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Flash: Stati Uniti. Il PPI a maggio dovrebbe aumentare

Area euro. La produzione industriale potrebbe calare di -0,9% mm in aprile, sulla scia della contrazione registrata in Germania, Francia, Italia e Spagna……

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Se confermato il dato lascerebbe la produzione in rotta per un calo nel 2° trimestre dopo il -0,6% t/t del primo. Il ritmo espansivo del comparto industriale si sta chiaramente ridimensionando nel 2018 (atteso al 1,7% a/a) rispetto al 2017 (3,0% a/a).

Stati Uniti. Il PPI a maggio dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, dopo +0,1% m/m di aprile. L’indice al netto di alimentari ed energia dovrebbe essere in rialzo di 0,2% m/m, dopo due variazioni consecutive di 0,3% m/m. Il focus sarà sull’andamento dei prezzi della sanità, che sono rilevanti per l’evoluzione dell’inflazione al consumo.

Stati Uniti. La riunione del FOMC di giugno dovrebbe concludersi con un rialzo dei tassi dei fed funds di 25pb, a un intervallo obiettivo di 1,75-2%, completamente scontato. Il comunicato dovrebbe confermare le previsioni di ulteriori graduali rialzi, ma modificare la guidance della politica monetaria, eliminando il riferimento all’aspettativa che i tassi di policy restino “per un certo tempo al di sotto del livello stimato per il più lungo termine”. Il comunicato potrebbe indicare solo che la politica monetaria “rimane accomodante”. L’incertezza sul livello del tasso neutrale nel breve e nel lungo termine e sull’opportunità di entrare in territorio restrittivo dovrebbe indurre il Comitato a comunicare e ad agire con grande cautela. La bussola della politica monetaria sarà il livello del tasso neutrale e la navigazione del Comitato sarà a vista, dopo anni di forward guidance esplicita. Le proiezioni macroeconomiche e dei tassi dovrebbero essere poco variate rispetto a marzo, con crescita sopra il potenziale, tasso di disoccupazione sotto il NAIRU (e probabile revisione verso il basso per il livello di fine 2018) e inflazione stabilmente intorno al 2%. Il numero di rialzi previsti per il 2018 dovrebbe rimanere nell’area compresa fra tre e quattro, con la mediana che potrà spostarsi in base all’evoluzione dell’inflazione e del tasso di disoccupazione nei prossimi trimestri. Dopo l’estate le mediane per il 2018-20 potrebbero cambiare per via dell’arrivo di due nuovi membri del Board e del nuovo Presidente della San Francisco Fed.

Ieri sui mercati

Germania. L’indice ZEW sulle attese è calato più del previsto a giugno a -16,1 da un precedente -8,2. L’indice per l’intera euro zona ha ceduto anche di più fino a -12,6 da +2,4. Il calo delle attese potrebbe esser in parte dovuto ai timori di una deriva protezionistica in America con ripercussioni sui flussi commerciali e prospettive per investimenti non trascurabili. Non è escluso che abbia pesato l’aumento della volatilità sui mercati, in parte associato all’escalation delle tensioni politiche in Italia a fine maggio. Insieme all’indice sulle attese, scende anche la valutazione della situazione corrente fino a 80,6 da un precedente 87,4. L’indice rimane ancora al di sopra della media di lungo termine, ma è ormai calato per cinque mesi consecutivi. Fino ad ora, abbiamo letto il calo degli indici di fiducia, registrato da febbraio in avanti, come un’indicazione di normalizzazione del ciclo dopo i ritmi di espansione euforici dello scorso anno, tuttavia se anche gli altri indici di fiducia dovessero rimanere su di un trend discendente la prossima settimana, la nostra valutazione del quadro euro zona diverrebbe più cauta. Ci sembra che il rallentamento dei dati non sia più un fenomeno temporaneo ma indichi una tendenza più solida.

Italia. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile a 11,1% nel 1° trimestre 2018. Rispetto a tre mesi prima, sia le forze di lavoro che gli occupati sono risultati poco variati. La creazione di posti di lavoro è limitata ai dipendenti a termine, a fronte di un calo sia dei lavoratori a tempo indeterminato che degli autonomi. Il 1° trimestre vede una (lieve) riduzione sia dei divari territoriali che delle differenze di genere, viceversa si accentuano gli elevati divari per livello di istruzione.

Regno Unito. Dopo le dimissioni del ministro della giustizia per dissensi proprio su Brexit, e a fronte di un rischio crescente di perdere voti cruciali sugli emendamenti all’EU Withdrawal Bill, il primo ministro May ha offerto al parlamento la possibilità di fornire indicazioni concrete, e un “voto significativo” se i negoziati con l’UE fallissero entro dicembre.

Stati Uniti. Il CPI a maggio aumenta di 0,2% m/m (2,8% a/a), come ad aprile. L’energia segna un aumento di 0,9% m/m, spinto dalla benzina e frenato dal calo delle tariffe delle utility, mentre i prezzi degli alimentari sono invariati. Sia i beni sia i servizi segnano un incremento di 0,2% m/m. L’indice core è in rialzo di 0,2% m/m (0,171% m/m) e di 2,2% a/a. I dati non segnalano un cambiamento di ritmo degli aumenti dei prezzi e non dovrebbero modificare le valutazioni dei partecipanti al FOMC.

Stati Uniti. La Commissione Bancaria del Senato ha votato a favore della nomina a membri del Board della Fed di Clarida e Bowman. L’approvazione definitiva dovrà avvenire in aula al Senato: è probabile che il voto proceda senza intoppi, dato che in commissione diversi democratici hanno dato parere positivo.

Stati Uniti. Secondo il WSJ, il FOMC sta considerando la possibilità di introdurre una conferenza stampa dopo ogni riunione, anziché a riunioni alternate come avviene ora. L’obiettivo sarebbe quello di rendere più flessibile la gestione della politica monetaria, riducendo la prevedibilità delle date in cui vengono decise variazioni dei tassi. Un freno alla decisione di modificare le date delle conferenze stampa viene dal timore che il mercato interpreti un aumento delle conferenze come un segnale di volontà di aumentare anche il ritmo dei rialzi, che non è affatto l’obiettivo del FOMC. Pertanto è possibile che o già nella riunione di oggi o nelle prossime riunioni si indichi che il Comitato sta considerando modifiche alla strategia di comunicazione, da implementare dopo un dibattito interno.

Fonte: BONDWorld.it


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