Da seguire: Area Euro: – Italia. L’indice di fiducia dei consumatori potrebbe migliorare ancora lievemente a gennaio, a 109,3 da 109,1 (si tratterebbe del quinto aumento consecutivo). Il morale delle famiglie risulterebbe così ….
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ai massimi da un anno, anche se su un livello ancora di poco inferiore alla media storica di lungo termine (112,5). Tra le novità del mese si potrebbe assistere a un aumento delle preoccupazioni inflazionistiche, mentre potrebbero continuare a calare (pur rimanendo storicamente elevate) le aspettative sulla disoccupazione.
– A dicembre, la crescita di M3 potrebbe rimanere invariata a 1,9% a/a. La media mobile a 3 mesi salirebbe così a 1,6% da 1,3% (contro un target ufficiale BCE di 4,5%). Potrebbe proseguire l’accelerazione dei prestiti al settore privato (a novembre +2% a/a), trainata dalle famiglie (novembre: +2,7% a/a); i prestiti alle imprese potrebbero tornare in territorio positivo (-0,1% a novembre) per la prima volta dall’agosto del 2009.
– Spagna – Rilevante oggi per i mercati in Europa l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri spagnolo di un disegno di legge che riforma il sistema pensionistico, portando l’età pensionabile da 65 a 67 anni.
– Aste – L’Italia riapre i BTP 2,25% 11/2013 e 3,75% 03/2021 rispettivamente per 2,75-3,50 miliardi e per 2,50-3,25 miliardi, nonché il CCTeu con scadenza 10/2017 per 1,0-1,5 miliardi.
Stati Uniti
– La stima advance del PIL del 4° trimestre dovrebbe crescere del 3,8% t/t ann., mostrando una netta accelerazione rispetto alla crescita di 2,4% t/t ann. del 3° trimestre.
– La rilevazione finale di gennaio dell’indice di fiducia delle famiglie dell’University of Michigan dovrebbe registrare un rialzo a 74 dopo la correzione vista con l’indice preliminare (a 72,7 da 74,5 di dicembre).
Ieri sui mercati
Mercati azionari marginalmente positivi in Europa e USA, negativi in Asia, dopo il downgrade del debito giapponese a AA- da parte di S&P. I mercati obbligazionari europei sono rimasti concentrati sui rischi inflazionistici, benché i dati dei prezzi tedeschi siano stati migliori di quanto previsto (vedi sotto). I rendimenti tedeschi a 2 anni hanno registrato un ulteriore rialzo a 1,37%, da 1,35%, e il 10 anni ha superato il 3,2%, su livelli che non si vedevano da aprile 2010; in rialzo anche i tassi impliciti nei futures sull’Euribor. Buona domanda per il BTPei quinquennale emesso ieri: allocati 2,76 miliardi con domanda superiore di un fattore 1,47x, a un rendimento reale di 2,21%. Spread sul Bund in rialzo per tutti i periferici eccetto l’Italia. Negli Stati Uniti, i dati macroeconomici (ordini e sussidi) sono apparsi più negativi di quanto non siano in realtà, e hanno determinato un calo dei rendimenti a 2 anni a 0,58% da 0,62%.
Area Euro
L’indice di fiducia composito elaborato dalla Commissione UE è rimasto circa stabile a 106,5 a gennaio dopo che il dato precedente è stato rivisto verso l’alto da 106,2 a 106,6. Il dato resta ampiamente al di sopra della sua media di lungo periodo (100,7) ed è coerente con una crescita del PIL vicina al 3% a/a (in accelerazione rispetto all’ultimo dato disponibile, l’1,9% del 3° trimestre 2010).
Germania. I dati preliminari sull’inflazione dai Lander hanno sorpreso verso il basso: dopo il balzo di dicembre (+1% m/m il nazionale, +1,2% m/m l’armonizzato), i prezzi al consumo sono calati di mezzo punto percentuale su base congiunturale a gennaio. Di conseguenza, l’inflazione annua accelera ma meno del previsto, a 1,9% da 1,7% sul nazionale e a 2% da 1,9% in base all’indice armonizzato. Nei prossimi mesi il CPI tedesco potrebbe tornare a scendere, attenuando così le recenti preoccupazioni espresse dalla BCE.
