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Germania. Gli ordini all’industria sono schizzati del 3,8% m/m a dicembre dopo il calo di 0,1% m/m del mese precedente (rivisto al rialzo da -0,4% m/m). Le indagini IFO e PMI hanno continuato a segnalare condizioni di domanda solide a fine 2017.
Stati Uniti. Il deficit della bilancia commerciale a dicembre è previsto in aumento a -52,5 mld di dollari, da -50,5 mld di novembre e confermare l’ampio contributo negativo del canale estero alla crescita del PIL del 4° trimestre.
Ieri sui mercati:
I timori che i corsi azionari fossero saliti troppo e che una correzione fosse imminente hanno avuto piena conferma nella giornata di ieri con l’S&P che ha perso il 4,1% e il Dow che è crollato del 4,6%, la peggiore correzione giornaliera degli ultimi sei anni. Il crollo dell’azionario americano si estende alle piazze asiatiche con pesanti perdite in Giappone (Nikkei che cede del 5%) e Cina (Hang Seng ha perso oltre il 4%). Le borse europee sono attese estendere le perdite della giornata di ieri. Dopo il sell off della scorsa settimana che ha visto il decennale americano tornare sui massimi dal 2014, ieri è stata una giornata di pausa sull’obbligazionario con il Treasury che è tornato indietro a 2,73% al calare dell’appetito per il rischio. In lieve correzione, al traino del mercato americano, anche l’obbligazionario europeo con il decennale Bund che chiude a 0,078. Seduta moderatamente positiva per i BTP con lo spread sul Bund che è calato marginalmente al di sotto dei 130 punti base. Il cambio EUR/USD scambia al di sotto di 1,24 e resta ben al di sotto del massimo a tre anni segnato lo scorso 26 gennaio a 1,2538. L’idea che la Fed tenga fede al suo programma di rialzo dei tassi compiendone almeno tre nel 2018 potrebbe evitare, almeno nel breve, che il cambio torni ai massimi di gennaio anche se la forza della valuta europea resta un tema con cui dovrà fare i conti la BCE. Il rafforzamento del dollaro spinge al ribasso i prezzi di tutte le commodity, in particolare il petrolio. Il Brent è sceso sui minimi da oltre un mese anche per i timori di un ulteriore aumento della produzione di shale-oil USA.
Area euro. Le vendite al dettaglio sono calate di 1,1% m/m a dicembre in linea con le attese di consenso, il dato di novembre è stato tuttavia rivisto al rialzo a 2,0% m/m. Il dato di dicembre lascia le vendite in aumento di 0,3% t/t a fine 2017.
Area euro. La seconda stima rivede il PMI composito a gennaio a 58,8 da una stima preliminare di 58,6. La revisione è da ricondursi ad una lettura più forte per l’indice per i servizi 58,0 da una stima preliminare di 57,6. Il PMI servizi è difatti salito più delle attese in Italia (57,7 da 55,4) e Spagna (56,9 da 54,6). Inoltre l’indice PMI servizi tedesco è stato rivisto al rialzo di tre decimi a 57,3. Il PMI composito è sui massimi dal periodo pre-crisi e segnala chiaramente che la fase di solida espansione procede a ritmi robusti anche a inizio 2018.
BCE. Draghi durante l’audizione al parlamento europeo ha ripetuto che il Consiglio è più fiducioso su di un ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo ma che è troppo presto per dichiarare vittoria. È necessario, quindi, mantenere un approccio “prudente e persistente” nella gestione della politica monetaria. Draghi ha aggiunto che le decisioni del Consiglio continueranno ad essere guidate dai progressi dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%. La politica monetaria evolverà a seconda all’andamento dei dati. Draghi ha sottolineato che la recente volatilità del tasso di cambio potrebbe avere implicazioni per il sentiero di inflazione nel medio termine e che pertanto va tenuta sotto stretto monitoraggio.
Stati Uniti. L’ ISM non manifatturiero a gennaio aumenta a 59,9, da 56,3 di dicembre. L’indagine è omogeneamente positiva, con indicazioni solide per la crescita del PIL nel 1° trimestre.
Fonte: BondWorld.it
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