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Flash: Sui mercati obbligazionari, i rendimenti restano su un trend verso l’alto

Area Euro Germania. L’andamento dei mercati e notizie sul ciclo internazionale sono coerenti con un recupero dell’indice ZEW sulle attese a 11,8 da 0,5, ancora al di sotto della media di lungo termine, ma sui livelli pre-Brexit………


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L’indice sulle condizioni correnti dovrebbe salire in modo più deciso a 57,8 da 55,1. L’indice sulle attese per la zona euro è visto a 12 da 5,5, anche in questo caso si tratterebbe di un livello inferiore alla media di lungo termine ma circa in linea con i livelli pre-Brexit.

Ieri sui mercati

Mercati azionari in rialzo dappertutto, spinti soprattutto dal trend verso l’alto del petrolio. Il supporto di Putin al possibile accordo OPEC su un “congelamento o anche un taglio della produzione” ha contribuito a portare i prezzi sui massimi da oltre 1 anno (Brent a 53,7 $/bl, WTI a 51,3 $). In Europa i mercati sono sati sostenuti anche dai finanziari, in attesa di informazioni sulle sorti di Deutsche Bank. S&P 550, +0,5%, Eurostoxx 50 +1,2%, Dax +1,3%, FTSE MIB +1,4%. Questa mattina il Nikkei è in rialzo di 0,9%.

Sui mercati obbligazionari, i rendimenti restano su un trend verso l’alto. Negli USA, con i mercati chiusi ieri per festività, oggi i rendimenti a 10 anni sono a 1,76% (+5 pb da venerdì); in Europa, il Bund a 10 anni conferma la salita in territorio positivo con rendimento a 0,06%. Variazioni analoghe sui tratti a due anni.

I mercati valutari registrano rafforzamento generalizzato del dollaro; in particolare contro yen (a 104 questa mattina) e contro euro (1,11), sulla scia dei dati positivi dell’employment report. Il dibattito Clinton-Trump ha determinato un ampio rimbalzo del peso messicano contro dollaro, grazie alla riduzione di probabilità di vittoria repubblicana alle presidenziali di novembre.  

Area euro

Italia. La produzione industriale è balzata a sorpresa di +1,7% m/m ad agosto. Inoltre, il dato di luglio è stato rivisto verso l’alto, a +0,7% da +0,4% m/m. Su base annua, la produzione è rimbalzata ampiamente a +7,4% dopo il -6,3% di luglio in termini grezzi e a +4,1% da -0,3% se corretta per gli effetti di calendario. Sia su base congiunturale che tendenziale, si tratta di un massimo da 5 anni. Il dato è andato oltre ogni più rosea previsione (la media degli analisti si attendeva una flessione). A nostro avviso, il balzo di agosto non dovrebbe essere eccessivamente enfatizzato, in quanto il mese si caratterizza per volumi di attività molto bassi, e di conseguenza per una volatilità molto accentuata (specie nelle variazioni mese su mese). In sintesi, il dato aggiunge evidenza alla nostra idea che il PIL potesse tornare a crescere già nel trimestre estivo dopo la stagnazione primaverile. Anzi sulla base dei dati di produzione industriale la crescita del Prodotto Interno Lordo potrebbe risultare anche superiore allo 0,2% t/t che prima del dato valutavamo come possibile in un’ipotesi ottimistica. Tuttavia, occorre aspettare i numeri sulla produzione industriale di settembre, e più in generale i dati autunnali (meno viziati dalla volatilità estiva), per farsi un’idea più precisa dell’evoluzione dell’attività economica. Le indagini di fiducia sulle imprese sono risultate migliori del previsto a settembre, ma non segnalano certo un “boom” in particolare nell’industria. In ogni caso, dopo questo dato sembrano ridursi i rischi al ribasso sull’obiettivo di crescita del PIL allo 0,8% nel 2016.

BCE. Vasiliauskas (Lituania) ha dichiarato che “se è molto importante non parlare di uscita dalle attuali misure ultra espansive, va riconosciuto che se l’inflazione continuerà a salire in linea con le stime dello staff una riduzione molto molto graduale degli acquisti sarebbe la risposta razionale”. Villeroy (Francia) è su posizioni chiaramente più accomodanti e ha ripetuto che la politica monetaria non ha raggiunto il limite né in termini di risultati né in termini di strumenti da dispiegare in caso di necessità”.

Nell’ottava del 7 ottobre il portafoglio PSPP ha visto un incremento di 18,07 miliardi di euro ed è salito a 1079,32 miliardi di euro.

Stati Uniti

Evans (Chicago Fed) ha detto che “deve ancora vedere segni chiari e convincenti“ che l’inflazione sta tornando al 2% in un arco di tempo ragionevole. Evans ha però detto che un rialzo dei tassi non modificherebbe la probabilità di aumento dell’inflazione e che una mossa a dicembre potrebbe essere giustificata. La posizione cauta di Evans riguarda più che altro il sentiero dal 2017 in poi. Fischer (Board) ha detto che la decisione di settembre è stata sofferta, una “close call”. L’attesa di settembre era dovuta alla volontà di vedere ulteriori progressi. La valutazione di Fischer è in linea con “progressi verso gli obiettivi” del FOMC.

Fonte: BondWorld.it


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