Italia. Il tasso di disoccupazione dovrebbe risultare pari all’11% nel 4° trimestre 2017, in calo di due decimi rispetto ai tre mesi precedenti……
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Il calo però dovrebbe essere causato da una flessione delle forze di lavoro anziché da un aumento degli occupati. Inoltre, la nuova occupazione creata, come nel resto dell’anno, dovrebbe essere di natura temporanea. Il tasso dei senza-lavoro è risalito all’11,1% a gennaio, ma pensiamo possa riprendere un trend di discesa nel corso del 2018, calando al 10,7% in media annua (dall’11,3% del 2017).
Spagna. La stima finale potrebbe indicare che a febbraio l’inflazione è balzata all’1,1% da 0,6% di gennaio sull’indice nazionale (la stima flash dovrebbe essere rivista al ribasso di un decimo), mentre sull’indice armonizzato dovrebbe essere confermata in accelerazione all’1,2% dallo 0,7%, in linea con la prima lettura. I prezzi al consumo a febbraio dovrebbero essere cresciuti di un decimo in termini nazionali e di due decimi in termini armonizzati. Nei prossimi mesi in Spagna l’inflazione è attesa raggiungere il 2%.
Stati Uniti. Il CPI a febbraio è previsto in aumento di 0,1% m/m, con una correzione della componente energia. L’indice core dovrebbe registrare una variazione di 0,2% m/m (1,8% a/a), dopo il rialzo di 0,349% m/m di gennaio. L’accelerazione dei prezzi di gennaio rende particolarmente rilevanti le indicazioni dell’inflazione nei mesi successivi. Alcune voci avevano giocato un ruolo centrale nel rialzo dell’inflazione core di inizio anno: abbigliamento, trasporti e servizi sanitari. La previsione è che si registri un significativo rallentamento per queste voci, pur senza un ritorno alle medie del 2017. I dati dovrebbero indicare che il trend dei prezzi core è più rapido che nel 2017, ma più contenuto che a gennaio.
Ieri sui mercati
BCE. Secondo Coeuré, i tassi di interesse resteranno a livelli molto bassi, dal momento che l’inflazione non è ancora tornata su di un sentiero compatibile con il 2% nel medio periodo. Anche Smets ha detto che l’inflazione rimane lontana dal target e che potrebbe essere necessario più tempo che in passato perché converga verso il 2% dal momento che rimane incertezza sulla dimensione dell’eccesso di offerta nell’economia. Smets ha chiarito che la BCE non ha discusso revisioni alla guidance sui tassi a marzo e che per il momento il Consiglio ritiene che i segnali di rialzo dell’inflazione siano poco soddisfacente ed ha assicurato che la BEC non accetterà che l’inflazione resti al di sotto del target. Smets ha aggiunto che la volatilità sui mercati valutari continua a essere un elemento di preoccupazione per il Consiglio BCE.
Germania La Cancelliera Merkel ha dichiarato che è necessario trovare un terreno comune di dialogo su di un budget europeo comune.
I mercati azionari europei ieri hanno chiuso in rialzo, con una sovra-performance del DAX guidato dalle Utility, e dell’Ibex, mentre gli altri indici chiudono vicini alla parità e Londra registra un moderato ribasso. Negli USA, gli indici subiscono due forze contrastanti: la spinta derivante dall’employment report di febbraio (occupazione forte, salari deboli) e il freno collegato ai timori per il dato del CPI in uscita oggi. La previsione è di rientro della dinamica dei prezzi su un trend moderato (v. sopra), ma dopo l’ampio rialzo di gennaio e la conseguente correzione dei mercati, la posta in gioco è alta. Anche i mercati asiatici sono in fase attendista, con marginali correzioni.
Sui mercati obbligazionari, la settimana si è aperta in fase marginalmente positiva, con variazioni minime, in attesa dei dati USA di oggi e dell’importante offerta di primario in diversi paesi dell’area euro. A supporto dei titoli europei hanno giocato anche i commenti di Coeuré e Smets (v. sopra).
I mercati valutari hanno mantenuto modeste pressioni verso il basso sul dollaro, in attesa del CPI di febbraio in uscita oggi: in caso di una sorpresa verso l’alto dell’inflazione, si aprirebbe una fase rialzista per il dollaro, determinata da una revisione verso l’alto del sentiero atteso dei tassi. Lo scenario centrale però è di una variazione del CPI moderata. Nonostante i dati forti del mercato del lavoro americano, ieri hanno prevalso i timori relativi all’introduzione delle tariffe USA su acciaio e alluminio, ancora non definite in termini di paesi e prodotti, ma potenzialmente in grado di aprire una nuova fase di turbolenza e incertezza sul commercio internazionale. L’euro si è riportato sopra 1,23, e resta per ora in un trading range compreso fra 1,22 e 1,24, a meno di grandi novità dal CPI di oggi. Lo yen è tornato sopra 106 (106,85 questa mattina), indebolito dagli scandali politici che minano la posizione del ministro delle finanze Aso e indeboliscono il primo ministro Abe. Per ora, però, non ci sono rischi concreti di crisi di governo e il mercato rimane orientato verso un ulteriore rafforzamento dello yen, almeno in area 105,5. Per la sterlina, oggi potranno esserci spunti dallo “Spring Statement” di Hammond nel Regno Unito, che non includerà un budget, pubblicato ora in autunno, ma non dovrebbe modificare la debolezza sottostante del cambio.
Fonte: BondWorld.it
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