Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI manifatturiero in lieve recupero a gennaio a 51 da 50,6. Non escludiamo revisioni al rialzo dell’indice tedesco dal momento che l’IFO ha segnalato un netto miglioramento del clima nel manifatturiero…
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Stati Uniti
La spesa personale a dicembre è prevista in calo di -0,2% m/m, causato dalla riduzione dei prezzi e da volumi deboli, in linea con le informazioni delle vendite al dettaglio. I dati non saranno una sorpresa, poiché la stima advance del PIL del 4° trimestre sarà stata già pubblicata, e dovrebbe mostrare una crescita solida dei consumi a fine 2014. Il reddito personale di dicembre dovrebbe essere in aumento moderato, +0,2% m/m, alla luce di dati deboli per i salari orari. Il dato più importante del rapporto su spesa e reddito è però quello del deflatore: su base mensile, il deflatore è previsto in calo di -0,2% m/m (0,8% a/a). L’indice core dovrebbe invece registrare un incremento nullo su base mensile (1,3% a/a), come il core CPI. Il rallentamento della dinamica dei prezzi dovrebbe essere transitorio e invertirsi nel 2° trimestre. Il tasso di risparmio dovrebbe aumentare a 4,7%.
La spesa in costruzioni a dicembre è prevista in aumento di 1,1% m/m, dopo il calo di -0,3% m/m di novembre. I nuovi cantieri sono su un trend di modesto aumento che dovrebbe determinare una variazione positiva nella dinamica della componente residenziale della spesa in costruzioni per il 3° mese consecutivo; l’edilizia non residenziale e pubblica dovrebbero tornare a crescere dopo le correzioni di novembre.
L’ISM del settore manifatturiero a gennaio è previsto in calo a 54,1 da 55,5 di dicembre. Le altre indagini del settore manifatturiero di gennaio sono coerenti con un ulteriore rallentamento dell’indice nazionale dal picco di 59 di ottobre 2014. A gennaio si dovrebbe vedere una correzione delle componenti output, ordini e occupazione dai livelli ancora molto elevati di dicembre (58,8, 57,3 e 56,8 rispettivamente) e un nuovo ritracciamento dei prezzi da 38,5 di dicembre. I dati dovrebbero comunque restare in linea con indicazioni di espansione poco sopra il 3% t/t ann. La tempesta di neve del 26-27 gennaio potrebbe avere conseguenze negative transitorie sulle informazioni derivanti dai dati di gennaio.
I market mover della settimana
Nell’area euro il focus sarà sugli ordini e produzione industriale in Germania, che ci aspettiamo in modesto recupero (+0,4% m/m e +0,2% m/m) rispetto a novembre. In Spagna la produzione industriale è vista in crescita di 0,7% m/m a dicembre in linea con le indicazioni dalle indagini congiunturali. A gennaio anche l’Italia è attesa entrare in deflazione (-0,3% a/a sull’indice nazionale e -0,4% a/a) per la prima volta dagli anni ’50, la dinamica è in larga misura spiegata dal crollo della componente energia.
La settimana è densa di dati importanti negli Stati Uniti. L’employment report di gennaio dovrebbe mostrare ancora una dinamica solida degli occupati, anche se meno rapida rispetto alla media fortissima del 4° trimestre il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi a 5,6%. Gli altri dati di gennaio saranno ancora in territorio espansivo, ma potrebbero risentire degli effetti della tempesta di neve di fine mese. Le indagini ISM dovrebbero essere su livelli elevati, coerenti con una crescita poco sopra il 3% t/t ann., le vendite di auto sono previste ancora su un trend di rialzo. Per dicembre, la spesa in costruzioni è attesa in espansione solida, mentre la spesa e il reddito personali dovrebbero essere relativamente deboli, dopo i solidi rialzi di novembre.
Venerdì sui mercati
Netto ribasso dei rendimenti sulla curva UST (da 9 a 12pb). Ampio anche il calo dei rendimenti sul debito tedesco, in uno scenario di generale aumento dell’avversione al rischio.