Da Davos, Trichet ha ribadito la necessità di adottare misure quasi automatiche per sanzionare i paesi che violano le regole sul deficit; sull’inflazione Trichet e Bini Smaghi hanno ripetuto che tutte le banche centrali hanno la responsabilità di contenere gli effetti di seconda battuta derivanti da rincari dei prezzi delle commodities. Bini Smaghi è tornato a sostenere l’ipotesi di acquisti di titoli di stato da parte dell’EFSF, affermando che sarebbe una soluzione con vantaggi per tutti” e che beneficerebbe la stabilità del sistema. Nei giorni scorsi, anche Trichet e Noyer avevano espresso tesi analoghe. Olli Rehn in un’intervista al WSJ ha detto che i governi europei potenzieranno la capacità di prestito dell’EFSF e lo renderanno più flessibile, ma non aumenteranno il livello delle garanzie attuali a 440 miliardi di euro; Rehn ha ribadito che le decisioni finali sull’EFSF e sul fondo che sarà istituito da giugno 2013 verranno prese al summit europeo di marzo.
Stati Uniti
I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 22 gennaio sono saliti a 454 mila da 403 mila della settimana precedente, ritornando sui livelli di inizio anno.
Gli ordini di beni durevoli a dicembre hanno sorpreso verso il basso, con un calo di -2,5% m/m, il terzo calo consecutivo; al netto dei trasporti, gli ordini aumentano di 0,5% m/m. Gli ordini di beni capitali al netto di difesa e aeronautica civile aumentano di 1,4% m/m, dopo +3,1% m/m.
L’indice di attività della Chicago Fed è salito a 0,03 da -0,40 di novembre. La media mobile a 3 mesi risale a -0,22 da -0,36 di novembre.
Il Tesoro USA ha annunciato che a, partire dal 3 febbraio, gradualmente ridurrà i T-Bills emessi con il Supplementary Financing Program, che ammontano ora a circa 200 miliardi di dollari fino a circa 5 miliardi di dollari. I titoli in scadenza non verranno rinnovati. La decisione fa parte della strategia del Tesoro di allontanare il più possibile il momento in cui il tetto sul debito federale diventa vincolante. Il SFP prevede emissione di T-Bills che vengono detenuti nel bilancio della Fed. Il programma era stato aperto nel 2008 e, secondo la Fed, contribuirebbe a rendere più agevole un eventuale ritiro di stimolo monetario. E’ probabile che quando il Congresso avrà alzato il limite legale sul debito (forse nell’estate), il Tesoro torni a emettere T-Bills per il SFP.
Giappone
S&P ha rivisto verso il basso il rating del Giappone, da AA a AA- e ha messo un outlook stabile sul debito giapponese. Secondo S&P il Governo giapponese non ha una strategia coerente per il controllo dei conti pubblici, che sono su un sentiero insostenibile.
I dati macroeconomici di dicembre danno un quadro misto. Il tasso di disoccupazione è tornato a scendere, al 4,9% da 5,1% dei mesi precedenti, dovuto a un aumento di occupati di 190 mila unità, dando un segnale positivo per spesa e reddito delle famiglie nei prossimi mesi, rinforzato anche dall’evidenza di aumento di ore di straordinario. Le vendite al dettaglio e i consumi delle famiglie hanno invece registrato un forte peggioramento, con le vendite in calo di -4,1% m/m. Il 4° trimestre si chiude con consumi in netto calo, in parte però per via della fine di incentivi fiscali. Il CPI a dicembre si stabilizza su base tendenziale, mentre al netto degli alimentari freschi il CPI scende di 0,4% a/a; i dati di Tokyo per gennaio vedono un’ulteriore riduzione della contrazione dei prezzi. Nell’insieme i dati non modificano la previsione di una contrazione del PIL nel 4° trimestre e di una ripresa della crescita su ritmi moderati a inizio 2011
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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