GAM : Per definizione, i gestori di portafoglio sono ottimisti.
A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR
“L’ottimismo è il profumo della vita” diceva Tonino Guerra in una vecchia pubblicità, aveva buon diritto a dirlo, lui che nel campo di prigionia in Germania teneva alto il morale dei compagni scrivendo e recitando poesie in dialetto romagnolo.
Dopo la guerra quelle poesie vennero lette e apprezzate da Carlo Bo, poi pubblicate nella raccolta “I Scarabocc”.
Con ispirazione molto diversa, l’ottimismo radicale dei gestori deriva da un atteggiamento fiducioso nei confronti delle prospettive di mercato e delle potenzialità dei portafogli loro affidati. La mentalità del gestore è di per sé anti-catastrofista, respinge le letture apocalittiche, colloca i dati negativi nei contesti appropriati.
Soprattutto, l’ottimismo radicale dei gestori fonda nel convincimento che nel lungo periodo i fondamentali hanno sempre prevalso sulla volatilità e le paure, credono nella capacità di ripresa delle economie, nella loro resilienza ad assorbire le crisi. Le fasi rialziste, storicamente, sono superiori alle fasi di correzione, i capitali pazienti vengono sempre premiati.
Ottimismo e pessimismo, rialzismo e ribassismo, sono lo Yin e lo Yang dei mercati finanziari ed entrano in gioco anche in questo Inauguration Day, avvio della seconda presidenza di Donald Trump e inizio di un nuovo ciclo politico segnato da profonda incertezza.
La settimana scorsa L’Alpha e il Beta ricordava un sondaggio del Financial Times in cui al pessimismo degli economisti, preoccupati per le conseguenze delle azioni su tasse, immigrazione, deregulation, faceva da controcanto l’ottimismo degli analisti e degli operatori: dopotutto, nei quattro anni del primo mandato l’indice S&P 500 aveva messo a segno una performance di quasi il 68%.
L’elezione di Trump è stata l’evento epifanico che attesta la fragilità della condizione delle democrazie occidentali, attraversate dalle suggestioni del nazionalismo (che negli Stati Uniti assumono i tratti dell’isolazionismo) e dell’autoritarismo: nelle pubbliche opinioni guadagna favore l’idea delle leadership autoritarie (cosa ben diversa da autorevoli) perché semplificano la vita, dispensano dalla responsabilità della cittadinanza attiva, della partecipazione, delle scelte.
Il segno zodiacale del nuovo ciclo politico è “America First” ma l’ascendente è “tutti gli altri second”: in un mondo multipolare la dottrina Trump potrebbe però rivelarsi un pericoloso boomerang, “il tentativo di Trump di riaffermare l’egemonia americana si scontrerà con un mondo che è molto meno flessibile di quanto lui immagini”, argomenta Matias Spector su Foreign Affairs.
Sul Financial Times rincara la dose Martin Wolf che non nasconde la preoccupazione per la perdita di credibilità del sistema democratico, la minore fiducia nelle istituzioni democratiche comporta, scrive Wolf, implicazioni globali, con la qualità della democrazia sono in gioco il ruolo degli Stati Uniti nel mondo e il sistema delle loro alleanze politiche, militari, commerciali.
Tra le molte prime volte e i molti record del 47° presidente, c’è anche la novità del potere economico che diventa potere politico. Che il denaro condizioni la vita pubblica è fenomeno tutt’altro che nuovo, in America come altrove, la novità è che sono stati sollevati i veli del nascondimento, il potere economico si fa potere politico senza mediazioni, è stato spezzato il fragile equilibrio tra politica e mercato, l’erosione della democrazia tende a trasformare le persone al potere in governanti assoluti e “nessuno può essere veramente al sicuro” conclude con crudezza Wolf.
Considerazioni che non scuotono l’ottimismo, alimentato dalla promessa deregulation e dal cambio al vertice della SEC: termina la gestione “invasiva” e sgradita di Gary Gensler, arriva il più accomodante Paul Atkins, già membro della Commissione nella presidenza di George W. Bush ma, soprattutto, convinto sostenitore degli asset digitali. La deregolamentazione consentirà maggiori movimenti nelle fusioni e acquisizioni societarie, l’attenuazione dei requisiti patrimoniali per le forme di prestito ipotecario eviterà aumenti nel capitale alle banche con attività superiori a cento miliardi di dollari.
C’è ottimismo anche nel segmento del private-equity e in quella moltitudine di piccole società attive nell’intelligenza artificiale, protagoniste dell’innovazione e delle disruption provocate dall’avanzamento digitale.
Al netto delle opinioni e del sentiment, si tratta di un luogo di autentico interesse per gli investitori, sono interessanti le società attive nello sviluppo delle applicazioni AI sia l’ecosistema che le circonda: i produttori di semiconduttori, i centri dati, i fornitori di cloud, i fornitori di energia.