Spread in netto allargamento per i BTP italiani e i Bonos spagnoli, sebbene senza grandi movimenti dei tassi. La difficile situazione greca stimola prese di beneficio dopo il rally indotto dal lancio del programma di acquisto BCE. La curva greca accentua la sua inversione, con rendimenti al 19% sulla scadenza triennale e all’11% su quella decennale.
Oscillazioni contenute per il cambio euro/dollaro, che ha chiuso la settimana in lieve ribasso a 1,1286. Euro in ripresa contro CHF, questa mattina scambiato a 1,05. Tensioni sul rublo dopo il taglio dei tassi: il cambio con il dollaro ha superato il precedente picco di 68,4 e oggi quota 69,9.
Area euro
Grecia. Il nuovo ministro delle finanze non è interessato a ottenere lo sblocco dell’ultima tranche di crediti relativi al 2° programma di sostegno finanziario, pari a 7 miliardi di euro, né a estensioni del programma; stima che sia necessario un mese per formulare una proposta omnicomprensiva, e fino a quattro mesi per concludere i negoziati. Probabilmente il governo conta di far fronte al fabbisogno finanziario un maggiore collocamento di debito alle banche, finanziato con il ricorso di queste ultime all’ELA della Banca di Grecia. Ma anche questa deve essere autorizzata dal consiglio BCE a maggioranza qualificata (2/3 dei votanti). Senza garanzie sulla natura temporanea della crisi, un massiccio ricorso all’ELA non sarebbe accettabile: la Grecia sarebbe comunque finanziata dal resto dell’Eurozona a tassi nulli attraverso i saldi di TARGET-2, un artificio inaccettabile in assenza di un accordo che garantisca la sostenibilità del debito. In dicembre, le passività della Banca di Grecia sono già salite a 49,3 miliardi, 7,6 miliardi più che a novembre e ben 19 mld sopra il minimo di giugno.
Area euro La stima preliminare mostra un calo dell’ inflazione area euro a -0,6% a/a a gennaio da un precedente -0,2% a/a. L’inflazione core, al netto di energia e alimentari, è calata, più delle attese di 0,1 a 0,6% a/a, toccando un nuovo minimo dal 1997. Il calo dell’inflazione riflette la sorpresa verso il basso dalla Germania ed in particolare del sotto indice abbigliamento e servizi ricreativi. Le nostre previsioni più recenti mostrano l’inflazione area euro in territorio negativo fino all’estate inoltrata e a -0,3% in media annua. L’inflazione è attesa risalire a 0,8% nel 2016 ma per il momento le nostre stime non incorporano l’impatto del QE BCE. In Spagna, la stima preliminare mostra l’inflazione in calo a -1,4% a/a da un precedente -1,0% a/a sulla misura nazionale e a -1,5% a/a sull’indice armonizzato. Gennaio dovrebbe aver segnato un minimo per l’inflazione spagnola.
Spagna La stima preliminare mostra una crescita del PIL di 0,7% t/t a fine 2014 in accelerazione rispetto allo 0,5% t/t dei mesi estivi e più forte delle stime di Consenso (0,6% t/t) e della Banca di Spagna. Su base annua la crescita è salita al 2,0% a/a da un precedente 1,6% a/a. In media 2014, l’economia spagnola è cresciuta dell’1,4% in netto recupero dopo la recessione del 2009-2013. Il comunicato dell’INE non fornisce alcun dettaglio sui possibili contributi alla crescita ma i dati sulle vendite al dettaglio indicano che i consumi potrebbero aver accelerato rispetto al +0,8% t/t dei mesi estivi. Supporto alla crescita dovrebbe essere venuto anche dall’export stando ai dati di commercio internazionale.
Italia. In dicembre l’occupazione è salita dello 0,4%, riassorbendo gran parte del calo dei due mesi precedenti. Grazie anche alla lieve riduzione della popolazione attiva, il tasso di disoccupazione è così sceso dal 13,3 al 12,9%. Calo, dal 43 al 42%, anche per il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni; in questo caso, però, conta soprattutto la riduzione della popolazione attiva. I dati sono largamente migliori delle previsioni.
