GAM : L’assalto all’auditorium di Mosca, poi l’attacco a Damasco che fa temere la regionalizzazione di quel conflitto, due eventi che hanno alzato ulteriormente le tensioni internazionali.
A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR
In queste stesse settimane, i mercati mettono a segno nuovi massimi, una divergenza che fa risaltare la complessità di questo periodo, indecifrabile e imprevedibile, fase di adattamento che richiederà tempo. Abbiamo superato la deflazione e siamo alle prese con l’inflazione, si parla di reshoring dopo aver molto parlato di globalizzazione, è terminata l’era delle politiche monetarie accomodanti e dell’energia a basso costo. Grandi economie come Germania e Cina, forti importatrici di energia e pesantemente sbilanciate sull’export, devono rivedere i modelli di crescita.
Nella sua ultima riunione, la Fed ha mantenuto i tassi invariati nella forchetta 5,25%-5,5%. Evidentemente, prima di avviare il ciclo di allentamento, i membri del Comitato che governa i tassi hanno bisogno di un supplemento di fiducia nel fatto che l’inflazione si stia muovendo in modo sostenibile verso l’obiettivo del 2%.
Il grafico a pallini pubblicato dopo la riunione indica tre tagli dei tassi di un quarto di punto ciascuno per quest’anno. Invece è salita la mediana delle previsioni dei tassi per il prossimo anno, dal 3,6% della precedente previsione al 3,9%. Un fattore che dovrebbe essere visto come ribassista ma, al momento, i mercati sembrano appagati dall’aspettativa dei tre tagli quest’anno.
Il motore dell’economia americana continua a girare, in marzo il settore manifatturiero è cresciuto grazie all’aumento della produzione e alla ripresa della domanda; l’indice ISM, che rileva l’attività delle fabbriche, è salito a 50,3 dal valore di 47,8 a febbraio, per la prima volta nell’area dell’espansione dal settembre 2022.
Da ottobre 2023 è invece ininterrotta la corsa dei mercati azionari.
Con gli indici crescono anche le ansie e i dubbi sulla sostenibilità del momentum; negli Stati Uniti l’economia continua a sorprendere ma in Europa le condizioni sono molto diverse, i problemi che compromettono il modello di crescita della Germania pongono i record del Dax in una luce diversa da quella dello S&P 500.
I listini sembrano catturati dalla narrazione prevalente che presume il rientro lineare dell’inflazione, il rallentamento indolore dell’attività economica, il progressivo taglio del costo del denaro e favorevoli prospettive degli utili aziendali.
Una buona narrazione, un racconto comprensibile e avvincente, fa sempre premio su decine di pagine di considerazioni razionali ma algide, scrive Daniel Kahneman, lo psicologo premio Nobel per l’Economia scomparso il 27 marzo scorso, una ventina di giorni dopo aver compiuto il novantesimo compleanno.
Il professor Paolo Legrenzi, che di Kahneman è stato collega e amico, ha scritto sul Sole 24 Ore che il professore di Princeton era “il più grande psicologo vivente”. In effetti le ricerche di Kahneman sulla psicologia del giudizio e del processo decisionale, condotte per un buon tratto di strada assieme all’amico Amos Tversky, hanno posto le prime basi dell’economia comportamentale e delle moderne scienze comportamentali, hanno avuto una profonda influenza sulla scienza economica e dato una prospettiva diversa alla gestione degli investimenti.
Semplificando molto il primo capitolo di “Pensieri Lenti e veloci” (un libro che tutti dovrebbero leggere!), pensiamo al nostro cervello come a una macchina capace di pensieri profondi, analitici, razionali. Ma, come le macchine, questa parte del cervello va messa in moto, è un intervento che costa fatica e che si tende ad evitare quando le risposte o le conclusioni sono lì, a portata di mano, in quell’altra parte della nostra mente che non ha bisogno di essere attivata. Quest’ultima è la sede dell’intuizione, la custode della memoria delle esperienze passate, degli stereotipi, delle semplificazioni.
La parte del cervello “pigra” e analitica viene attivata per eseguire a mente un calcolo complesso o per articolare un ragionamento, la parte intuitiva è invece sempre disponibile, è quella che, ad esempio, fa riconoscere e reagire immediatamente a un pericolo.
Questa parte della nostra mente, indispensabile alla sopravvivenza, è però anche molto sensibile al fascino semplificatorio delle narrazioni, “il cervello è pigro e ama una storia avvincente che lo guidi” scrive Kahneman “abbiamo un sistema di narrazione e la coerenza della storia determina la fiducia che abbiamo in essa”.
