte della politica fiscale, il governatore della BCE, ha riaffermato l’urgenza del risanamento dei conti pubblici per recuperare credibilità e fiducia e ha accennato al fatto che alcuni governi dovranno muoversi con maggiore velocità nella riduzione del rapporto Debito/PIL. Per supportare il processo di consolidamento fiscale, essenziali sono inoltre le riforme strutturali, in particolare nei paesi che hanno riscontrato perdite di competitività e deficit elevati. In generale, dalla conferenza stampa emerge che la BCE rimane prudente e cauta, e non riscontra segnali che inducano a cambiare i tassi. Trichet ha dichiarato, inoltre, che la banca centrale non ha alcun messaggio da dare per quanto riguarda il cambio.
Per quanto concerne il sistema dei margini di garanzia, in merito ai criteri di ammissione del collateral, non sono stati forniti nuovi dettagli. Infine, come ci aspettavamo, non sono emerse indicazioni che giustifichino, almeno per ora, la rimozione della politica di fornitura illimitata di liquidità, o più in generale un’accelerazione della assai graduale “exit strategy”.
Germania. Gli ordini all’industria sono cresciuti del +3,2% m/m a giugno (sopra le attese di consenso) e il dato di maggio è stato rivisto verso l’alto a -0,1% m/m, da una precedente stima di -0,5% m/m. Il forte incremento su base mensile è stato trainato dagli ordini dall’estero (+5,7% m/m), in particolare dal resto dell’Eurozona (+11,3% m/m). Dal dettaglio emerge un’accelerazione della domanda di beni capitali (+6,4% m/m da +1,0% m/m a maggio), ed un rallentamento della domanda di beni di consumo (+0,9% m/m da 3,1% m/m). Sull’anno, gli ordini sono aumentati del +24,6% a/a, la variazione annua tuttavia è fortemente influenzata dall’effetto statistico favorevole del confronto con i valori prossimi ai minimi del ciclo registrati lo scorso anno. Sul trimestre, gli ordini crescono di 7,6% t/t da un precedente 6,6% t/t ed anche su base trimestrale si osserva una forte accelerazione degli ordini dall’estero a 9,1% t/t nel 2° trimestre 2010, da 6,9% t/t. Il dato, che ha sorpreso positivamente, pone dei rischi verso l’alto sulla nostra previsione di stabilità della produzione industriale tedesca nel mese di giugno (dato in uscita domani).
Regno Unito
Banca d’Inghilterra – Diversamente da come ci aspettavamo, la Bank of England anche questa volta non ha espresso alcuna considerazione in merito agli sviluppi in corso dell’economia britannica. È possibile che il “silenzio” della BoE, a meno di una settimana dalla pubblicazione dell’inflation report (mercoledì 11 agosto), esprima proprio una forte incertezza, maggiore di quanto si potesse pensare, in merito alle prospettive, anche di breve termine, dell’economia britannica.
Complessivamente, però, tale incertezza non significa che la BoE non si sia spostata verso una visione che vede aumentati i rischi verso il basso sia su crescita, che su inflazione. Lo scenario verrà espresso esplicitamente nell’inflation report, appuntamento molto importante.
Stati Uniti
Le richieste di nuovi sussidi di disoccupazione sono aumentate, a 479 mila da 460 mila, nella settimana conclusa il 31 luglio (contro le attese di consenso che le vedevano in calo). La media a 4 settimane è salita a 459 mila unità. Nella settimana conclusasi il 24 luglio, le richieste di rinnovi sono scese a 4.537 mila unità, da 4.571 mila unità precedenti.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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