Stati Uniti
L’Employment Cost Index nel 4° trimestre 2016 segna un aumento di 0,6% t/t (2,2% a/a, come nel3° trim.), dopo 0,7% t/t nel 3° trimestre. Le retribuzioni aumentano di 0,5% t/t (2,1% a/a) dopo 0,8% t/t (2,1% a/a) in estate. Nel settore privato le retribuzioni sono in crescita di 0,6% t/t (2,2% a/a). La dinamica delle retribuzioni rilevata dall’ECI, dopo un’accelerazione nella parte centrale del 2014, si è stabilizzata. Anche se questa informazione sembra segnalare ancora la presenza di risorse inutilizzate nel mercato del lavoro, occorre rilevare che la crescita delle retribuzioni dell’ECI rimane significativamente più rapida rispetto a quella rilevata dai salari orari dell’employment report, che nel 4° trimestre ha visto una bruisca (e sorprendente) frenata.
La stima advance del PIL del 4° trimestre delude le aspettative e segna una crescita di 2,6% t/t ann. (consenso: 3% t/t ann.). I maggiori contributi alla crescita vengono da consumi (+2,9 pp) e scorte (+0,8pp), mentre le esportazioni nette sottraggono 1 pp alla dinamica complessiva del PIL. Lo spaccato della domanda mostra una netta accelerazione dei consumi, in crescita di 4,3% t/t ann., dopo +3,2% t/t ann. del 3° trimestre. Gli investimenti residenziali accelerano modestamente, a +4,1% t/t ann. dopo 3,2% t/t ann. Le altre voci sono invece in rallentamento. Gli investimenti fissi non residenziali danno indicazioni decisamente deboli, con una crescita di 1,9% t/t ann. (dopo 2 trimestri in espansione media di 9,3% t/t ann.). La spesa pubblica si contrae di -2,2% t/t ann., con la difesa in calo di -12,5% t/t ann., dopo +16% t/t ann. nel 3° trimestre. Le esportazioni aumentano di 2,8% t/t ann.; le importazioni segnano un fortissimo aumento (+8,9% t/t ann., dopo -0,9% t/t ann.), legato alla ripresa della domanda e all’accumulo di scorte, oltre che al rafforzamento del dollaro. Parte del contributo negativo dell’export netto è controbilanciato da quello positivo delle scorte (+0,8pp). Nel complesso i dati sono positivi, alla luce delle indicazioni solide dei consumi e della crescita forte dei due trimestri precedenti. Il calo del prezzo della benzina contribuisce a un’ampia espansione del reddito disponibile reale e al boom dei consumi, che dovrebbe proseguire nel 1° trimestre 2015. Nei trimestri successivi ci sarà un’inevitabile rallentamento della spesa delle famiglie e una ricomposizione più equilibrata della crescita fra i vari settori. La crescita nell’anno dovrebbe mantenersi vicina al 3,5%.
La fiducia dei consumatori rilevata dall’indagine dell’Univ. of Michigan a gennaio (finale) conferma il balzo della stima preliminare, stabilizzandosi a 98,1 (massimo da gennaio 2004). Le aspettative di inflazione restano stabili, segnalando che i consumatori razionalmente prevedono che il calo del prezzo della benzina sia transitorio. La spinta al reddito disponibile reale derivante dal calo del prezzo della benzina e dal continuo miglioramento del mercato del lavoro resta un forte sostegno alla dinamica dei consumi nel 2015.
Il Chicago PMI a gennaio aumenta a 59,4 da 58,8 di dicembre (rivisto da 58,3), con indicazioni positive per l’espansione del settore manifatturiero, anche se su ritmi meno forti rispetto a quanto visto nei mesi estivi.
Bullard (St Louis Fed) ha detto che è ragionevole aspettarsi un rialzo dei tassi a giugno o luglio e che i mercati sbagliano scontando rialzi molto più lontani nel tempo.
Fonte: BONDWorld.it
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