Dalle elezioni nazionali del prossimo 20 dicembre quasi certamente emergerà un governo di larghe intese, il primo nella storia post-franchista. Il rischio che il partito populista Podemos abbia un ruolo decisivo nella politica spagnola si è ridotto sensibilmente dato il calo dei consensi negli ultimi mesi. Lo scenario più probabile, e più positivo per il processo di riforme e i mercati, è che i popolari ottengano la maggioranza relativa e formino un’alleanza di governo con il movimento riformista e liberista Ciudadanos…..
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Le elezioni politiche del prossimo 20 dicembre sono le prime dopo il programma di austerità e di correzione degli squilibri cui il Paese si è sottoposto dal 2011 per risanare il settore finanziario e correggere in parte l’elevato deficit pubblico (-10,4% nel 2012). L’esperienza del Portogallo insegna che le prime elezioni politiche post programma di austerità possono riservare sorprese inattese, ma nel caso della Spagna lo scenario politico è meno polarizzato. Il panorama politico è oltretutto cambiato significativamente nell’ultimo anno. Tra i partiti tradizionali moderati PP e PSOE e la sinistra radicale (IU e ERC sinistra repubblicana di Catalogna) e i populisti di Podemos, vi sono i social-liberali di UPD (Unión Progreso y Democracia) e più di recente il movimento liberista anti establishment Ciudadanos.
Possibili scenari
I partiti tradizionali di orientamento moderato: i popolari (PP) del governo uscente, guidati ancora dal primo ministro Mariano Rajoy, e i socialisti del PSOE del giovane Pedro Sanchez hanno perso drammaticamente consensi rispetto alle precedenti tornate elettorali. In particolare, i popolari hanno visto i consensi erosi dal 44,6% del 2011, che gli valse una maggioranza di 186 seggi su 350, fino a un minimo del 24% a marzo scorso, per poi recuperare al 27-28% nei sondaggi più recenti. Il PSOE è al 2° posto, con il 22% delle preferenze, seguito a stretto giro dal movimento riformista Ciudadanos del giovanissimo Alberto Ribera, che ha portato avanti una campagna elettorale geniale presentandosi come l’alternativa liberista ed europeista ai vecchi partiti macchiati negli ultimi anni da scandali di corruzione e poco capaci di un rinnovamento ideologico. I sondaggi indicano che Ciudadanos è la vera minaccia per i partiti tradizionali e per Podemos. I populisti anti-austerità e anti-europeisti di Podemos, guidati da Pablo Iglesias, hanno perso consensi dal 25% della scorsa primavera fino al 15% nei sondaggi più recenti. Sulla base dei consensi recenti e della tendenza dell’ultimo anno è evidente che né i partiti tradizionali né i neo-movimenti di rottura con l’establishment tradizionale otterrebbero la maggioranza. Si noti (v. Fig.2) che i sondaggi elettorali in Spagna sono stati piuttosto attendibili nel 2011 nonostante il sistema elettorale basato su liste provinciali renda la previsione del risultato su base nazionale non facile2.
Lo scenario più probabile è che dalle elezioni del prossimo 20 dicembre emerga un governo di coalizione, il primo nella storia post-franchista. Già le elezioni regionali della scorsa primavera hanno aperto a scenari di questo tipo, con la capitale Madrid che da maggio è guidata da una coalizione tra PSOE e Podemos. L’unica esperienza oderatamente positiva di governi di coalizione in Europa è quella della Germania, ma altrove esperimenti di questo tipo tendono a essere associati quanto meno a un rallentamento del processo legislativo se non con impasse e crisi di governo (vedi il caso della Grecia). La capacità di governo di un esecutivo di coalizione dipende dalle priorità dei partiti che entrano nella coalizione. Nel caso della Spagna, nessuno dei partiti tradizionali né i più moderati Ciudadanos hanno fatto esplicitamente riferimento a possibili coalizioni, che però rappresentano un esito inevitabile. L’altro aspetto nella formazione di possibili alleanze è la possibile condivisione di obiettivi elettorali. Quasi tutti i candidati hanno posto l’enfasi sul consolidamento della ripresa e la riforma del welfare, con spinte più o meno riformiste del settore pubblico (Ciudadanos).
Sulla base degli ultimi polls, lo scenario più probabile è che il PP vinca con soli 120 seggi, e che Rajoy sia obbligato a stringere un’alleanza di legislatura con Ciudadanos. Questo scenario sarebbe positivo per il processo di riforma e per i mercati, dal momento che sia Rajoy che Rivera sembrano condividere la necessità di riformare la fiscalità verso una maggiore progressività e semplificare la burocrazia. Un’alleanza tra PP e PSOE non è esclusa, ma renderebbe più problematica da gestire l’azione di governo. Uno scenario di coalizione tra secondo e terzo partito (PSOE e Ciudadanos) per ora non gode di numeri sufficienti nei sondaggi e, anche se divenisse possibile, probabilmente si tratterebbe di un governo con una maggioranza comunque risicata. Per quanto riguarda Podemos, sappiamo che alleanze con il PSOE sono state possibili a livello locale, ma i sondaggi attribuiscono ai due partiti un sostegno di gran lunga troppo scarso da rendere tale opzione plausibile come soluzione di governo a livello nazionale. Nel complesso, quindi, il rischio di una presenza significativa di Podemos nel governo nazionale nel dopo elezioni del prossimo 20 dicembre si è ridotto negli ultimi mesi. Lo scenario che vediamo come più positivo per la crescita e per i mercati è quello di un’alleanza tra il PP e Ciudadanos; e ad oggi tale scenario è anche il più probabile.
2 I 350 membri del Parlamento sono eletti nelle liste provinciali (50). Il sistema di voto segue il metodo D’Hondt, proporzionale, e con liste bloccate. Dei 350 seggi due seggi sono assegnati a ognuna delle 50 province, con l’eccezione di Ceuta e Melilla, che eleggono un solo deputato ciascuna. Gli altri 248 seggi sono allocati in modo proporzionale alla popolazione. In pratica questo sistema rappresenta maggiormente le province più piccole, e ha come conseguenza una proporzionalità molto bassa in tutte le province tranne quelle di Madrid e Barcellona. Inoltre, sono presenti molte circoscrizioni elettorali (52), molte delle quali relativamente piccole. In questo modo si incrementa la soglia di sbarramento del 3% per ottenere dei seggi in una circoscrizione, diminuendo radicalmente la proporzionalità e favorendo i due partiti maggiori con presenze regionali concentrate, a spesa degli altri partiti.


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