FMI: crescita globale più debole del previsto (di Yann Quelenn): Secondo la direttrice del FMI Christine Lagarde, “ci troviamo in un processo di ripresa il cui ritmo sta rallentando”. Queste parole testimoniano…
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l’incertezza dei paesi occidentali, anche se si sostiene che siano i paesi emergenti a guidare la ripresa globale. Per molti anni ci è stato detto che la ripresa era in corso, ma le previsioni si sono rilevate troppo ottimiste. Restiamo in una fase in cui le previsioni economiche vengono costantemente riviste al ribasso.
La Federal Reserve ha ribaltato questa linea di pensiero, timorosa di aumentare il tasso d’interesse di un quarto di punto percentuale dopo sette anni di politica dei tassi allo zero (la cosiddetta ZIRP). La verità è che i paesi principali hanno debiti stupefacenti, superiori al 100% del PIL negli USA e intorno al 230% in Giappone. Inoltre, questi dati non includono tutti gli impegni fuori bilancio, quindi le cifre potrebbero essere considerevolmente più elevate. Gli Stati Uniti hanno un debito pari a 13 mila miliardi di USD. Un rialzo del tasso farebbe salire il deficit di 45 miliardi di dollari all’anno. A questo punto, la Federal Reserve non ha più spazio per agire. Di sicuro, il quarto allentamento quantitativo (QE4) non è lontano. Inoltre, Lagarde ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita economica globale, pari al 3,3% per quest’anno, definendole “non più realistiche”. Ha aggiunto che rimarremo comunque sopra la soglia del 3%. L’ottimismo è decisamente una virtù dell’FMI.
Rapporto sull’inflazione USA in primo piano (di Peter Rosenstreich)
Per questa settimana prevediamo nuove prove di un ulteriore restringimento del mercato del lavoro USA. Sarà pubblicato anche l’indice sull’inflazione preferito dalla Fed, il PCE (in uscita oggi). Il risultato netto dovrebbe essere un rafforzamento dell’USD. Per quanto riguarda il mercato occupazionale, ci aspettiamo dati positivi a sostegno delle pressioni inflazionistiche, che dovrebbero a loro volta sostenere la causa di un aumento del tasso a dicembre. Il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 5,1%, invece le retribuzioni medie dovrebbero aumentare del 2,4% su base annua. Il dato principale riferito alle buste paga dovrebbe essere solido, pari a 200 mila unità, quello riferito alle buste paga private dovrebbe attestarsi a 195 mila unità. L’argomento a favore di un rialzo del tasso si basa largamente sulla previsione che un restringimento del mercato del lavoro porterà a un aumento delle retribuzioni e genererà inflazione. Infine, il PCE primario in uscita oggi (a/a) dovrebbe salire marginalmente, dall’1,2% all’1,3% (leggera inversione del trend ribassista). Mentre i mercati rivedono il prezzo di un rialzo del tasso a dicembre, l’USD dovrebbe fare meglio delle altre valute, soprattutto nei confronti delle divise dei mercati emergenti e di quelle legate alle materie prime. I prezzi deboli delle materie prime, i deflussi di capitale e i rischi legati alla crescita cinese freneranno gli operatori dal buttarsi in operazioni rischiose lunghe. Altrove negli USA, le spese e i redditi personali dovrebbero rimanere invariati, rispettivamente allo 0,3% e allo 0,4%. Queste cifre sono positive per l’economia USA, poiché suggeriscono che il consumatore americano continua a partecipare all’attuale espansione. Per quanto concerne l’EUR/USD, miriamo ai supporti a 1,0990 e 1,0800 sull’onda delle rinnovate aspettative di un rialzo del tasso negli USA, cui si somma la crescente convinzione che la BCE sarà costretta ad allentare le condizioni monetarie per spingere al rialzo l’inflazione.
Fonte: BONDWorld.it
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