Benetti Carlo GAM

GAM : Adelante Pedro, con juicio

GAM : “Le parole sono importanti!”.  La frase, iconica, la esclama Nanni Moretti seduto sul bordo della piscina mentre schiaffeggia la giornalista, colpevole secondo lui di scelte linguistiche impudenti, perché “chi parla male pensa male”.

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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR


Le parole sono importanti, definiscono noi e gli altri, consentono di comunicare in modo complesso, di elaborare concetti ed esprimere emozioni. Le parole assumono significati diversi nei diversi contesti in cui vengono incastonate: “emergenza climatica” comunica una maggiore impellenza all’azione rispetto al più neutro “cambiamento climatico” e c’è differenza sostanziale nel preferire il termine “rifugiato“ rispetto a “clandestino”.

“I love your majesty according to my bond” dice Cordelia a suo padre, il re Lear. Il “bond” di Shakespeare esprime il vincolo che lega la figlia al padre ma in altri contesti, ad esempio in questa newsletter, è molto probabile che “bond” si riferisca alle obbligazioni dei mercati finanziari (“bond” è comunque il vincolo che lega il debitore-emittente al creditore).

Nell’attesa riunione settembrina, la Federal Reserve ha disposto il taglio dei tassi di mezzo punto, ha dato inizio al ciclo espansivo della politica monetaria con il botto: i tassi sono scesi all’intervallo di 4,75% – 5%, con l’inflazione che si stabilizza lentamente verso l’obiettivo del 2%.

Una mossa ardita, i precedenti tagli di mezzo punto vennero effettuati nell’ottobre 2008 e nel marzo 2020, quando i mercati, e il mondo, erano alle prese con questioni decisamente più critiche. L’ardimento dei banchieri di palazzo Eccles solleva anche qualche dubbio sulla implicita ammissione di ritardo nella reazione, in questo caso il taglio comprenderebbe i venticinque punti non decisi a luglio.

Solleva anche dubbi sulle reali condizioni di salute dell’economia americana: c’è contraddizione nel racconto di una economia forte e di un mercato del lavoro tonico, un taglio di mezzo punto e il diniego di essere indietro rispetto alla curva. Come dicevamo la settimana scorsa, i banchieri centrali non hanno più paura dell’inflazione ma temono il rallentamento dell’economia, l’atterraggio duro.

Adelante Pedro, ma con juicio. La proverbiale prudenza del cancelliere Ferrer vale per i membri del FOMC e vale parimenti per gli analisti, alcuni di loro a fronte del taglio e dell’avvio del ciclo espansivo parlano di cambio di paradigma. Ma se le parole sono importanti, allora parlare di cambio di paradigma è eccessivo, non cambia quell’“insieme di convinzioni, valori, consuetudini e pratiche che regolano comportamenti e il modo di ragionare” che costituiscono un paradigma.

Per Thomas Kuhn la “cornice concettuale all’interno della quale si sviluppa la scienza” è tutt’altro che statica ma il suo superamento non è mai né immediato né semplice, per mettere in dubbio e superare il paradigma esistente servono tempo e nuove evidenze. Sono stati cambi di paradigma il passaggio dal sistema tolemaico a quello copernicano, o la meccanica quantistica che supera la fisica di Newton. Nella storia economica sono stati cambi di paradigma le rivoluzioni industriali, l’introduzione dell’elettricità, la rivoluzione del silicio o, in questo nostro tempo, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa.

Non sta accadendo nulla di così dirompente, quello della banca centrale americana è un cambio di passo, non c’è alcun cambiamento nel modo di pensare o di comportarsi degli operatori. Siamo a un passaggio di fase che esige attenzione e, proprio perché anche i banchieri centrali sbagliano, è sempre utile (e divertente) ricordare la definizione che Jason Zweig offre dei responsabili delle politiche monetarie: “un gruppo di economisti che credono che le loro previsioni attuali si riveleranno accurate anche se le loro previsioni passate sono state inaffidabili, che le loro politiche attuali avranno successo anche se le loro politiche passate hanno fallito …”.

