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Flash: Stati Uniti: L’indice della Philadelphia Fed a marzo è atteso in aumento

Da seguire: Stati Uniti: Le vendite di case esistenti a febbraio sono previste in modesta ripresa dopo la forte correzione di gennaio, con un aumento a 4,63 mln di unità ann. da 4,62 mln di gennaio. I contratti di compravendita a gennaio hanno segnato la prima….


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variazione positiva (se pure modesta, +0,1% m/m) dopo sei contrazioni consecutive. Il settore immobiliare è certamente ancora debole a febbraio anche per via del clima. Il trend di vendita di case (sia nuove sia esistenti) sta in parte subendo gli effetti del calo delle scorte di unità in vendita che si accompagna a una dinamica di rialzo molto rapido dei prezzi.
L’indice della Philadelphia Fed a marzo è atteso in aumento a 3 da -6,3 di febbraio. Il clima ha iniziato a migliorare solo a partire dalla seconda settimana di marzo e l’attività dovrebbe essere ancora depressa dagli strascichi del maltempo degli ultimi due mesi, particolarmente concentrati sugli stati orientali e del Midwest. L’indagine dovrebbe registrare un ritorno in territorio positivo degli ordini, delle consegne e delle ore lavorate, mentre l’occupazione dovrebbe essere poco variata rispetto a 4,8 di febbraio. Le aspettative a sei mesi dovrebbero confermare le indicazioni di accelerazione di attività, ordini, investimenti, occupazione e prezzi di vendita. Il quadro di prosecuzione della ripresa dovrebbe essere confermato al di là della frenata di inizio anno dovuta al maltempo.
Ieri sui mercati
I commenti del presidente Yellen sulla durata del “considerevole periodo” (v. sotto) hanno causato una revisione al rialzo delle aspettative sui tassi ufficiali americani. Il contratto di giugno 2015 dei fed fund futures sconta un tasso di 0,36%, 8pb superiore a prima della riunione. I picchi di gennaio (0,45%) sono però ancora lontani. In rialzo anche i rendimenti degli UST, con incrementi a due cifre sulle scadenze 5-10 anni. Positiva l’effetto sul dollaro, che recupera lo 0,6% come cambio effettivo e guadagna oltre una figura contro euro e yen. Chiusura in ribasso sia per i listini azionari americani, sia per quelli asiatici. Da notare che il rublo si appresta a inanellare la terza seduta consecutiva di apprezzamento contro il dollaro, a riprova del veloce adattamento degli investitori anche al focolaio ucraino di tensione geopolitica.
Stati Uniti
La riunione del FOMC di marzo si è conclusa, come atteso,  con una riduzione degli acquisti di 10 mld di dollari e una modifica della forward guidance sui tassi in direzione qualitativa, con l’eliminazione del riferimento a un livello preciso del tasso di disoccupazione. Il comunicato e le proiezioni per le variabili macroeconomiche e i tassi di policy hanno riservato qualche sorpresa, alcune in direzione meno dovish rispetto alla comunicazione di dicembre. Il messaggio centrale è comunque che il FOMC sarà paziente prima di iniziare i rialzi (probabile metà 2015) e il sentiero dei tassi manterrà probabilmente i fed funds “per un certo tempo” al di sotto dei livelli considerati “normali nel più lungo termine”. Ormai il tema centrale è non tanto “quando”, ma “quanto”, saliranno i tassi dal 2015 in poi. Il messaggio è che i tassi saranno probabilmente un po’ più alti di quanto il mercato si attendeva fino a ieri, ma molto probabilmente ben al di sotto di quello che sarebbe previsto dall’esperienza passata o da una regola di Taylor. Maggiori dettagli nel PDF allegato.
Area euro
Nel 4° trimestre la dinamica del costo del lavoro è accelerata all’1,4% a/a da un precedente 1,1% a/a. In media, nel 2013 il costo del lavoro è rallentato all’1,4% a/a dall’1,9%, circa un punto al di sotto della media dei dieci anni precedenti. L’accelerazione del 4° trimestre è spiegata da un forte aumento del costo del lavoro in Spagna al 3,1% a/a, da una media di -0,3% a/a dei tre trimestri precedenti. Il costo del lavoro è cresciuto a fine 2013 ad un ritmo più veloce anche in Italia: 1,6% a/a da un precedente 0,9% a/a


