FOMC 26/27 aprile: la ripresa continua, miglioramenti nel mercato del lavoro

Lo Statement del FOMC svoltosi ieri ed oggi (pubblicato alle 18.30 per dare spazio al nuovo Press Briefing di Bernanke) non ha visto cambiamenti significativi nelle decisioni immediate di politica monetaria, sia tradizionale che non tradizionale. Infatti, I Fed Funds sono stati mantenuti nel range 0%-0.25% ed è stata mantenuta l’indicazione che verranno mantenuti prossimi allo zero “for an extended period”. Tuttavia, con il progredire della ripresa, ci aspettiamo che questa frase venga eliminata nei prossimi Statement. L’outlook per la politica monetaria non è quindi cambiato, l’outlook di crescita è leggermente migliorato, mentre appare una maggiore cautela sull’outlook di inflazione alla luce dei recenti rincari delle materie prime. …


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Aletti Gestielle SGR – Laura Cavallaro -Ufficio Studi


La descrizione dell’attività economica vede un miglioramento rispetto allo Statement di marzo, con la ripresa economica ora vista “proceeding at a moderate pace.” A marzo, invece, la ripresa era vista “on a firmer footing”. Con l’espressione usata oggi, quindi, il FOMC esprime fiducia in un periodo di miglioramento sostenibile. Contemporaneamente, anche le condizoni del mercato del lavoro appaiono in graduale miglioramento. Il Consumer Spending e gli Investimenti in Equipment e Software sono visti come in continua espansione. Invece, gli Investimenti in strutture sono sempre deboli e quelli Residenziali sono sempre depressi. La descrizione degli investimenti resta quindi invariata rispetto allo Statement di marzo.
Per quanto riguarda la descrizione dell’outlook di inflazione, vi è il riconoscimento delle preoccupazioni riguardo i recenti rialzi nei prezzi delle commodities. Infatti, viene rimarcato come i prezzi delle materie prime siano saliti in maniera consistente dalla scorsa estate e le recenti preoccupazioni riguardo la fornitura di petrolio a livello globale (dopo gli avvenimenti nella regione MENA) abbiano contribuito a far alzare ulteriormente il prezzo del petrolio nelle ultime settimane. Di conseguenza, l’inflazione ha accelerato negli ultimi mesi, ma per il momento le aspettative di inflazione a lungo termine rimangono stabili e le misure di inflazione sottostante restano modeste. La Fed ritiene che i recenti rialzi nei prezzi delle Commodities avranno effetti transitori sui prezzi, continuando però a monitorare con particolare attenzione l’evoluzione dell’inflazione e delle aspettative di inflazione e prevedendo per il momento un graduale ritorno a livelli più elevati di utilizzo delle risorse in un contesto di stabilità dei prezzi.
E’ stato mantenuto il paragrafo riguardo il doppio mandato, sottolineando come al momento nessuno dei due obiettivi risulti raggiunto. Infatti, il tasso di disoccupazione è elevato e l’inflazione sottostante continua ad essere inferiore al livello di lungo periodo ritenuto compatibile con l’obiettivo di stabilità dei prezzi (1.6%-2% per l’Headline PCE Deflator). I recenti rialzi nei prezzi delle Commodites stanno creando pressioni al rialzo sui prezzi che, però, dovrebbero rivelarsi transitorie. La Fed monitorerà con particolare attenzione l’evoluzione dell’inflazione e delle aspettative di inflazione nel contesto attuale, continuando, comunque, a prevedere per il momento un graduale ritorno a livelli più elevati di utilizzo delle risorse in un contesto di stabilità dei prezzi.
Per sostenere la ripresa ed assicurare che l’inflazione torni a livelli in linea con il mandato della Fed, il FOMC ha deciso di mantenere la politica di reinvestimento e di portare a termine il secondo programma di Large Scale Asset Purchases lanciato a novembre, per intero entro fine giugno, senza diluizioni nel terzo trimestre. La Fed si riserva sempre la possibilità di rivedere il ritmo ed il totale degli acquisti programmati nei prossimi mesi alla luce delle nuove informazioni sullo stato dell’economia, aggiustando il programma allo scopo di promuovere il raggiungimento del massimo livello possibile di occupazione e la stabilità dei prezzi. Effettivamente, però, sembra poco probabile che vengano effettuati dei cambiamenti al prossimo FOMC (22 giugno) alla vigilia della scadenza degli acquisti. Il FOMC userà tutti i mezzi a propria disposizione per supportare la ripresa ed assicurare che l’inflazione sia, nel medio periodo, a livelli compatibili con il proprio mandato. Inoltre, la Fed è pronta ad aggiustare il proprio portafoglio come richiesto dall’evoluzione dell’outlook economico. Infatti, una volta concluso il programma di acquisti a giugno, il FOMC dirigerà la propria attenzione verso il portafoglio della Fed ed alla sua attenta gestione sulla via della Exit Strategy.
