Da seguire: Area Euro: Nessun dato di rilievo in agenda……
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Stati Uniti
Mercati chiusi per festività.
I market mover della settimana
Nell’area euro, le indagini Commissione Europea e ISTAT aggiungeranno un altro tassello al quadro sullo stato di salute dell’economia nel mese di maggio. Ci aspettiamo una flessione degli indici di fiducia sia per l’area euro, sia per l’Italia. Le stime preliminari dovrebbero mostrare un attenuamento della disinflazione in Spagna e un ritorno in territorio positivo dell’inflazione in Italia. La dinamica di M3 è attesa accelerare ad aprile, ancora su spinta dell’aggregato M3–M2 e di una dinamica meno negativa dei prestiti alle imprese. Le vendite al dettaglio sono viste recuperare in Germania ad aprile, mentre in Francia dovrebbero rimanere poco variate. Le stime dettagliate sul PIL del 1° trimestre dovrebbero confermare il ritorno a tassi di crescita positivi in Italia e lo sprint della Spagna, grazie al recupero della domanda interna.
La settimana ha alcuni dati rilevanti in uscita negli Stati Uniti. La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe registrare una significativa revisione verso il basso, per via di scorte e canale estero. Fra i dati di aprile, gli ordini di beni durevoli dovrebbero essere in modesto rialzo per il secondo mese consecutivo, le vendite di case nuove dovrebbero essere in ripresa. La fiducia dei consumatori di maggio dovrebbe risalire dopo le recenti correzioni.
Venerdì sui mercati
Grecia. Esponenti del governo, fra i quali il ministro degli interni, sono tornati ad avvisare che lo Stato non onorerà le prossime rate di rimborso al FMI, la prima delle quali in scadenza il 5 giugno, senza aiuti finanziari. Inoltre, sono tornati a chiedere lo sblocco dei fondi senza ulteriori condizioni, ribadendo ancora una volta l’irrinunciabilità delle posizioni pre-elettorali su pensioni e contratti di lavoro. Tali dichiarazioni, che ribadiscono l’ovvio, confermano però che i negoziati sono arrivati a una nuova impasse.
A meno di clamorosi passi indietro dell’ultimo minuto, la prossima mossa potrebbe essere l’invio di una proposta ultimativa da parte dell’Eurogruppo; tuttavia, i creditori internazionali potrebbero ritenere preferibile non offrire alcun casus belli al governo Tsipras, lasciando semplicemente scorrere le scadenze senza atti formali e attendendo che la situazione interna alla Grecia imploda. Quest’ultima evenienza diventa sempre più probabile con il trascorrere del tempo, e rappresenterà il vero punto di svolta della crisi: a quel punto Tsipras dovrà scegliere che strada far imboccare al Paese.
Che il governo greco abbia quanto meno bisogno di un pretesto per giustificare la rottura dei negoziati e l’adozione di misure di emergenza è stato confermato domenica dal voto del comitato centrale di Syriza, che ha respinto con 95 voti contro 75 la proposta di sospendere i rimborsi al FMI; respinte anche le proposte di nazionalizzare le banche e di indire un referendum su eventuali accordi futuri con i creditori.
Spagna. Le elezioni amministrative hanno confermato il radicale mutamento della geografia politica spagnola, a pochi mesi dalle elezioni legislative nazionali. Il Partido Popular (PP) rimane il primo partito del paese con il 27%, ma potrebbe perdere il controllo di alcune regioni; in alcune di esse è probabile che il governo locale sia espresso da una coalizione fra PSOE (secondo partito con il 25%) e liste locali sostenute da Podemos. I due partiti maggiori hanno perso il 13% dei voti a vantaggi delle nuove formazioni politiche; Ciudadanos è terzo con il 6,6%.
La giornata di venerdì ha offerto pochi spunti sul mercato secondario dei titoli di stato. Modesta flessione dei rendimenti sui mercati europei, a fronte di rialzi sulla curva UST nell’ordine dei 4-5 punti base.
Il cambio euro/dollaro ha reagito violentemente ai dati di inflazione e al movimento divergente delle curve obbligazionarie: la settimana si è chiusa a 1,1015, oltre quattro figure sotto i livelli di lunedì scorso. Il dollaro ha recuperato anche contro sterlina (1,5488 da 1,5660) e contro yen (121,53).
Stati Uniti
Il CPI ad aprile aumenta di 0,1% m/m (-0,2% a/a), mentre l’indice core sorprende verso l’alto con una variazione di +0,3% m/m (1,8% a/a). L’indice headline è frenato dal calo del comparto energia (-1,3% m/m, -19,4% a/a). Gli alimentari hanno prezzi stabili su base mensile. Nell’indice core, i prezzi dei beni sono in aumento di 0,1% m/m, con incrementi per le auto; l’abbigliamento segna un calo di -0,3% m/m dopo tre mesi consecutivi di rialzi. Per quanto riguarda i servizi ex-energia, la variazione è di +0,3% m/m (2,5% a/a). Tutte le componenti principali accelerano: abitazione, +0,3% m/m, sanità, +0,9% m/m, trasporti, +0,1% m/m. La diffusione degli aumenti dei prezzi core segnala che la svolta verso l’alto dell’inflazione dovrebbe essere duratura. Sulla base dei dati disponibili finora, la Cleveland Fed stima con il modello di Inflation Nowcasting che a maggio il CPI aumenti di 0,5% m/m e il CPI core di 0,14% m/m.
Il presidente della Fed, Janet Yellen, ha dichiarato che “se l’economia continua a migliorare come mi aspetto, penso che sarà opportuno a un certo punto quest’anno fare il passo di alzare l’obiettivo sui fed funds”. Il rallentamento dell’economia a inizio anno è almeno in parte dovuto a “rumore statistico” e a “fattori transitori.
Fonte: BONDWorld.it
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