GAM : “Poiché sei uomo, non dire mai quel che accadrà domani; e se vedi uno felice, per quanto tempo lo sarà: veloce è il mutamento, come neppure lo scarto della mosca dalle ali distese”.
A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR
Simonide di Ceo, poeta greco del V secolo prima di Cristo, mette in guardia dalla impossibilità di prevedere il futuro, anche quello prossimo. La condizione umana è tale che nessun mortale può garantire la stabilità del benessere e del successo, condizioni che possono cessare più rapidamente dello “scarto della mosca dalle ali ben tese”. L’Alpha e il Beta ha già incontrato in passato il poeta che cantò l’impresa dei valorosi alle Termopili e la cui fama è legata più all’avarizia che al talento, il povero Simonide è infatti accompagnato sin dall’antichità dallo stigma di taccagno.
Reputazione probabilmente immeritata, non esistono testimonianze che lo attestino e dunque non sappiamo se il poeta di Ceo sia stato davvero un taccagno.
Sappiamo però che visse in una delle molte intersezioni della Storia, fu anzi un acceleratore del passaggio da un tempo in cui la ricompensa dei poeti era costituita dalla ξενία, l’ospitalità, al tempo in cui era il denaro, l’ἀργύριον, la nuova forma di remunerazione. Simonide è stato il primo poeta a chiedere di essere remunerato con il denaro, il primo a calcolare con meticolosa precisione la lunghezza e il valore monetario delle sue liriche.
Da allora il denaro continua a regolare le relazioni economiche e questo nostro tempo, come il tempo di Simonide, segna una nuova intersezione della Storia, il nazionalismo isolazionista degli Stati Uniti e il loro metodico svilimento degli organismi sovranazionali trasformano gli equilibri globali, deteriorano le relazioni diplomatiche.
Sono almeno vent’anni che si parla di un mondo “post americano” e multi-polare, ora Trump sta accelerando la trasformazione, il tramonto del secolo americano sta diventando realtà: il ciclo politico inaugurato dalla sua seconda presidenza indebolisce la qualità della democrazia negli Stati Uniti e incrina la fiducia degli alleati.
Ora che è di nuovo al comando, con idee molto più chiare rispetto al 2016, “Trump è passato rapidamente dall’essere un sintomo all’essere una causa, infrangendo ripetutamente le norme democratiche e rifiutandosi di rispettare i vincoli che le leggi e i precedenti impongono al comportamento presidenziale” scrive il premio Nobel per l’Economia Daron Acemoglu.
L’Unione Europea e la Cina stanno calibrando i prossimi passi, la prima comincia a realizzare di dover accelerare l’emancipazione dall’ombrello americano, la seconda nutre ambizioni ancora più forti alla primazia economica e tecnologica.
Il mondo sta pericolosamente scivolando verso le sfere di influenza, la dottrina “America first” considera tutti gli altri “second” e i paesi emergenti valutano quale sia il collocamento a loro più vantaggioso: con gli Stati Uniti che trasformano il soft-power in bullismo, la scelta verso il polo occidentale e la tradizione liberal democratica non è scontata e lo spettacolo che va in scena è senza precedenti, gli Stati Uniti “fanno parte del problema”, diventano volano di volatilità e incertezza.
I mercati naturalmente prezzano il rischio di instabilità procurato dalle azioni della seconda presidenza Trump, cresce la volatilità misurata dall’indice VIX, “l’indice della paura”.
Il nuovo scenario di volatilità può essere sfruttato con strategie complesse che prevedono l’impiego di opzioni (esercizio pericoloso svolto da professionisti, se ne sconsiglia l’imitazione a casa per non rischiare l’incolumità finanziaria), oppure, più semplicemente, i rischi possono essere contenuti ampliando quanto più possibile la diversificazione del portafoglio.
Con la volatilità torna il fascino dei beni rifugio come le cripto-valute e l’oro.
Le cripto-valute hanno dalla loro il favore del nuovo presidente della SEC, l’agenzia che vigila sul corretto funzionamento delle borse americane, e l’inedito di un presidente degli Stati Uniti emittente di meme-coin il cui successo è sostenuto dalla sua popolarità.
Merita di essere annotato, lo mettono in evidenza anche i colleghi del team GAM Multi-Asset di Milano nel loro ultimo video “What’s Up GAM!”, l’affievolimento della correlazione negativa tra oro e dollaro: tradizionalmente i due asset sono legati da una relazione inversa ma nelle ultime settimane dollaro e oro hanno mostrato una sorprendente correlazione positiva. L’oro è sostenuto dalle trasformazioni negli equilibri politici ed economici globali: le banche centrali dei paesi BRICS continuano ad accumulare riserve di oro e gli investitori avvertono il richiamo del bene rifugio. Il dollaro è invece rafforzato dal differenziale dei tassi e dalla crescita americana.
Le prospettive degli utili delle società USA offrono ancora argomenti convincenti agli investitori, il listino americano resta una componente importante nelle strategie azionarie globali diversificate. Detto questo, è altrettanto ragionevole affiancare alle azioni americane altre regioni: dopo aver commentato nelle scorse settimane le opportunità di investimento in Europa e in Cina, oggi è il turno della Svizzera.
In una sorta di contrappasso, il piccolo paese racchiuso tra il massiccio del Giura, l’Altopiano e le Alpi svizzere presenta una economia solida e un contesto politico di stabilità, condizione che la prima economia del mondo non sembra più garantire.
Le società svizzere, i grandi gruppi come le società a media o piccola capitalizzazione, sono sostenute da due caratteristiche fondamentali:
- la storica forza del franco ha costretto nel tempo le società a mantenere alti gli standard di produttività per conservare la competitività internazionale;
- la diversificazione dei settori e la vocazione internazionale del sistema delle imprese consentono anche alle aziende di piccole dimensioni di prosperare nei mercati globali.
Negli ultimi dieci anni la performance delle azioni svizzere è stata notevole, nella fase successiva alla crisi finanziaria globale il franco si è apprezzato e le società svizzere hanno dimostrato grande flessibilità adattando opportunamente i loro modelli di business, hanno aumentato la produttività e affinato la gamma dei prodotti.
Il mercato azionario svizzero ha tradizionalmente caratteristiche difensive, un aspetto apprezzabile nelle fasi di maggiore volatilità inoltre, mediamente, le società quotate hanno un basso livello di indebitamento rispetto ad altri mercati.
Soprattutto, il giro d’affari domestico delle società svizzere è meno del 4% e la stessa Europa rappresenta meno del 40% delle attività totali, la gran parte delle correnti di lavoro sono con il resto del mondo, soprattutto con i mercati emergenti; anche le società costituite negli ultimi decenni hanno rapidamente consolidato la loro presenza all’estero.
La diversificazione manifatturiera svizzera va dai piccoli sensori sui macchinari per i semiconduttori prodotti a Taiwan, ai compressori spediti ai cantieri navali coreani che costruiscono le navi cisterna per il GNL.
Dopo la pandemia le aziende svizzere hanno aumentato la produttività e “sono diventate più internazionali” scrive Thomas Funk di GAM Investments: “questo flusso crescente di utili può verificarsi solo quando le aziende crescono nel tempo; se fossero stagnanti, gli investitori riceverebbero solo dividendi senza vedere un forte aumento degli utili. Questo è per noi il fascino dell’investimento nelle azioni svizzere”.
Fonte: InvestmentWorld.it
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