GAM : Anche quest’anno, il “numero di Natale” dell’Alpha e il Beta non commenta i mercati: con l’aiuto di un commovente racconto dello scrittore americano O. Henry, propone una riflessione sulla magia del Natale e su come, alle volte, quei diavoli di economisti riescono a spezzare l’incantesimo e l’allegria dei regali
A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM
Fu un economista, lo scozzese Thomas Carlyle, a definire l’economia la “scienza triste”.
Nel tempo, le battute sulla blasonata disciplina si sono moltiplicate e in rete circolano centinaia di aforismi: alcuni innocui, molti decisamente abrasivi.
“Se metti due economisti nella stessa stanza, ottieni due opinioni, a meno che non ci sia Sir John Maynard Keynes, nel qual caso ne ottieni tre”, è la frase attribuita a Winston Churchill.
Ancora più tagliente è il giudizio attribuito allo psicologo Laurence Peter, secondo cui gli economisti sono “esperti che domani sapranno spiegare perché le cose che avevano previsto ieri non sono accadute oggi”.
Ma, diciamolo pure, l’economia e gli economisti hanno messo anche un po’ del loro nel favorire questa reputazione. Pensiamo ad esempio al Natale, una festa che unisce nello stesso entusiasmo adulti e bambini. Sono i giorni scanditi da un tempo rallentato, dedicati agli affetti familiari, scaldati dall’intimità della casa, dalle luci e dallo scambio dei doni con le persone care.
Ecco, fermiamoci su quest’ultimo aspetto, lo scambio dei regali, tradizione al cuore del Natale.
È qui che gli economisti riescono nell’impresa di spezzare l’incantesimo.
I regali rafforzano gli auguri, esprimono affetto, vicinanza, attenzione. La “Christmas season” è un periodo cruciale anche dal punto di vista economico: negli Stati Uniti e in Europa, in queste settimane i commercianti realizzano circa il 20% delle vendite totali dell’anno: negli Stati Uniti le vendite retail durante la stagione natalizia del 2024 sono state vicine ai 975 miliardi di dollari, quasi il 19% delle vendite complessive annuali. Secondo la National Retail Federation, quest’anno le vendite natalizie sono previste oltre il trilione di dollari, anche in questo caso,quasi il 20% delle vendite complessive dell’anno.
I “Dodici Giorni di Natale”, canto che risale all’Inghilterra del XVIII secolo, sono ancora oggi attesi con la stessa impazienza da bambini, adulti e … dai commercianti, che confidano di chiudere l’anno con il botto.
Peccato che, alla fine, siano proprio gli economisti a rompere la magia. Forse Carlyle aveva davvero ragione: non è forse triste una scienza che misura con le curve di preferenza l’inefficienza dei regali di Natale?
Uno studio del 1993, che queste colonne hanno commentato un po’ di anni fa, analizza il costo economico nascosto dello scambio dei regali natalizi. L’idea centrale è che, quando una persona acquista un regalo, il più delle volte non conosce con precisione le preferenze del destinatario. Può quindi accadere che il regalo venga valutato dal destinatario meno di quanto sia costato al donatore.
Nel meccanismo del dono operano due agenti, il donatore e il ricevente: il primo cerca di indovinare le preferenze del secondo ma non è scontato che le valutazioni del donatore coincidano con le preferenze del beneficiario.
Da questa inefficienza nasce il mercato clandestino del regalo “riciclato”, pratica che nessuno ammette ma la cui esistenza dimostra il disallineamento tra le scelte di acquisto e le aspettative.
Un economista di Yale ha formalizzato il fenomeno: al termine delle vacanze natalizie, il professor Joel Waldfogel chiese ai suoi studenti di stimare il valore commerciale dei regali ricevuti, poi chiese quanto sarebbero stati disposti a pagare per quegli stessi oggetti se non li avessero ricevuti.
I risultati furono scoraggianti, le valutazioni risultarono molto al di sotto del valore dei regali, le stime andavano dal 90% al 70%. La differenza del 10% – 30% mancante è la frazione che in termini formali viene definita “inefficienza allocativa”, ovvero una perdita di valore (“deadweight loss”) che si potrebbe evitare senza alterare le condizioni di benessere di nessuno.
Il modello mostra che l’efficienza allocativa si raggiunge sostituendo il regalo con somme di denaro, in questo modo il beneficiario acquisterà qualcosa che soddisferà con certezza le proprie preferenze. Dal punto di vista strettamente economico il Natale comporta dunque una perdita di efficienza allocativa: il più delle volte i regali non massimizzano il benessere dei destinatari e qualsiasi dono diverso dal denaro, conclude Waldfogel, è al di sotto delle curve di ottimizzazione.
L’economia se lo merita davvero l’appellativo di scienza triste, chi non preferisce correre il rischio di sbagliare regalo piuttosto che rinunciare al piacere di consegnare un bel pacchetto confezionato con carta lucida, nastri e fiocchi?
Nell’analisi del professore di Yale c’è anche qualcos’altro: i regali più efficienti, che incontrano le aspettative del destinatario, sono quelli delle relazioni più strette. L’inefficienza tende invece ad aumentare quanto più le relazioni sono distanti o quanto più è ampia la differenza di età tra donatore e beneficiario. Quest’ultimo non è un risultato sorprendente: quasi in ogni famiglia ci sono, o ci sono stati, nonni che regalano pigiami o “cose utili” a nipoti digitali. Molti di loro, rassegnati al “digital divide”, raggiungono senza saperlo l’efficienza allocativa consegnando ai nipoti buste con denaro e un biglietto, “compra quello che vuoi”.