D’altro canto, l’eccesso di ottimismo induce a sottovalutare i rischi sistemici, le possibilità che si verifichino sorprese che cambino le condizioni e invertano le tendenze.
Agamennone, imbaldanzito dai successi militari, osò sfidare Artemide uccidendo una cerva, animale protetto dalla dea della caccia, ma venne severamente punito.
La risolutezza del re di Micene, la sua fiducia nelle proprie abilità guerresche, sono molto simili alla determinazione e propensione al rischio dei gestori di portafoglio.
La punizione che Artemide inflisse ad Agamennone, il sacrificio della figlia Ifigenia, resta monito perenne a rifuggire dalla hybris che sfida gli dei che, per noi, è l’approccio ingenuo, o semplicemente spericolato, verso il rischio.
L’eccesso di ottimismo e di fiducia in sé stessi è il bias cognitivo dell’overconfidence che può far precipitare dalla torre, ne ha trattato ampiamente l’amico Paolo Legrenzi nelle sue pubblicazioni e sul sito di GAM Italia.
Torniamo alla prosaicità delle cose di mercato. Trump ha anticipato che agirà rapidamente su molte questioni, dal commercio all’immigrazione: oggi gli analisti seguiranno con estrema attenzione il suo discorso, scrutineranno con acribia ogni sfumatura alla ricerca di conferme e indicazioni su cosa farà l’Amministrazione nelle prossime settimane, reagiranno se riconoscessero direzioni diverse da quelle già incorporate nei prezzi. Lo scopriremo da domani, oggi i mercati americani sono chiusi per il Martin Luther King Day, festa istituita nel 1983 per ricordare l’attivista e Premio Nobel per la Pace assassinato nel 1968.
Naturalmente, l’osservata speciale sarà l’inflazione: la rimodulazione delle aspettative sui tagli della Fed ha attenuato l’entusiasmo e merita particolare attenzione il mercato obbligazionario, il cambio di aspettative ha fatto salire i rendimenti del Treasury, c’è chi sconta la possibilità che all’orizzonte si profili il traguardo verso quota 6%.
La prima spinta ai rendimenti si è verificata nello scorso autunno, con i dati robusti sull’occupazione americana; la vittoria elettorale di Trump e il suo programma potenzialmente inflazionistico hanno fatto il resto, le aspettative sui tagli della Fed nel 2025 sono state immediatamente riviste. L’epicentro è negli Stati Uniti ma il movimento al rialzo dei rendimenti ha riguardato i titoli di tutte le economie avanzate, gli effetti sono stati scossoni alle borse e una pressione più forte nei paesi con maggior debito. Nel Regno Unito, il cocktail venefico di inflazione ostinata, crescita anemica e timori sulla tenuta dei conti pubblici ha fatto tornare i rendimenti ai livelli del 2008.
L’impennata dei rendimenti, che negli Stati Uniti ha portato i mutui immobiliari al 7% (non gran cosa, scrive Gillian Tett sul FT, ma dopo decenni di tassi al 3% sembra un livello intollerabile) complica il lavoro dei banchieri centrali che hanno avviato il processo di riduzione del costo del denaro.
Nell’aumento dei rendimenti dei Treasury c’è lo Yin delle attese di crescita robusta, ragione che giustifica l’ottimismo sugli utili aziendali futuri, ma c’è anche lo Yang dell’incertezza sull’inflazione, sui tassi di interesse e sul doppio deficit, federale e delle partite correnti. I rendimenti più alti aumentano i costi di finanziamento, diminuiscono i margini, rendono meno convenienti le azioni.
Nei mercati del credito gli spread sono prossimi ai valori storici. Ad esempio le obbligazioni AT1, quelle meno tutelate, convertibili in capitale azionario al verificarsi di eventi negativi, hanno rendimenti di quasi 300 punti base sopra i tassi dei titoli governativi. È pur vero che i fondamentali delle banche sono robusti ma “sappiamo anche che i mercati del credito tendono a essere ciclici. Pertanto, riteniamo che una certa cautela sia giustificata” scrivono gli amici di Atlanticomnium, Tutto sommato, la qualità del credito subordinato del settore finanziario resta elevata e i rendimenti interessanti, possiamo rimanere positivi per il futuro soprattutto nel segmento delle emissioni finanziarie, gli utili hanno beneficiato della normalizzazione dei tassi d’interesse.
Nelle strategie multi-asset flessibili, a bassa volatilità, gestite dal nostro team di Milano, considerazioni tattiche di breve termine hanno portato alla riduzione del sottopeso di duration sulla curva americana; non condividiamo il “pessimismo radicale” di coloro che vedono un peggioramento delle condizioni generali tale da immaginare il Treasury decennale al 6% ma, ciò detto, non perdiamo di vista le ragioni della cautela, l’eccezionalismo americano non basta ad attenuare la grande incertezza che circonfonde il futuro prossimo
Ricordiamoci di Agamennone che volle sfidare Artemide e … non perdiamoci di vista.
Fonte: InvestmentWorld.it
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