Flash i dati importanti della giornata

Flash: Ripercussioni negative su dollaro

Germania. Le vendite al dettaglio hanno avuto un andamento negativo anche a gennaio,…..

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente


che vede una contrazione di -0,7% m/m e una variazione tendenziale di +2,3% a/a (consenso 3,5%).

Italia. La seconda lettura dei dati sul PIL relativa al 4° trimestre 2017 dovrebbe confermare il lieve rallentamento a 0,3% da 0,4% t/t e a 1,6% da 1,7% a/a. Il dettaglio per componenti di domanda confermerà che la crescita è venuta sia dalla domanda domestica che dal commercio con l’estero. Tenuto conto dell’ottima chiusura d’anno per la produzione industriale, nonché dei livelli ancora più che espansivi degli indici di fiducia, pensiamo che il PIL possa riguadagnare velocità in termini congiunturali già dal trimestre in corso, a 0,4% t/t.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dalla Univ. of Michigan a febbraio (finale) dovrebbe correggere modestamente a 99,0, da 99,9 della stima preliminare, restando nell’intervallo visto da dicembre 2017 (95-100). I dati più rilevanti dell’indagine restano le aspettative di inflazione, in questa fase di aumentata volatilità dopo le sorprese di prezzi e salari a gennaio.

Ieri sui mercati:

Ripercussioni negative su dollaro e indici azionari per l’annuncio di dazi punitivi sulle importazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti. Rendimenti dei titoli di stato in calo. Riduzione dei differenziali fra BTP e Bund.

Italia. La disoccupazione è tornata a salire a gennaio, all’11,1%. Il dato di dicembre è stato rivisto al rialzo a 10,9% da un 10,8% precedentemente stimato. Tuttavia, il dato di gennaio, al contrario di quello di dicembre, è meno negativo di quanto appaia a prima vista, in quanto la salita del tasso dei senza-lavoro è dovuta all’aumento della partecipazione. Conforta anche il nuovo minimo da oltre 6 anni della disoccupazione giovanile. Tuttavia, dopo l’esaurirsi deli incentivi contributivi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, la nuova occupazione creata nell’ultimo anno è interamente di natura temporanea.

Italia. Nel 2017 il PIL è cresciuto di 1,5% in volume (in termini non corretti per i giorni lavorativi). Il PIL a prezzi di mercato è aumentato di 2,1% (dopo l’1,7% del 2016). Il rapporto deficit/PIL è stato pari all’1,9%, contro il 2,1% incluso nello scenario programmatico del governo e in deciso miglioramento rispetto al 2,5% del 2016. Si tratta anzi del miglior dato dal 2007. Migliore delle attese anche l’avanzo primario, salito all’1,9% del PIL dopo l’1,5% registrato nei due anni precedenti (l’obiettivo governativo 2017 era pari all’1,7%). Peraltro, il miglioramento è avvenuto nonostante un ulteriore calo della pressione fiscale, al 42,4% del PIL dopo il 42,7% dell’anno precedente. Il rapporto debito/PIL è calato al 131,5%, dal 132% del 2016. Il dato è circa in linea con l’obiettivo governativo (131,6%). Tuttavia, i dati di finanza pubblica non incorporano la contabilizzazione degli effetti della liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per i quali si attende la valutazione di Eurostat, che potrebbe comportare una revisione peggiorativa dei numeri su deficit e debito.