Certamente non hanno seguito le ragioni economiche, ma quelle del cuore, Della e Jim, i giovani poverissimi sposi, protagonisti della commovente storia dello scrittore americano O. Henry che L’Alpha e il Beta ha già incontrato nel passato. Tutto ciò che aveva Della era un dollaro e ottantasette cents, il giorno dopo sarebbe stato Natale, si sarebbe presentata senza il regalo per il suo Jim.
“Non c’era altro da fare che lasciarsi cadere sul nudo letto e mettersi a urlare. E così appunto si comportò Della, e ciò vale a stimolare la riflessione che la vita è fatta di singhiozzi, sospiri e sorrisi, con una certa preponderanza di sospiri” scrive O. Henry.
Nello spoglio appartamento affittato a otto dollari alla settimana c’erano due cose di gran valore di cui Della e Jim erano orgogliosi: “uno era l’orologio d’oro di Jim, che era stato di suo padre e del padre di suo padre. L’altro era la chioma di Della. Se la regina di Saba avesse abitato nell’appartamento di fronte, Della avrebbe lasciato pendere i capelli alla finestra per asciugarli, soltanto per fare invidia ai gioielli e ai doni di Sua Maestà”.
In quella Vigilia di Natale quel dollaro e ottantasette cents non smetteva di tormentare Della, come poteva presentarsi a mani vuote il giorno di Natale!
Della prese una decisione, scese in strada, entrò in un negozio di confezionamento di parrucche e vendette la sua bellissima chioma per 20 dollari. Una bella sommetta, sufficiente per “una catenella per orologio, da taschino, in platino, di casto e semplice disegno … non appena l’ebbe vista, ella seppe che spettava a Jim. Era come lui, pregio e semplicità”.
Tornò a casa, impaziente di vedere la faccia del marito davanti alla sorpresa. Certo, la prima sorpresa sarebbe stata nel vederla in quelle condizioni, con una “testa coperta di ricci fitti e minuti, che la facevano del tutto somigliante a uno scolaretto scapestrato; considerò la propria immagine allo specchio, a lungo, minutamente, e con occhio critico. ‘Se Jim non mi uccide prima di darmi una seconda occhiata’ si disse ‘dirà che sembro una corista di Coney Island. Ma che potevo fare, ahimè, che potevo fare con un dollaro e ottantasette cents?’”.
L’espressione di Jim, quando rientrò a casa “non era ira, né sorpresa, né biasimo, né orrore, né alcun altro sentimento che ella avesse previsto. La guardava con occhi fissi e intenti”. Era sconcertato, la sua amata Della gli stava dicendo che aveva venduto i suoi splendidi capelli per potergli comprare un regalo.
“Non fraintendermi” le disse “non penso che un taglio di capelli o una rasatura o uno sciampo possano rendere meno bella la mia ragazza. Ma se vorrai aprire quel pacchetto, capirai perché mi hai fatto restare senza fiato. Candide dita e agili lacerarono corda e carta. E poi un estatico grido di gioia; e poi, ahimè, un subitaneo femmineo insorgere di lacrime e gemiti, che imposero l’immediato intervento di tutti i poteri consolatori del signore della dimora. Giacché lì stavano i Pettini, tutta intera la serie dei pettini da porre sulla nuca e ai lati, che Della aveva a lungo vagheggiato in una vetrina di Broadway. Splendidi pettini, puro guscio di tartaruga con orli ingioiellati: e per l’appunto della tinta che si accordava alla splendida chioma svanita.
Erano pettini di pregio, ella lo sapeva, nel cuore li aveva bramati ed anelati senza alcuna speranza di possesso. Ora erano suoi, ma le trecce che dovevano adornarsi degli agognati ornamenti erano scomparse”.
Fu poi il turno di Della, che consegnò a Jim il suo pacchetto, la magnifica catena per l’orologio.
“Della” le disse Jim commosso “mettiamo via i nostri regali di Natale per un po’ di tempo. Sono troppo belli per usarli subito. Io ho venduto l’orologio per comprarti i pettini”.
Che bella storia di inefficienza allocativa, che commovente lezione di generosità e di indifferenza verso le ottimalità delle curve!
La generosità antieconomica di Della e Jim si dimostra più saggia di qualsiasi modello teorico. È un peccato non parlare più spesso dell’economia del dono, l’economia è dentro la società e l’uomo economico dei modelli (un “idiota sociale” per Amartya Sen) è per fortuna anche un uomo generoso, etico,sociale, un uomo di relazioni.
“Vi ho goffamente raccontato la povera cronaca di due sciocchi bambini” conclude O. Henry “che senza saggezza sacrificarono l’uno per l’altro i più grandi tesori della loro casa. Ma si dica un’ultima parola ai saggi dei nostri giorni: di tutti coloro che fanno doni, quei due furono i più saggi. Di tutti coloro che ricevono e fanno doni, questi sono i più saggi. Dovunque e sempre essi sono i più saggi. Sono loro i re Magi”.
Buon Natale a tutte e a tutti, L’Alpha e il Beta torna a gennaio!
Fonte: InvestmentWorld.it
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