Benetti Carlo GAM

GAM: Portafogli senza gloria

GAM: Il Giorno del Ringraziamento è il maggiore evento alimentare degli Stati Uniti.


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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR


Le statistiche dei consumi di cibo e bevande rivelano che gli acquisti per il pranzo del Thanksgiving Day sono di gran lunga superiori a quelli delle altre grandi feste, i tacchini consumati dalle famiglie americane in questo giorno si aggirano attorno ai 45 milioni, più del doppio del consumo nelle feste di Natale e Pasqua. Dodici mesi fa, le famiglie americane erano alle prese con i morsi di una inflazione non vista da quattro decenni, il costo della loro spesa per il pranzo tradizionale, tacchino, salsa di mirtilli, patate dolci, zucca, torta di noci, era del 20% più alto dell’anno prima.

Da allora le cose sono migliorate, l’inflazione ha cominciato a scendere e secondo l’American Farm Bureau Federation il costo del tacchino all’ingrosso è diminuito di oltre il 30%, l’epidemia da influenza aviaria è stata superata e le forniture si sono normalizzate. Peccato che di questa forte riduzione dei costi le famiglie americane non si siano accorte, il loro risparmio nell’acquisto del tacchino e di tutto il resto è stato attorno al 5% rispetto all’anno scorso, in ogni caso più alto del 25% in confronto ai prezzi del 2019. L’asimmetria, spiega Charlie Bilello di Creative Planning, è dovuta allo sfasamento temporale degli acquisti: temendo ulteriori rincari, i negozi al dettaglio hanno confermato i loro acquisti a inizio 2023, i prezzi al consumatore finale sono dunque ancorati al costo sopportato dal dettagliante circa nove mesi fa. “Se i prezzi all’ingrosso resteranno contenuti, nel 2024 il costo del pranzo del Ringraziamento sarà ancora più basso” commenta Bilello.

Il tacchino del Giorno del Ringraziamento è il canarino nella miniera: i nuovi costi all’ingrosso non sono ancora compiutamente entrati nel sistema, lo faranno nell’immediato futuro e gli effetti saranno il proseguimento della discesa dell’inflazione. I segnali di raffreddamento si intensificano, oltre ai dati CPI dei prezzi al consumo, in ottobre sono scesi anche i prezzi alla produzione, inferiori alle stime di consenso, sono calati i prezzi delle importazioni, nono calo consecutivo su base annua, le prime rilevazioni su novembre mostrano il proseguimento della tendenza al ribasso dell’inflazione. Anche il costo del carburante, rilevato nella media nazionale, è sui livelli più bassi dall’inizio dell’anno.

“Questo è il momento migliore per la diversificazione” scrive Charlie Bilello a conclusione del suo ragionamento. Peccato che nell’ultimo periodo i portafogli bilanciati non se la siano passata bene, sono stati “portafogli senza gloria”, per loro il 2022 è stato uno degli anni peggiori dell’ultimo decennio. L’accelerazione delle banche centrali nella rincorsa all’inflazione (da zero a 5,5% in diciotto mesi, quasi da classifica di Quattroruote) ha innescato il repricing di azioni e obbligazioni che è stato doloroso per i titoli con le valutazioni più alte, nefasto per i portafogli bilanciati. Nel film “Bastardi senza gloria” c’è una scena che nel doppiaggio in italiano perde di efficacia. Nel foyer del cinema i soldati americani infiltrati vengono presentati come attori italiani e, a sorpresa, il colonnello Landa rivela di conoscere l’italiano. Nella versione originale l’attore Christoph Waltz interrompe il dialogo in tedesco con Diane Kruger, si rivolge a loro in italiano e gli basta un breve scambio di battute per capire l’inganno. Il doppiaggio nella nostra lingua non rende pienamente la comicità e la tensione della scena, Brad Pitt e gli altri si esprimono in un improbabile siciliano e il risultato finale è una scena poco comprensibile. Eppure, nonostante la debole resa della “scena degli italiani”, l’opera di Tarantino resta un grande film anche nella versione in italiano, sorprendente e godibile.

Giudizio appropriato anche per i portafogli bilanciati, non sarà la brutta scena girata nel 2022 a diminuirne l’utilità. Ricordiamo brevemente il senso della diversificazione, un concetto controintuitivo come spiega il professor Paolo Legrenzi nelle sue Lezioni pubblicate sulle pagine social di GAM Italia: una volta individuato il farmaco più efficace, o l’abito con la giusta misura, sarebbe insensato impiegare altri farmaci o acquistare abiti di taglia diversa. Questo stesso buon senso porta a chiedersi perché disperdere risorse in strumenti di investimento diversi da quello individuato come il più performante.È la logica di Warren Buffett, apostolo dello stile “value”, per il quale la diversificazione è “l’alibi dell’ignorante”.

