– Stati Uniti. Le vendite al dettaglio a giugno sono previste in rialzo di 0,6% m/m dopo il +0,8% m/m di maggio. A giugno si è registrato un netto (e sorprendente) aumento delle vendite di auto,…..
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in contrasto con il trend in calo dei sei mesi precedenti. Anche se difficilmente ci sarà una duratura inversione di tendenza, a giugno le auto contribuiranno positivamente alla dinamica di vendite e consumi. Le vendite al netto delle auto dovrebbero aumentare di 0,3% m/m dopo 0,9% m/m, frenate dalla correzione dei prezzi della benzina. Le altre voci dovrebbero mantenersi in linea con un moderato trend al rialzo.
– Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a luglio dovrebbe flettere a 22 da 25 di giugno. L’indagine a giugno è stata diffusamente positiva e a luglio potrebbe esserci una fisiologica correzione di ordini, consegne e occupazione. Le aspettative a sei mesi, dopo un ampio calo a marzo, hanno segnato due mesi di ripresa: sarà da vedere se l’escalation della guerra dei dazi tornerà a pesare sulle prospettive di attività delle imprese nella seconda parte dell’anno. Anche gli indici di prezzi pagati e ricevuti andranno monitorati per valutare l’impatto dei dazi già entrati in vigore sull’inflazione.
I market mover della settimana
Nell’area euro, la settimana è povera di dati o eventi di rilievo. La seconda stima dei dati sui prezzi al consumo a giugno dovrebbe confermare la prima lettura, evidenziando una salita al 2% nell’eurozona e all’1,5% (sull’indice armonizzato) in Italia. Nell’area euro, l’aumento di giugno è dovuto in larga misura al rialzo del prezzo del greggio negli ultimi mesi (nel mese, l’inflazione core dovrebbe essere confermata in calo di un decimo all’1,2%). Nei prossimi mesi, l’inflazione euro zona dovrebbe mantenersi intorno al 2%, sostenuta ancora da un effetto di confronto favorevole con lo scorso anno per la componente energia. Da inizio 2019, la dinamica core dovrebbe muover più stabilmente verso l’1,6%, garantendo il ritorno al target dell’inflazione complessiva.
La settimana ha diversi temi di rilievo negli Stati Uniti. Sul fronte degli eventi, il focus sarà sull’audizione di Powell in Congresso per la presentazione del Monetary Report, che potrebbe portare l’attenzione sui possibili effetti di una guerra commerciale. Per quanto riguarda i dati, le indagini regionali del manifatturiero di luglio dovrebbero essere positive, anche se potrebbero mostrare flessioni per gli indici a sei mesi a causa dell’aumento dei dazi. Fra i dati di giugno, la produzione industriale dovrebbe rimbalzare, controbilanciando la correzione di maggio, mentre i nuovi cantieri residenziali dovrebbero correggere, senza però invertire un moderato trend verso l’alto. Nel Beige Book l’attenzione sarà come sempre sulle prospettive di prezzi e salari, e da questo mese anche sulla valutazione dell’impatto dei dazi su attività e prezzi delle imprese.
Nel Regno Unito, la camera dei comuni discuterà questa settimana diversi emendamenti allo Customs Bill e al Trade Bill, alcuni proposti dal campo pro-Brexit, e altri da quello pro-UE.