Le scorciatoie mentali che riducono il carico cognitivo e fanno trascurare l’analisi sono definite “euristiche”, termine ostico che deriva direttamente dal greco “eurisko” (εὑρίσκω) che significa trovare, scoprire, parente stretto del celebre “Eureka!” che Archimede esclamò saltando fuori dalla tinozza. Nella psicologia sociale, il termine rimanda alle scorciatoie mentali che vengono spesso utilizzate per prendere decisioni.
In “Pensieri lenti e veloci” lo psicologo israelo-americano spiega che il più delle volte decisioni anche importanti vengono prese sulla base dei ricordi, di quello che vediamo o che abbiamo sottomano, trascurando tutte le altre informazioni, presenti ma non immediatamente disponibili.
Le basi della finanza comportamentale vennero poste nel 1974, con un articolo nel quale Daniel Kahneman e Amos Tversky presentarono le tre principali euristiche che condizionano il processo decisionale, le euristiche del giudizio.
La prima “euristica” è la Rappresentatività, la tendenza degli individui a farsi un’idea sulla base di somiglianze con stereotipi esistenti, una “scorciatoia” che fa però trascurare le statistiche e i fattori di probabilità. La seconda “scorciatoia mentale” è la Disponibilità, la tendenza a dare maggior importanza a ciò che viene in mente come prima cosa, le idee e i concetti “più disponibili” al pensiero cosciente. Anche in questo caso l’insidia è quella di ignorare la maggiore affidabilità dei dati e delle statistiche. L’ultima euristica descritta da Kahneman e Tversky è l’Ancoraggio, la fatica di fare stime o valutazioni senza allontanarsi da valori iniziali, anche quando tali valori sono sbagliati o fuorvianti.
Le intuizioni presentate nell’articolo del 1974 sarebbero state poi state riprese e formalizzate nella più ampia “Teoria del Prospetto” del 1979, che valse a Daniel Kahneman il premio Nobel per l’Economia nel 2002 (Tversky era scomparso nel 1996).
La conoscenza e il controllo di queste insidie cognitive, o bias, è la precondizione per assumere decisioni finanziarie corrette, il controllo delle emozioni è tanto più efficace se si confrontano le proprie idee con un esperto di fiducia, figura “terza” da interporre tra le emozioni e le decisioni di investimento.
Un criterio “universale” nell’approccio alle scelte di investimento è l’analisi rigorosa delle valutazioni, a maggior ragione in una fase come questa, segnata dal premio al rischio ai minimi storici, dalla forte concentrazione delle performance, dal pronunciato rischio politico.
I recenti dati macroeconomici confortano l’ottimismo del mercato, il periodico sondaggio di Bank of America presso un ampio campione di gestori misura in marzo un aumento del “sentiment” positivo, è il livello di “rialzismo” più alto dal gennaio 2022 (4,6 da 4,3 in febbraio).
Il sondaggio rileva l’aumento della percentuale dei gestori con sovrappeso nell’allocazione azionaria; scende la percentuale di chi prevede l’atterraggio morbido (62% rispetto a 65% in febbraio) e aumenta il numero di coloro che scommettono sul “no landing”, sul “non atterraggio” dell’economia americana (23% dal 19% di febbraio).
Nelle scorse settimane “L’Alpha e il Beta” ha ricordato più volte di non trascurare i possibili rischi di coda, costituiti principalmente dall’inflazione e dall’evoluzione dello scenario politico, e costruire l’allocazione di portafoglio diversificando le fonti di rischio.
Il ricordo di Daniel Kahneman, del suo lascito intellettuale e delle insidie dei bias cognitivi, è utile a conservare la consapevolezza storica: in tempi di sconvolgimenti geopolitici imprevedibili e inediti, è forte la tentazione di trovare l’orientamento con il ricorso alle scorciatoie mentali, le euristiche. Tra le insidie maggiori, lo ricorda spesso l’amico Legrenzi nel suo appuntamento settimanale “I soldi in testa”, l’eccessiva sicurezza nelle proprie opinioni e nel proprio giudizio.
“Le persone giudicano la probabilità di un evento sulla base di quanto sia facile immaginarselo o richiamarlo alla memoria” scrive Paolo Legrenzi nel ricordo di Kahneman sul Sole 24 Ore “una tendenza fuorviante che conduce a distorsioni sistematiche nei giudizi”.
Dovremmo sempre ricordare che le esperienze “disponibili” o i valori di ancoraggio non sono affidabili, le esperienze del passato non aiutano quando si vivono tempi inediti; in condizioni imprevedibili e cangianti si dovrebbe apprezzare il valore della gestione attiva e della flessibilità, Darwin ha dimostrato che non sopravvive il più forte ma chi dimostra maggiore capacità di adattamento.
“Siamo ciechi davanti alla nostra cecità. Abbiamo ben poca idea di quanto poco sappiamo. Non siamo progettati per sapere quanto poco sappiamo”. Parole di Daniel Kahneman che dovremmo sempre ricordare.
Fonte: InvestmentWorld.it
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