Da seguire: Stati Uniti: L’employment report di aprile dovrebbe dare nuovi segnali positivi. Gli occupati non agricoli sono attesi in aumento di 240 mila, dopo 215 mila di marzo. I nuovi sussidi nella settimana di…
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rilevazione dell’employment report sono crollati su minimi da novembre 1973, e puntano a ulteriore accelerazione della dinamica occupazionale. Gli occupati non agricoli privati dovrebbero crescere di 230 mila, concentrati nei servizi (220 mila); gli occupati dovrebbero essere in rialzo anche nel manifatturiero e nelle costruzioni. Il tasso di disoccupazione dovrebbe essere in calo a 4,9%, con la stabilizzazione del tasso di partecipazione a 63% e l’aumento degli occupati ancora solido. I salari orari dovrebbero aumentare di +0,3% m/m, come a marzo: la riduzione di risorse inutilizzate dovrebbe contribuire a un graduale rialzo delle retribuzioni orarie.
Ieri sui mercati
Seduta contrastata e senza direzione per i mercati azionari europei ed americani. Chiusura in ribasso per il Nikkei questa mattina.
Le quotazioni petrolifere hanno proseguito il movimento correttivo iniziato lunedì, che ha portato il primo contratto sul Brent Crude da $48,13 a $44,65 questa mattina.
La ripresa dell’avversione al rischio ha spinto al ribasso i rendimenti di UST (-2/4pb) e Bund (-2/5pb), causando un modesto appiattimento delle curve. In marginale rialzo i rendimenti sul debito italiano e spagnolo, con il risultato di un aumento dei differenziali sovrani nell’ordine di 6pb sulla scadenza decennale e di 9pb su quella trentennale.
Il dollaro prosegue la ripresa dai minimi del 3 maggio. L’euro è sceso ieri a 1,1404 e questa mattina si sta affacciando in area 1,13. Lo yen è risalito in area 107. Cede terreno anche la sterlina, che ha finito la giornata a 1,4481 USD.
Stati Uniti – I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 30 aprile aumentano a 274 mila da 257 mila della settimana precedente. L’incremento di fine aprile è una normalizzazione dopo diverse settimane di sussidi su livelli straordinariamente bassi (minimi da novembre 1973). I dati restano in linea con un mercato del lavoro ancora in miglioramento. È probabile che nei prossimi mesi la dinamica occupazionale rallenti su ritmi più sostenibili rispetto alla crescita di più di 200 mila al mese degli ultimi due anni.
Stati Uniti – Per Williams (San Francisco Fed) la banca centrale americana dovrà tenere conto di un’eventuale reazione dei mercati a un voto per l’uscita del Regno Unito dall’UE, anche se “due o tre” rialzi quest’anno sarebbero ragionevoli sulla base dell’andamento dell’occupazione. Anche Lockhart (Atlanta Fed) ritiene che il risultato del referendum inglese meriti attenzione. Secondo Bullard (St. Louis Fed), invece, la lunghezza dei negoziati che seguiranno il referendum, invece, dovrebbe evitare che diventi un evento globale di stress e in generale i fattori internazionali stanno diventando meno rilevanti per la Fed. Anche Kaplan ritiene che i tassi debbano gradualmente salire quest’anno.
Fonte: BondWorld.it
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