Da seguire: Italia. La produzione industriale è attesa in calo a febbraio dopo il robusto incremento del primo mese dell’anno…..
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Stimiamo una flessione di almeno -0,8% m/m, dopo il +1,9% m/m di gennaio. L’output è visto in crescita di 4,1% in termini grezzi, che si riduce a 0,5% se corretto per i giorni lavorativi (+1 rispetto all’anno precedente). Nonostante il calo di febbraio, il 1° trimestre è stato per la produzione industriale tra i migliori degli ultimi 5 anni: l’industria dovrebbe tornare a contribuire positivamente al valore aggiunto totale, favorendo una riaccelerazione del PIL dopo il debole 0,1% t/t di fine 2015.
I market mover della settimana
Nell’Eurozona il focus sarà sui dati di produzione industriale di febbraio che dovrebbero mostrare una contrazione di 0,7% m/m nella zona euro e di 0,8% in Italia, in parte a correzione della forte entrata nell’anno. Le indicazioni, dalle ultime indagini di fiducia, sono state miste a marzo ma nel complesso indicavano ancora una semi stagnazione nel manifatturiero. Le seconde stime dovrebbero confermare l’inflazione in recupero a -0,1%.
La settimana ha molti dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. I dati di marzo dovrebbero essere misti, con aumento delle vendite al dettaglio e correzione della produzione industriale. Sul fronte dei prezzi, tutti gli indici dovrebbero essere in ripresa per via dell’aumento della benzina a marzo: i prezzi all’import dovrebbero essere in rialzo per la prima volta dopo 8 contrazioni, il PPI e il CPI dovrebbero vedere incrementi sia degli indici headline sia di quelli core. Il Beige Book dovrebbe confermare il quadro di modesta ripresa, sostenuta dai consumi e dall’edilizia residenziale, con qualche indicazione di risveglio del manifatturiero.
Venerdì sui mercati
Finale di settimana in rialzo per i listini europei, che recuperano parte del calo subito nei giorni precedenti. A spingere in guadagno i principali indici è stato soprattutto il rimbalzo dei titoli bancari.
Le quotazioni petrolifere hanno chiuso quasi invariate rispetto a una settimana prima, con il Brent Crude appena sotto quota $40.
Malgrado i modesti rialzi di venerdì, i rendimenti dei titoli di stato americani e tedeschi sono scesi rispetto alla settima prima. La flessione è parallela e pari a 7pb per gli UST, mentre sulla curva tedesca è stata più intensa sulle scadenze intermedie, dove ha raggiunto i 6pb. I flussi di liquidità rimangono molto favorevoli questa settimana.
Il netto recupero di venerdì ha ridimensionato l’allargamento dei premi al rischio che ha caratterizzato il debito dei periferici per tutta la settimana. Il bilancio netto vede lo spread decennale Btp-Bund aumentato di 10pb, contro gli 8pb del Bono. Gli incrementi sono più contenuti sulle scadenze più corte. Parziale recupero anche per il debito portoghese.
Euro/dollaro stabile in area 1,14. Lo yen, invece, sta consolidando i guadagni dell’ultima settimana: venerdì ha chiuso a 108,03 contro dollaro e questa mattina è scambiato a 107,82, a un passo dal minimo infra-giornaliero di giovedì scorso (107,67).
Francia. La produzione industriale a febbraio è calata in linea con le nostre stime di -1,0% m/m da +1,0% m/m (rivisto al ribasso da +1,3% m/m). La variazione annua rallenta così a 0,6% a/a da 1,7% a/a (rivisto al ribasso). La produzione industriale è in rotta per una contrazione di -0,4% t/t a marzo dopo il +0,7% t/t di dicembre scorso. Il mese di marzo potrebbe vedere già una nuova espansione della produzione, stando all’indice di fiducia economica di Banque de France che è salito a 99 da 98 di febbraio.
Spagna – La seconda stima colloca il deficit del settore pubblico al 5,1% nel 2015 e non più al 5,2%. È ormai evidente che un calo del saldo di bilancio al di sotto del limite del 3% nell’anno in corso è fuori questione, ancor di più in assenza di un esecutivo. Proprio l’assenza di una maggioranza di governo e di un esecutivo nel pieno esercizio delle sue funzioni svuota di significato il programma di stabilità che sarà presentato dalla Spagna.
Italia – Il governo ha approvato venerdì sera il nuovo Documento di Economia e Finanza, che dovrà essere trasmesso al Parlamento e quindi inviato alla UE entro il 30 aprile. Come atteso, le previsioni di crescita del PIL sono state riviste verso il basso rispetto allo scenario programmatico precedente. Il target sul deficit è in sostanza confermato per quest’anno (al 2,3% dal 2,4% risultante dalla versione finale della Legge di Stabilità), mentre è rivisto a 1,8% (dall’1,1% precedente) per l’anno prossimo. Il saldo strutturale, che, dopo il significativo allentamento del 2016 (pari a -0,7%), è visto correggere di appena un decimo nel 2017 (a -1,1% da -1,2% del 2016 e da -0,6% del 2015) e di tre decimi nel 2018 (a -0,8%). Il nuovo scenario programmatico non rispetterà le regole europee su aggiustamento strutturale e debito, se non verranno concessi nuovi ampi margini di flessibilità.
Fonte: BondWorld.it
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