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Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca,  dichiarano che: Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti; Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

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La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

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Da seguire:

Stati Uniti

  • Le vendite di case esistenti a febbraio sono previste in modesta ripresa dopo la forte correzione di gennaio, con un aumento a 4,63 mln di unità ann. da 4,62 mln di gennaio. I contratti di compravendita a gennaio hanno segnato la prima variazione positiva (se pure modesta, +0,1% m/m) dopo sei contrazioni consecutive. Il settore immobiliare è certamente ancora debole a febbraio anche per via del clima. Il trend di vendita di case (sia nuove sia esistenti) sta in parte subendo gli effetti del calo delle scorte di unità in vendita che si accompagna a una dinamica di rialzo molto rapido dei prezzi. 
  • L’indice della Philadelphia Fed a marzo è atteso in aumento a 3 da -6,3 di febbraio. Il clima ha iniziato a migliorare solo a partire dalla seconda settimana di marzo e l’attività dovrebbe essere ancora depressa dagli strascichi del maltempo degli ultimi due mesi, particolarmente concentrati sugli stati orientali e del Midwest. L’indagine dovrebbe registrare un ritorno in territorio positivo degli ordini, delle consegne e delle ore lavorate, mentre l’occupazione dovrebbe essere poco variata rispetto a 4,8 di febbraio. Le aspettative a sei mesi dovrebbero confermare le indicazioni di accelerazione di attività, ordini, investimenti, occupazione e prezzi di vendita. Il quadro di prosecuzione della ripresa dovrebbe essere confermato al di là della frenata di inizio anno dovuta al maltempo.

Ieri sui mercati

I commenti del presidente Yellen sulla durata del “considerevole periodo” (v. sotto) hanno causato una revisione al rialzo delle aspettative sui tassi ufficiali americani. Il contratto di giugno 2015 dei fed fund futures sconta un tasso di 0,36%, 8pb superiore a prima della riunione. I picchi di gennaio (0,45%) sono però ancora lontani. In rialzo anche i rendimenti degli UST, con incrementi a due cifre sulle scadenze 5-10 anni. Positiva l’effetto sul dollaro, che recupera lo 0,6% come cambio effettivo e guadagna oltre una figura contro euro e yen. Chiusura in ribasso sia per i listini azionari americani, sia per quelli asiatici. Da notare che il rublo si appresta a inanellare la terza seduta consecutiva di apprezzamento contro il dollaro, a riprova del veloce adattamento degli investitori anche al focolaio ucraino di tensione geopolitica.

Stati Uniti

La riunione del FOMC di marzo si è conclusa, come atteso,  con una riduzione degli acquisti di 10 mld di dollari e una modifica della forward guidance sui tassi in direzione qualitativa, con l’eliminazione del riferimento a un livello preciso del tasso di disoccupazione. Il comunicato e le proiezioni per le variabili macroeconomiche e i tassi di policy hanno riservato qualche sorpresa, alcune in direzione meno dovish rispetto alla comunicazione di dicembre. Il messaggio centrale è comunque che il FOMC sarà paziente prima di iniziare i rialzi (probabile metà 2015) e il sentiero dei tassi manterrà probabilmente i fed funds “per un certo tempo” al di sotto dei livelli considerati “normali nel più lungo termine”. Ormai il tema centrale è non tanto “quando”, ma “quanto”, saliranno i tassi dal 2015 in poi. Il messaggio è che i tassi saranno probabilmente un po’ più alti di quanto il mercato si attendeva fino a ieri, ma molto probabilmente ben al di sotto di quello che sarebbe previsto dall’esperienza passata o da una regola di Taylor. Maggiori dettagli nel PDF allegato.

Area euro

Nel 4° trimestre la dinamica del costo del lavoro è accelerata all’1,4% a/a da un precedente 1,1% a/a. In media, nel 2013 il costo del lavoro è rallentato all’1,4% a/a dall’1,9%, circa un punto al di sotto della media dei dieci anni precedenti. L’accelerazione del 4° trimestre è spiegata da un forte aumento del costo del lavoro in Spagna al 3,1% a/a, da una media di -0,3% a/a dei tre trimestri precedenti. Il costo del lavoro è cresciuto a fine 2013 ad un ritmo più veloce anche in Italia: 1,6% a/a da un precedente 0,9% a/a


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