Così come nei due FOMC precedenti non vi è stato nessun voto dissenziente. Potrebbero esserci voti dissenzienti nei prossimi meeting dai membri più hawkish se non cominceranno ad essere inclusi negli Statement riferimenti più precisi riguardo la prontezza del FOMC a rimuovere l’accomodation di politica monetaria al momento opportuno.
Complessivamente, il tono dello Statement di ieri sera è in linea con quanto emerso dagli speech più recenti e soprattutto dal Monetary Policy Report di inizio mese e risulta particolarmente positivo sulle prospettive di crescita. Non viene ancora fatto alcun cenno ai possibili impatti per l’economia US dei recenti avvenimenti in Giappone, probabilmente in quanto è troppo presto per avere informazione sufficienti a tale proposito e perché la situazione non pare ancora assestata. Nelle prossime settimane probabilmente le Fed dei vari distretti cominceranno a fare studi e simulazioni a tale proposito prima del FOMC del 26/27 aprile che dovrà rivedere le previsioni dei membri.
Questo FOMC ha visto l’introduzione di una novità: la conferenza stampa del Chairman in seguito alla pubblicazione dello Statement. Questa si è aperta con la distribuzione ed il commento alle nuove previsioni effettuate durante questo FOMC (in precedenza venivano diffuse con le minute del meeting dopo tre settimane). In generale, le previsioni di crescita per il 2011 sono state riviste al ribasso rispetto a gennaio a causa di revisioni al ribasso concentrate nel primo trimestre dell’anno. Infatti, per il dato di domani, Bernanke dice che la Fed si aspetta un dato in linea con le attese di mercato (circa 2% qoqa), imputabile principalmente a fattori transitori (bassa spesa da difesa che vedrà un rimbalzo in Q2, condizioni meteo, debolezza export) a cui si uniscono i fattori strutturali presenti da tempo (es: debolezza del settore Construction). Anche la previsione di crescita per il 2012 è stata rivista al ribasso, mentre quella per il 2013 e la previsione di crescita di lungo periodo sono rimaste invariate. Le previsioni di disoccupazione sono state riviste al ribasso soprattutto per il 2011, ma il miglioramento è sempre visto molto lento e vi è stata una modesta revisione al ribasso nelle attese di Longer Run a 5.2%/5.6% dal precedente 5.0%/6.0%. Le previsioni di inflazione sono state riviste al rialzo per tutti e tre gli anni, mentre le attese di Longer Run non sono cambiate.
Nel seguito della conferenza stampa sono state rivolte a Bernanke domane di vario genere. Innanzitutto, ha dato un riferimento temporale alla frase “Extended Period”, affermando come non ci dobbiamo attendere azioni di politica monetaria per almeno due meeting in presenza di tale frase. Nel seguito della conferenza stampa l’attenzione si è spostata verso il dollaro e Bernanke ha sottolineato come lo scopo di QE2 non fosse quello di indebolire il dollaro, la cui gestione resta nelle mani del Tesoro. Egli ricorda solamente come un dollaro forte è negli interessi degli US e dell’economia globale e come la Fed continuerà a fare tutto ciò che è in suo potere per mantenere un’economia forte. Quando la Fed terminerà gli acquisti a giugno, non si aspetta impatti negativi sui mercati perché nel frattempo continuerà la politica di reinvestimento. Invece, quando la Fed deciderà di concludere anche la politica di reinvestimento, allora si tratterà di vero e proprio tightening di politica monetaria. Complessivamente, giudica QE2 come efficace, in quanto ha migliorato le condizioni di credito, ridotto i credit spread e fatto salire i mercati.


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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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