Venerdì sui mercati
Stati Uniti. Negli ultimi giorni prima della settimana di silenzio pre-riunione, diversi partecipanti al FOMC hanno dato opinioni sulla strategia di politica monetaria. Il consenso è per ulteriori rialzi dei tassi, ma c’è una certa dispersione riguardo alla valutazione dei rischi per lo scenario. Mester (Cleveland Fed) ha detto che a fronte di un’economia forte, è appropriato attuare altri due rialzi nel 2018. Kaplan (Dallas Fed) ha indicato che gli sviluppi recenti sul commercio internazionale “certamente non sono positivi” ma per ora non modificano in modo rilevante il suo scenario. Bostic (Atlanta Fed) è invece più preoccupato per i nuovi dazi e segnala che molte imprese stanno rinviando investimenti per via dell’incertezza sulle prospettive del commercio, mentre la riforma tributaria non sembra aver stimolato la spesa in conto capitale. Bostic ha anche sollevato timori relativi alla possibile inversione della curva dei rendimenti. Evans (Chicago Fed) ha detto che con un’economia così forte è ragionevole alzare ancora i tassi e a suo avviso si potranno attuare uno o due rialzi quest’anno. Harker (Philadelphia Fed) ha affermato di essere a suo agio con un’inflazione che arrivi fino al 2,5%, alla luce dell’obiettivo simmetrico della Fed. Tuttavia una dinamica dei prezzi accelerasse oltre il 2,5% potrebbe essere un problema da affrontare. Nelle due audizioni in Congresso di questa settimana (martedì 17 e mercoledì 18), Powell dovrebbe mantenere la valutazione molto positiva dello scenario economico, indicare che la Fed proseguirà sul sentiero dei rialzi indicato a giugno, ma sottolineare anche i crescenti timori relativi alla politica commerciale. Nel Monetary Policy Report pubblicato venerdì si pone l’accento sui trend recenti di aumento ciclico della partecipazione alla forza lavoro, che permettono di attuare rialzi sempre graduali, nonostante il livello molto basso del tasso di disoccupazione.
Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a luglio (prel.) corregge modestamente a 97,1 da 98,2 di giugno, ma resta in linea con la media dell’ultimo anno (97,7). L’indice delle aspettative è circa stabile (86,4 da 86,3), mentre quello delle condizioni correnti cala a 113,9 da 116,5. Il mercato del lavoro rimane il fattore determinante per il livello elevato della fiducia, ma continua ad aumentare la preoccupazione per gli effetti dei dazi: il 38% degli intervistati ha segnalato timore per la politica commerciale americana, in rialzo da 15% a maggio e 21% a giugno. Le famiglie con reddito più elevato sono relativamente più preoccupate per le conseguenze della politica commerciale, hanno aspettative significativamente più basse e aspettative di inflazione più elevate. Nell’indagine è rilevante l’aggiustamento delle aspettative di inflazione che calano a 2,9% (da 3%) sull’orizzonte a 1 anno e a 2,4% (da 2,6%) su quello a 5-10 anni, toccando il minimo da dicembre 2017 e invertendo il trend verso l’alto del primo semestre. La Fed continuerà a monitorare le aspettative delle famiglie in questa fase di riduzione delle risorse inutilizzate e di potenziali pressioni dai dazi. Le aspettative rilevate dalla NY Fed segnalano che probabilmente la correzione dell’Univ. of Michigan a luglio è transitoria.
Stati Uniti. I prezzi all’import a giugno calano di -0,4% m/m, dopo il rialzo di +0,9% m/m di maggio. Il calo di giugno è il più ampio da febbraio 2016, ma la variazione annua resta in territorio ampiamente positivo a +4,3% a/a. Il calo dei prezzi è dovuto sia alla componente energetica (petrolio e altri carburanti, -0.7%m/m, dopo +6,1% m/m di maggio), ma non modifica il forte rialzo su base annua, +33,8% a/a. Al netto di petrolio e carburanti, i prezzi all’import calano di -0,3% m/m, con correzioni diffuse agli alimentari, ai beni di consumo e beni capitali. L’unica categoria di beni con prezzi in rialzo riguarda le materie prime industriali. I prezzi all’export sono in rialzo di 0,3% m/m, nonostante il crollo nel comparto agricolo (-1% m/m) spinto soprattutto dalla soia per via dell’avvicinarsi dell’entrata in vigore dei dazi imposti dalla Cina il 6 luglio.