Stati Uniti. La spesa personale a gennaio aumenta di 0,2% m/m, dopo +0,4% m/m di dicembre. In termini reali, i consumi calano di -0,1% m/m, per via di un’ampia contrazione dei beni durevoli (-1,6% m/m), e un modesto contributo positivo dei servizi, in aumento di 0,06% m/m. I dati dei consumi danno supporto alla previsione di un netto rallentamento della spesa delle famiglie nel PIL del 1° trimestre, probabilmente in aumento intorno al 2% t/t ann., da 3,8% t/t ann. del 4° trimestre. Il reddito personale a gennaio è in rialzo di 0,4% m/m, con un incremento di 0,5% m/m del reddito da lavoro. Il reddito disponibile balza di 0,9% m/m (+0,6% m/m in termini reali), sulla scia degli effetti della riforma tributaria. L’aumento del reddito è legato a bonus una tantum (+30 mld) e alla riduzione delle imposte (+115 mld). Il tasso di risparmio sale a 3,2%, da 2,5% di dicembre, tornando su livelli di agosto 2017. Il deflatore dei consumi aumenta di 0,4% m/m (1,7% a/a), e l’indice core è in rialzo di 0,3% m/m, come il CPI, ma resta a 1,5% a/a.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 24 febbraio calano ulteriormente, toccando 210 mila, il minimo da ottobre 1969, da 210 mila della settimana precedente. I dati segnalano continuo calo di risorse inutilizzate e danno supporto alla previsione di future riduzioni del tasso di disoccupazione.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero a febbraio aumenta a 60,8 (massimo da giugno 2004) da 59,1 di gennaio. L’indagine è omogeneamente forte, anche se alcune componenti correggono rispetto a gennaio. Tutti i sotto-indici sono su livelli ampiamente espansivi.

Stati Uniti. La spesa in costruzioni a gennaio è invariata e il dato di dicembre è rivisto verso l’alto a +0,8% m/m da 0,7% m/m.

Stati Uniti. Powell, nell’audizione di fronte alla Commissione Bancaria del Senato, ha ripetuto lo scenario molto positivo dell’economia, sottolineando però che il mercato del lavoro può ancora migliorare senza causare inflazione e che l’inflazione bassa è un fenomeno globale. Secondo Powell per ora non ci sono indicazioni di surriscaldamento dell’economia, pertanto appare appropriato proseguire sul sentiero di graduali rialzi, mirato a bilanciare il mandato duale della Fed. Il presidente della Fed ha però detto esplicitamente che la Fed non intende essere dietro la curva sull’inflazione, né allontanarsi troppo dal livello di equilibrio del tasso di disoccupazione. Il nuovo stimolo fiscale spingerà la crescita nel prossimo biennio e rende i rischi per l’economia più bilanciati. Le prime uscite del nuovo presidente sono positive, perché confermano una visione flessibile del sentiero dei tassi, necessaria per bilanciare gli obiettivi su prezzi e occupazione.

Stati Uniti. Il presidente Trump ha annunciato che la prossima settimana verranno introdotte tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Le tariffe sarebbero imposte invocando una legge dell’epoca della guerra fredda, raramente usata, che dà al presidente il potere di limitare le importazioni sulla base di motivi di “sicurezza nazionale”.

Giappone. Il tasso di disoccupazione a gennaio cala a 2,4% da 2,7% di dicembre e tocca il minimo dal 1993, pur in presenza di un aumento della forza lavoro.

Giappone. L’inflazione a Tokio a febbraio accelera, con l’indice al netto di alimentari freschi in rialzo di 0,9% a/a, da 0,7% a/a di gennaio. Anche l’inflazione al netto di alimentari freschi ed energia è in rialzo, a 0,5% a/a da 0,4% a/a di gennaio, confermando che la stagnazione dei prezzi del 2017 dovrebbe essere alle spalle. 

Giappone. Kuroda ha detto che l’inflazione è ancora distante dall’obiettivo, ma sta gradualmente salendo e la BoJ inizierà a considerare l’uscita dall’attuale politica super espansiva nell’a.f.  2019. Kuroda ha detto che la sua opinione e quella dei membri del Board è che l’inflazione ”si muoverà per raggiungere l’obiettivo del 2% intorno all’anno fiscale 2019 quindi è logico che si pensi e si discuta l’uscita in quel periodo”. Secondo Kuroda non si può dire che gli attuali obiettivi sui tassi restino non cambino mai, ma è possibile. In ogni caso i dettagli della politica monetaria vengono discussi a ogni riunione. I tempi di eventuali cambiamenti sono in linea con le aspettative, tuttavia il segnale esplicito di Kuroda è rilevante perché delinea l’orizzonte del QQE con una tempistica “ufficiale”.  

Fonte: BondWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.