Benetti Carlo GAM

GAM : Diversificare i portafogli come forma di protezione contro l’illusione di sapere

GAM : L’economia e i mercati raramente reagiscono alla violenza, che spesso è circoscritta, reagiscono invece all’incertezza, che è sistemica.

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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM


E sui mercati finanziari l’incertezza ha sempre un prezzo.

Possiamo costruire scenari sul prezzo del petrolio tra sei mesi, attribuire probabilità, stimare intervalli di confidenza. Ma l’esito di un conflitto, la durata di una crisi geopolitica, l’evoluzione diplomatica o la tenuta politica degli attori coinvolti appartengono alla sfera dell’incertezza “knightiana” non del rischio misurabile (Frank Knight nel 1921 distinse il rischio, misurabile, dall’incertezza).

La distinzione tra rischio misurabile e incertezza ha implicazioni concrete per le scelte di investimento.

In presenza di rischio stimabile, la risposta razionale è il dimensionamento delle esposizioni in funzione della probabilità. In presenza di incertezza radicale, invece, la risposta razionale è la diversificazione, la liquidità come riserva di opportunità, la pazienza intesa come scelta attiva, non come inerzia.

Oggi l’epicentro dell’incertezza è lo Stretto di Hormuz. Quel nastro di mare stretto tra la penisola arabica e le coste iraniane è un crocevia strategico delle rotte dell’energia, da lì transita un quinto dell’offerta globale di petrolio. Per mercanti e marinai raggiungere lo stretto significava la salvezza, era il “porto sicuro” dopo la traversata dell’oceano.

Il “porto sicuro” è quello che cercano i risparmiatori nei momenti più tumultuosi dei mercati.

La relazione tra mercati e guerra è complessa ma presenta schemi ricorrenti. Nel breve periodo, i conflitti generano volatilità e avversione al rischio: l’incertezza contagia le aspettative, frena gli investimenti, aumenta il premio per il rischio. Tuttavia, la storia mostra che i ribassi raramente sono catastrofici, anche quelli più significativi tendono a essere riassorbiti in tempi relativamente brevi: sono queste le conclusioni di uno studio di LPL Research che ha preso in esame due dozzine di eventi geopolitici, dall’invasione della Francia nel maggio del 1940 a oggi.

Non di tratta di leggi scritte sulla pietra ma di una regolarità statistica che vale la pena conoscere prima di prendere decisioni drastiche sul portafoglio.

L’ultimo sondaggio che Bank of America conduce con regolarità tra i fund manager segnala un peggioramento del sentiment: le preoccupazioni per l’inflazione e per il contesto politico, indicato dal 37% come principale rischio di coda, hanno preso il sopravvento sull’ottimismo dei mesi precedenti. Le aspettative sui tassi sono state riviste e la quota di liquidità, salita al 4,3%, registra l’incremento mensile più marcato dal 2020. Ciò nonostante, lo scenario prevalente resta relativamente costruttivo: solo il 5% degli intervistati prevede un “hard landing”, il 46% si attende un “no landing” e il 44% un atterraggio morbido.

Nel corso della sua conferenza stampa, Jerome Powell ha pronunciato la parola “incertezza” tredici volte, una conferma che alla Federal Reserve sanno benissimo dove si annidano i maggiori rischi, ma non sanno con quanta forza e per quanto tempo soffieranno i venti contrari. Il contesto geopolitico espone la banca centrale allo scenario più insidioso, quello della stagflazione: prezzi in aumento accompagnati da un rallentamento dell’attività economica, con i primi segnali di indebolimento anche nel mercato del lavoro. È una condizione critica perché mette in tensione i due pilastri del mandato della Fed, stabilità dei prezzi e piena occupazione, che finiscono per muoversi in direzioni opposte, riducendo così l’efficacia degli strumenti di politica monetaria tradizionale.

Un ulteriore elemento di incertezza è il cambio al vertice ormai prossimo: il mandato di Jerome Powell scade a maggio e il candidato di Trump, Kevin Warsh, dovrà gestire la transizione in un momento di shock geopolitico; la sua possibile migliore disposizione ai voleri della Casa Bianca aggiungerebbe un ulteriore fattore di imprevedibilità.

Dopo la Fed, è stato il turno della Banca Centrale Europea, anche a Francoforte hanno deciso di mantenere i tassi invariati: al 2% sui depositi, al 2,15% sulle maggiori operazioni di rifinanziamento.

Entrambe le banche centrali hanno scelto l’inazione più per l’incertezza sul prossimo futuro che per un convincimento fondato sulle condizioni del ciclo economico. I mercati hanno reagito al ribasso non tanto per le decisioni, attese e scontate nei prezzi, ma per quanto hanno letto nella filigrana delle dichiarazioni: il taglio dei tassi atteso a giugno è probabilmente sfumato, le aspettative sui tassi vengono riviste e riprezzate.

Ma come si traduce la complessità dello scenario in scelte concrete di asset allocation?

Nessuna singola asset class è in grado di offrire protezione sempre e in ogni scenario. Nemmeno l’oro, che pure conserva valore nel lunghissimo periodo, garantisce difesa costante in orizzonti più brevi. Funziona bene nelle fasi di shock e perdita di fiducia, meno in altri contesti.

Non sempre l’oro è stato la miglior difesa dall’inflazione.

Agli investitori andò bene tra il 1973 e il 1979, il valore dell’oro crebbe del 35% distanziando l’inflazione che correva a quasi il nove percento all’anno. Il gioco si interruppe negli anni successivi, tra il 1980 e il 1984 l’oro perse circa il dieci percento mentre l’inflazione media annua si aggirava a 6,5%. Lo stesso tra il 1988 e il 1991, il prezzo dell’oro diminuiva e l’inflazione correva al 4,6%.

Il vero porto sicuro è un portafoglio ampiamente diversificato, costruito con disciplina, coerente con gli obiettivi di lungo periodo.

In condizioni di incertezza radicale, il metodo vale più degli scenari, utili per strutturare il pensiero, ma rischiano di illuderci di conoscere il futuro quando in realtà stiamo solo descrivendo i nostri bias cognitivi.

Non possiamo sapere come evolverà il conflitto. Possiamo però costruire portafogli robusti a più esiti possibili invece che ottimizzati per uno solo. La diversificazione, in questo senso, non è una rinuncia al rendimento, ma una forma di protezione contro l’illusione di sapere.

La regola aurea è evitare reazioni emotive. Le crisi geopolitiche spingono all’azione impulsiva, ma spesso è proprio lì che si commettono gli errori più costosi. Diversificare con consapevolezza e mantenere una quota di liquidità non per paura, ma per cogliere opportunità quando si presentano.

Infine, la regola più importante: restare fedeli al proprio metodo di investimento. I mercati possono restare irrazionali più a lungo di quanto un investitore possa restare solvente ricordava Keynes, che fu un grande economista e un diavolo di investitore.

La risposta non è fuggire dall’incertezza, ma attraversarla con disciplina.

Fonte: InvestmentWorld.it


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