Cina. Lo stock di credito bancario è salito del 12,7% a/a in giugno, poco di più del 12,6% di maggio, registrando un tasso di crescita sostanzialmente stabile negli ultimi tre mesi, mentre la crescita dell’aggregato totale della finanza sociale ha continuato a rallentare, portandosi a un minimo del 9,8% a/a in giugno da 10,3% in maggio. Una dinamica simile, sebbene più elevata, ha registrato la finanza sociale aggregata incluse le emissioni governative. Il rallentamento del credito totale è dovuto al netto calo dei flussi dei prestiti tra imprese e i prestiti dei trust, frenati dalla regolamentazione più stringente del settore finanziario non bancario, a cui si aggiunge il calo delle emissioni obbligazionarie e azionarie dettato dall’aumento dei tassi corporate e dal calo della borsa nella primavera.
Cina. Gli investimenti fissi nominali sono marginalmente rallentati a 6,0% a/a nei primi sei mesi dell’anno, rispetto a 6,1% a/a nei primi cinque mesi. In termini tendenziali la crescita è rallentata di più, da 7,1% a/a nel 1° trimestre a 5,7% a/a nel 2° trimestre, a causa del rallentamento degli investimenti delle imprese statali, non compensato dalla tenuta degli investimenti privati. A livello settoriale anche gli investimenti del settore immobiliare, dopo una accelerazione nel 1° trimestre, hanno rallentato insieme a quelli per le infrastrutture di trasporto, mentre si è registrata una riaccelerazione degli investimenti nel settore manifatturiero, in particolare nell’informatica ed elettronica. La produzione industriale è salita del 6,0% a/a in giugno, in rallentamento rispetto al 6,8% in maggio, verosimilmente a causa del rallentamento della produzione delle imprese statali (+6,1% a/a in giugno da 8,1% a/a in maggio; il dato sulla produzione delle imprese private non è ancora disponibile).
Cina. Le vendite al dettaglio nominali hanno registrato un tasso di crescita del 9,0% a/a in giugno, in accelerazione rispetto all’8,5% in maggio, ma al di sotto di aprile (9,4% a/a). Grazie al calo dell’inflazione le vendite al dettaglio in termini reali sono invece salite del 7% a/a in giugno, in lieve accelerazione rispetto al 6,8% di maggio, sostenute anche dal recupero delle vendite di automobili, e in particolare delle vendite nelle zone rurali. Le vendite restano solo in moderato rallentamento rispetto ai primi mesi dell’anno, anche nel comparto on-line, ancora supportate dall’aumento della fiducia dei consumatori (l’indice Unionpay è salito nuovamente a giugno, portandosi sui massimi della serie) e dal buon andamento del mercato del lavoro.
Cina. Il PIL è salito del 6,7% nel 2° trimestre, lievemente al di sotto del 6,8% a/a nel 1° trimestre, con una variazione trimestrale dell’1,8% t/t, superiore alle attese di consenso (1,6% t/t) e alle nostre (1,5%). La crescita nel primo semestre del 2018 è stata dunque del 6,8% a/a, vs 6,9% a/a nel 1° semestre dell’anno scorso. La marginale accelerazione del settore dei servizi, dovrebbe aver compensato il rallentamento del settore industriale. I dati mensili continuano comunque a registrare un rallentamento più marcato rispetto a quello dei rilevato dai dati di contabilità nazionale, in linea con la decelerazione del credito, con una migliore dinamica dei consumi rispetto agli investimenti e del settore dei servizi e dell’alta tecnologia rispetto agli altri settori. Riteniamo che la decelerazione del credito continuerà a pesare negativamente sulla dinamica degli investimenti nei prossimi mesi, e confermiamo quindi uno scenario di rallentamento della crescita rispetto alla prima metà dell’anno anche se i dati del PL superiori alle attese ci porteranno a rivedere al rialzo la stima nostra della crescita annuale da 6,4% a 6.5%-6,6%.
Fonte: BONDWorld.it
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