Flash: Venerdì i rendimenti dei titoli di stato europei sono scesi; lieve calo per i differenziali con la Germania

Germania. La produzione industriale è caduta di -1,8% m/m in maggio. Il dato di aprile è stato rivisto da +0,2 a -0,3% m/m. Il Ministero dell’economia ha commentato che il calo è spiegato soprattutto dal ponte del primo maggio e dall’impatto della destagionalizzazione sulle costruzioni dopo un inverno mite; tuttavia, ipotizza che potrebbero aver giocato un ruolo anche i fattori geopolitici. Le indagini di clima hanno segnalato….


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un rallentamento dell’attività produttiva tra maggio e giugno; anche ipotizzando un rimbalzo dovuto al riassorbimento degli effetti negativi di calendario, perciò, il secondo trimestre si chiuderà con una forte contrazione della produzione rispetto al primo trimestre, nell’ordine di -1,5% t/t. Ciò nonostante, le prospettive per l’economia tedesca rimangono positive dati i fondamentali solidi; anche il ministero dell’economia ha dichiarato di attendersi una riaccelerazione dopo il secondo trimestre.

Spagna. La produzione industriale è vista in crescita di 3,9% a/a dopo il 4,3% del mese precedente. Secondo le nostre stime su base mensile la produzione, al netto dei fattori stagionali, dovrebbe avanzare di 0,4% m/m dopo l’1,6% m/m del mese precedente. Le indagini di clima e in particolare il PMI indicavano ancora un’accelerazione dell’attività industriale in Spagna per giugno.

La riunione odierna dell’Eurogruppo deve esaminare le raccomandazioni specifiche proposte dalla Commissione Europea per 11 stati membri, nell’ambito della procedura del semestre europeo.

  I market mover della settimana

Nell’area euro il focus sarà sui dati di produzione industriale di maggio. Le indagini di clima hanno segnalato un rallentamento di attività tra maggio e giugno; è probabile quindi che l’output sia rimasto circa stagnate in Francia (i dati tedeschi, già pubblicati, sono stati molto negativi). Ci aspettiamo una crescita ancora sostenuta in Spagna e un lieve aumento in Italia. I dati sui prezzi al consumo dovrebbero confermare un rimbalzo dell’inflazione tedesca all’1,0% da un precedente 0,6% e a 0,9% a 0,8% in Francia. L’inflazione si manterrà circa sui livelli di giugno fino all’autunno sia in Germania sia Francia.

La settimana ha pochi dati in uscita negli Stati Uniti. Il focus sarà sui verbali della riunione del FOMC di giugno, che dovrebbero segnalare che la svolta sui tassi sarà dipendente dai dati e in particolare dall’avvicinamento agli obiettivi della Fed su prezzi e occupazione. Il FOMC ribadirà che in caso di conflitto fra i suoi due obiettivi, si seguirà un approccio “bilanciato”. Fra i dati macro, da segnalare solo la fiducia delle piccole imprese, prevista in rialzo a giugno e il rapporto sui flussi del mercato del lavoro di maggio, che dovrebbe essere positivo.

Venerdì sui mercati

Le quotazioni petrolifere appaiono in regresso grazie alle aspettative che la Libia possa riprendere le esportazioni da due porti bloccati da quasi un anno.

Venerdì i rendimenti dei titoli di stato europei sono scesi; lieve calo per i differenziali con la Germania.

L’euro ha ceduto ulteriore terreno sulla sterlina e sul dollaro nella notte; attualmente scambia a 1,3578 dollari, sotto i minimi di venerdì. Dollaro in rafforzamento come cambio effettivo, anche se rimane sotto i massimi di giugno.

Area Euro

Italia. L’Istat ha comunicato che nel 1° trimestre l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche è risultato pari a 25,052 miliardi ovvero il 6,6% del PIL. Il dato si confronta con il 7,3% registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Anche il saldo primario migliora a -2,2% dal -2,7% del 2013. Entrambi i saldi risultano però in lieve peggioramento rispetto al 2012. Rispetto al 1° trimestre del 2013, le uscite sono diminuite dell’1% e le entrate sono aumentate dello 0,4%. Tuttavia, la pressione fiscale è risultata pari al 38,5%, in calo di tre decimi rispetto ai valori di un anno prima (e il dato cumulato è ai minimi da tre anni). Tra le uscite, sempre su base tendenziale non sorprende la diminuzione della spesa per interessi (-624 milioni), ma mostrano una flessione rilevante anche i redditi da lavoro dipendente (-518 milioni) e soprattutto le “altre uscite in conto capitale” (-1607 milioni); viceversa, continuano a crescere le prestazioni sociali in denaro (+494 milioni, si tratta soprattutto di spesa pensionistica) e sono in aumento anche gli investimenti fissi lordi (+321 milioni). Tra le entrate, spicca l’aumento delle imposte dirette (+1816 mln, per via del livello più alto di un punto dell’aliquota dell’IVA ordinaria scattato lo scorso ottobre) e quello delle “altre entrate correnti” (+601 milioni), mentre risultano in calo i contributi sociali (-1009 mln) e le imposte dirette (-857 mln), per effetto verosimilmente della flessione occupazionale. In sintesi, il dato è coerente con un deficit pubblico in calo solo lieve quest’anno rispetto al 3% del 2013 (la nostra stima è al 2,9%).

Benoit Coeuré, consigliere esecutivo BCE, ha ribadito che la banca centrale è conscia del rischio che un periodo prolungato di tassi di interesse molto bassi possa creare le condizioni per bolle speculative sui mercati finanziari e che è “pronta ad affrontarli con gli altri strumenti a disposizione”, cioè quelli macro-prudenziali. Le dichiarazioni riecheggiano quelle precedenti di Draghi e Constancio.


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