Buffett non ha torto naturalmente (come potrebbe, la sua storia parla per lui) ma il suo stile di investimento non è alla portata di tutte le tasche (vedi L’Alpha e il Beta del 22 maggio 2018 “Demitizziamo Warren Buffett”) e, soprattutto, l’investitore comune non è il dottor Spock, il Venusiano di Star Trek privo di emozioni. Se fossimo come il dottor Spock, i portafogli sarebbero investiti esclusivamente in azioni, l’asset class con i rendimenti superiori nel tempo. Ma, per nostra fortuna, non siamo privi di emozioni, quando nei mercati le cose girano al peggio sale la paura, la prospettiva di perdere sopravanza i buoni propositi, l’ansia prevarica la pazienza che pure sarebbe necessaria per attendere che “passi ‘a nuttata”.

“Strategie di gestione attiva creano valore nel lungo termine” scrive David Swensen che a differenza di Buffett è stato convinto sostenitore della diversificazione “ma gli investitori devono prevedere la possibilità di periodi di sottoperformance … molte strategie complesse esigono orizzonti temporali tra i tre e cinque anni, decisioni che si riveleranno efficaci nel lungo periodo possono sembrare insensate nel breve termine”. La diversificazione di strumenti e strategie è anche antidoto all’incertezza, nessuno sa quali siano le classi di attivo che si dimostreranno migliori domani e nel prossimo futuro, non sappiamo se e come proseguirà il calo dei rendimenti, l’economia americana rallenta e resta lontana dalla recessione che pure era attesa quest’anno.

L’Alpha e il Beta di poche settimane fa ricordava gli inizi incompiuti del romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e la similitudine con le molte incompiute narrazioni nei mercati finanziari. Per mesi abbiamo ripetuto il mantra “higher for longer”, ora che ci si stava acconciando al “longer”, a tassi più alti per un periodo prolungato, hanno preso il sopravvento le scommesse sull’inversione della politica monetaria.

L’inflazione negli Stati Uniti si sta avvicinando al 2%, il valore principale è al 3,2%, il valore “core” al 4% e il tasso “super-core” che oltre ad alimentari ed energia esclude i beni di prima necessità è al 2%. Il sensibile rallentamento dell’aumento dei prezzi negli Stati Uniti e nell’Eurozona ha dato il via alle nuove scommesse, la Fed è attesa ai primi tagli nel secondo trimestre del 2024, la Banca Centrale Europea ancora prima, il suo primo taglio è atteso per marzo.

Siamo dell’idea che i rendimenti continueranno a calare sull’onda dell’inflazione in discesa e del rallentamento dell’attività economica, gli effetti della politica monetaria stanno arrivando alle imprese e ai consumatori.

Prospettive che favoriscono l’esposizione alle scadenze lunghe sia nei paesi avanzati che in quelli emergenti dove l’inflazione dovrebbe calare in modo marcato grazie alla moderazione dei prezzi dei generi alimentari.

L’esposizione alla parte lunga delle curve potrà essere incrementata su ulteriori segnali di raffreddamento del mercato del lavoro negli Stati Uniti. Una prospettiva che potrebbe essere contraddetta da una crescita nei paesi G10 più resistente del previsto, da un’inflazione “vischiosa” e da un ulteriore rialzo dei rendimenti.

La flessione del 2022 ha riportato le valutazioni verso più ragionevoli livelli. Per gli investitori è occasione per ridefinire le aspettative e fare il check up ai portafogli in prossimità del nuovo anno. A pochi giorni dalla Festa del Ringraziamento vale la pena ricordare anche l’apologo del tacchino di Bertrand Russell. Il tacchino di Russel immagina il futuro sulla base dell’esperienza del passato. Tutti i giorni gli viene portato del cibo ma, da bravo tacchino esperto di logica, non salta alle conclusioni sulla base di poche osservazioni. Però con il passare del tempo le rilevazioni del tacchino si fanno sempre più robuste.

Che piova o nevichi, che faccia caldo o freddo, che sia giorno festivo o feriale, sempre una mano generosa porge puntualmente il cibo.

La logica induttivista porta il tacchino alla formulazione generale che “il cibo arriva tutti i giorni”. Poi però arriva il Giorno del Ringraziamento, la legge universale si infrange contro la realtà dell’esperienza ed è il tacchino a trasformarsi in cibo. Quando si tratta di risparmi, pensare che il passato contenga tutte le informazioni utili per il futuro vuol dire rischiare di finire come il tacchino di Russell. Stabilire regole assolute sulla base della sola esperienza pratica è fallace, molteplici osservazioni non sono sufficienti a validare una regola universale. “La pratica non è il nemico della conoscenza teorica ma il suo più valido incentivo” scrive Karl Popper.L’invito al pragmatismo di Popper ben si attaglia all’investitore di lungo termine, paziente, perseverante e, appunto, pragmatico: sa cosa fare sulla scorta di un buon corredo di informazioni e di alternative ben ponderate, resta sufficientemente sereno nella consapevolezza di aver operato nel portafoglio con saggezza e con coerenza.

Non sappiamo cosa riservi il futuro, sappiamo però che l’atteggiamento pragmatico nella costruzione e nella diversificazione del portafoglio è sempre più efficiente dell’approccio dogmatico.

Fonte: InvestmentWorld.it


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