Area euro
Le vendite al dettaglio dell’area euro sono viste ferme a +0,2% m/m a luglio (il dato di giugno è stato rivisto verso l’alto di due decimi); tra i maggiori paesi che hanno già diffuso i dati, nel mese di luglio si è registrato un aumento delle vendite……
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Saranno pubblicati oggi i dati definitivi sui PMI dei servizi. La stima flash aveva visto l’indice di attività (55,62) sostanzialmente stabile sulla media dei quattro mesi precedenti, in lieve calo rispetto a luglio (55,78).
Stati Uniti
I nuovi occupati non agricoli ad agosto sono previsti in calo di 80 mila unità, dopo il -131 mila a luglio. Nel settore pubblico la contrazione di occupati attesa in parte è attribuibile ancora all’effetto censimento: secondo i dati del Census Bureau nella seconda settimana di agosto gli occupati per il censimento erano 83955, contro 200346 nella settimana di rilevazione dell’employment report di luglio, in calo di 116 mila unità. Nel mese di luglio un ampio contributo negativo alla crescita degli occupati è venuto dai settori statale e locale (-10 mila e -38 mila, rispettivamente). Ad agosto il calo degli occupati in questi settori dovrebbe essere più contenuto (-10 mila complessivamente), dato che luglio risente dell’effetto del nuovo anno fiscale per la maggior parte degli stati. Gli occupati nel settore privato dovrebbero registrare un aumento più moderato che a luglio (+50 mila ad agosto dopo +71 mila a luglio). Nelle ultime settimane si è registrato un aumento dei sussidi di disoccupazione che lascerebbe prevedere un calo di occupati. Tuttavia, i dati sui sussidi sono distorti dalle estensioni attuate nell’ultimo anno e in particolare l’estensione approvata in Congresso nella seconda metà di luglio dovrebbe avere effetti più marcati nel mese di agosto. La componente occupazione delle indagini ISM (sia manifatturiero sia non manifatturiero) e altri dati sul mercato del lavoro (licenziamenti rilevati con l’indagine mensile JOLTS) non danno indicazioni coerenti con un calo di occupati nel settore privato. I salari orari dovrebbero aumentare dello 0,1% m/m, dopo +0,2% m/m a luglio, dando luogo a un rallentamento della dinamica tendenziale (a 1,5% a/a dall’1,8% a/a di luglio). Il tasso di disoccupazione potrebbe tornare a salire a 9,6% da 9,5%, con un aumento del tasso di partecipazione crollato di 6 decimi fra aprile e luglio a 64,6% (sui minimi di dicembre 2009, tornato così sui livelli che non si vedevano dal 1985. Varie indicazioni dell’employment report segnalano un graduale miglioramento. A luglio si era registrato un calo di occupati part-time per motivi economici, il terzo consecutivo; anche il numero di persone che non partecipano alla forza lavoro e non vogliono un lavoro è sceso a luglio; la durata media della disoccupazione era scesa a 34,2 settimane da 352 del mese di giugno. Il tasso di disoccupazione allargato si è stabilizzato a 16,5% dai picchi di 17,4% di fine 2009.
L’ISM del settore non manifatturiero dovrebbe calare ad agosto a 53,5 da 54,3 di luglio. Nel mese di luglio l’indice aveva segnato il primo incremento dopo tre mesi di stabilità a 55,4 fra marzo e maggio e un calo a 53,8 a giugno. Il calo dovrebbe essere determinato da livelli più bassi per attività e nuovi ordini rispetto a luglio. L’occupazione dovrebbe rimanere vicina ai livelli di luglio (50,9), poco sopra 50.
Ieri sui mercati
Si è osservata la continuazione del rimbalzo avviato mercoledì sui principali mercati azionari, associata coerentemente a un nuovo rialzo dei rendimenti sui titoli di stato americani e tedeschi, alla chiusura dello spread Btp-Bund (-6,6pb a 150pb sulla scadenza decennale) e a un modesto aumento dei tassi impliciti nei futures monetari. L’euro si rafforza ulteriormente sul dollaro (1,2820 oggi, con massimi a 1,2835), ma la ripresina dei mercati azionari fatica a indebolire lo yen (84,2) e il franco svizzero (1,2980). La conferenza stampa di Trichet non ha avuto impatti significativi sul mercato.
Area euro
La seconda lettura del PIL area euro per il 2° trimestre ha confermato la prima stima di +1,0% t/t dopo il +0,3% t/t del 1° trimestre del 2010 (rivisto verso l’alto di un decimo). La variazione annua è stata rivista al rialzo di due decimi a +1,9% a/a, dopo il +0,8% a/a del trimestre precedente. La crescita del PIL nell’area euro è stata trainata dal forte aumento in Germania (+2,2% t/t), mentre Francia (+0,6% t/t) e Italia (+0,4% t/t) hanno registrato una crescita più contenuta. Il dettaglio mostra una forte accelerazione delle esportazioni (a +4,4% t/t, da un precedente +2,4% t/t) e il recupero degli investimenti (+1,8% t/t dopo il -0,4% t/t del 1° trimestre del 2010). Crescono lievemente sia i consumi, sia la spesa pubblica (entrambe registrano un +0,5% t/t dopo il +0,2% t/t del 1° trimestre). Il contributo più significativo alla crescita è venuto dalle esportazioni (+1,7%), mentre le importazioni hanno sottratto l’1,6%. Gli investimenti e i consumi hanno contribuito entrambi di +0,3%, le scorte di +0,2% e la spesa pubblica di +0,1%.
Stati Uniti
I nuovi sussidi di disoccupazione sono scesi marginalmente a 472 mila nella settimana conclusa il 28 agosto, da 478 mila della settimana precedente. I sussidi esistenti sono scesi a 4,456 milioni nella settimana conclusa il 21 agosto, da 4,479 milioni della settimana precedente. I sussidi estesi con i fondi federali di emergenza sono scesi di 320 mila unità, a 5,440 milioni nella seconda settimana di agosto da 5,76 milioni in quella precedente. Secondo il Labor Department, non ci sono fattori speciali che influenzino i dati. Le informazioni sono restano coerenti con una dinamica debole dell’occupazione.
La crescita della produttività nel 2° trimestre è stata rivista verso il basso a -1,8% t/t, da -0,9%, dopo la revisione del PIL. Il costo del lavoro per unità di prodotto aumenta di 1,1% t/t dopo -4,6% t/t del 1° trimestre.
I contratti di compravendita di case (pending home sales) del mese di luglio sono aumentati di 5,2% m/m, dopo un calo di 2,8% m/m di giugno. L’aumento è diffuso a tutte le aree geografiche. I dati fanno prevedere che il crollo delle vendite di case esistenti di luglio sia seguito da una correzione verso l’alto nei mesi successivi.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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