Avanti “con juicio”: le condizioni dell’economia americana sono buone, il mercato del lavoro registra il tasso di disoccupazione ai valori più bassi degli ultimi trent’anni, la fiducia, misurata dal sondaggio dell’Università del Michigan, continua a salire dall’estate 2022. Continua a crescere anche il Pil: gli economisti del sondaggio condotto da Bloomberg esprimono un consenso favorevole alla crescita dell’economia degli Stati Uniti: +2,3% per il 2024, +1,8% per il 2025 (la scorsa settimana L’Alpha e il Beta ricordava le conclusioni molto simili del sondaggio del FT-Chicago Booth).

Il rallentamento controllato e le valutazioni tirate del settore tecnologico hanno restituito dignità agli altri settori che negli ultimi mesi hanno recuperato terreno. L’indice S&P 500 “equal weighted”, che pesa nello stesso modo le cinquecento società dell’indice senza tener conto delle diverse capitalizzazioni, ha ripreso vigore e negli ultimi tre mesi si è comportato meglio del più nobile cugino in cui il peso delle capitalizzazioni “pesa”.

Il cambio di passo della Fed è vento nelle vele dell’economia: il costo del denaro sempre più conveniente sarà un incoraggiamento agli investimenti delle imprese e ai consumi delle famiglie. Tra i beneficiari del ciclo di allentamento ci sono anche i titoli a media capitalizzazione, un segmento che contribuisce con efficienza alla diversificazione del portafoglio azionario.

L’indice delle “mid-cap” è meno condizionato dalle società della tecnologia (presenti per circa il 12% rispetto a circa un terzo dello S&P 500), le valutazioni sono a sconto rispetto alle “large cap” e mostrano un rendimento effettivo degli utili a termine di oltre un punto superiore a quello dell’indice principale.

Fortemente orientate all’economia domestica, le “mid cap” approfittano in generale delle condizioni dell’economia americana e in particolare dei programmi promossi dall’amministrazione Biden, il CHIPS & Science Act e l’Inflation Reduction Act.

Nell’agosto 2022 il CHIPS & Science Act ha stanziato circa 280 miliardi di dollari di finanziamenti alla ricerca e produzione negli Stati Uniti di semiconduttori, con l’obiettivo di rafforzare le catene di approvvigionamento interne e attenuare la dipendenza dalla Cina. Pochi giorni dopo venne promulgato l’IRA, una legge che raccoglierà 738 miliardi di dollari dalla riforma fiscale e dalla riforma dei farmaci e che autorizza una spesa di quasi novecento miliardi di dollari per investimenti nella transizione energetica.

Le attese dei futuri tagli scontano il rallentamento controllato dell’economia americana e l’inflazione in lenta discesa che, però, resta soggetta a possibili aumenti in funzione delle scelte economiche della nuova amministrazione. Il futuro presidente dovrà muoversi in un sentiero stretto da una parte dal deficit, proiettato oltre il 6% nei prossimi anni, e il debito federale dall’altra, superiore al 120% del PIL e il cui servizio annuale salirà l’anno prossimo a mille miliardi di dollari. Una volta terminate le elezioni dovremo tener d’occhio le eventuali misure protezionistiche e le decisioni sul fisco.

Il dollaro potrebbe cedere un po’ di terreno nell’ipotesi che la divergenza nei rendimenti a breve termine tra gli Stati Uniti e il resto del mondo “continui a ridursi in modo sostanziale, a prescindere dai livelli esatti dei tassi” scrive Ralph Gasser di GAM Investments, con conseguente diminuzione dei costi della copertura in dollari.

Il buon tono dell’economia e lo scenario del rallentamento controllato non muovono il mercato del credito, il rischio resta limitato e gli spread ancora stretti mentre restano ampi (e remunerativi) nei Cat Bond in virtù di dinamiche specifiche dell’asset class, non legate al ciclo economico (squilibrio tra domanda e offerta).

Il Dizionario Finanziario di Zweig ricorda che anche i banchieri centrali sbagliano: non sappiamo se le condizioni attuali dell’economia americana saranno altrettanto buone nei prossimi mesi, il ciclo restrittivo del 2022-2023 sarà ricordato soprattutto per i quattro aumenti consecutivi di settantacinque punti base, un’asprezza che non sembra aver davvero colpito l’economia americana, almeno fino ad oggi.

Ma proprio perché siamo in un territorio inesplorato, adelante, ma con juicio.

Fonte: InvestmentWorld.it


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